Visione, sogno, fantasia. Torna il Festival della comunicazione di Camogli

Prendete l’agenda in mano, andate al mese di settembre e cancellate i giorni che vanno da giovedì 6 a domenica 9. Avvisate la babysitter, la fidanzata, chiamate gli amici a cui affidate il cane quando dovete partire in aereo – perché se viaggiate in macchina ve lo portate anche in Norvegia -, avvisate al lavoro e i compagni di calcetto, il personal trainer e il pizzaiolo che ogni venerdì sera vi aspetta con la tavola apparecchiata e pronta da mettere in forno la solita pizza che prendete almeno dal 2005. Dal 6 al 9 settembre sarete a Camogli, l’unico festival della comunicazione d’Italia e, fra tutti, il più visionario. Accompagnato nella sua fondazione dal compianto Umberto Eco,  quest’anno avrà come filo conduttore le visioni.

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Pro e contro Internet. Festival della comunicazione di Camogli

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CERN di Ginevra

Nel 1991 mia mamma faticava in sala parto per mettermi alla luce in uno dei tanti ospedali di Milano mentre al CERN di Ginevra un giovane ricercatore britannico definiva il protocollo http, un sistema in grado di permettere una lettura ipertestuale, non-sequenziale dei documenti. L’umanità non stava assistendo alla nascita del fuoco o della ruota, ma a un’invenzione altrettanto importante: la nascita di Internet. Quest’anno io e Internet compiamo venticinque anni. Se da una parte io sono riuscito solo a far ridere con qualche battuta alcune delle persone con cui sono venuto in contatto, dall’altra Internet ha stravolto il mondo, lo ha cambiato sia superficialmente che in profondità e uno dei mutamenti più importanti di cui è stato causa è relativo alla comunicazione, soggetta di una vera e propria rivoluzione.

La rivoluzione

Pro e contro il web

Com’è cambiata la nostra vita quotidiana? Come sono cambiati i nostri comportamenti personali? Quanto è cambiato il nostro modo di pensare e soprattutto di comunicare? Di questo e altro si parlerà alla III edizione del Festival della comunicazione di Camogli, dall’8 all’11 settembre 2016. Si è tenuta ieri la conferenza stampa di presentazione del Festival alla sede di Corso Sempione della Rai, principale media partner dell’evento. Il tema cardine sarà il world wide web, tema che era stato designato da Umberto Eco, il quale «aveva già scelto il titolo della sua Lectio Pro e contro il web» spiegano Rosangela Bonsignorio e Danco Singer. Eco «voleva, nelle giornate del festival, analizzare tutte le implicazioni sociali, culturali, politiche, educative che questa rivoluzione ha comportato. E noi – proseguono gli ideatori del festival – porteremo avanti il suo auspicio».

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Umberto Eco (foto scattata alla conferenza stampa dell’edizione 2015 del Festival)

La mostra dell’artista Tullio Pericoli su Umberto Eco

Eco, protagonista l’anno scorso della stessa conferenza stampa, lo ricordo seduto con la schiena ben appoggiata alla sedia e il tabacco da masticare ad accompagnare le sue parole. A ricordarcelo, oltre ai discorsi che ampiamente lo terranno in considerazione, sarà la mostra intitolata Quanti ritratti, caro Umberto, dell’artista Tullio Pericoli, il quale ha scoperto, pensando a questa mostra, di aver fatto quasi un centinaio di ritratti all’amico, tra disegni, copertine, schizzi e giochi. Pericoli, in conferenza stampa, ha raccontato che anni fa Eco si era tagliato la barba e, non riuscendo né a parlarci né a ritrarlo a causa dell’assenza di uno dei suoi tratti più caratteristici, ha deciso di disegnargliela con un tappo di bottiglia bruciato e trasformato in un tizzone. La mostra racconterà la storia di questo lungo sodalizio. Ecco parte dell’intervento di Pericoli alla conferenza stampa:

Da Benigni a Marco Travaglio

Innumerevoli saranno gli ospiti: ci sarà Roberto Benigni, che riceverà il primo Premio Comunicazione, l’ex magistrato Gherardo Colombo. Ci saranno tanti scrittori, come Donato Carrisi, Andrea De Carlo, Paolo Giordano e Claudio Magris. Giornalisti, tra i quali Aldo Cazzullo, Massimo Gramellini, Aldo Cazzullo, Michele Serra, Beppe Severgnini, Federico Rampini, Marco Travaglio e Piero Angela. E tante altre figure di spicco del panorama culturale italiano.

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Gherardo Colombo

A tutti gli incontri e i laboratori (che saranno tantissimi) sarà possibile partecipare gratuitamente. Altre informazioni potete trovarle sul sito http://www.festivalcomunicazione.it

 

«Nessun convegno su di me per 10 anni». Il testamento di Umberto Eco

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«Nessun convegno su di me per almeno dieci anni» ha scritto Eco nel suo testamento.

La semiologa Patrizia Violi, professoressa presso l’Università di Bologna, ha comunicato la notizia settimana scorsa durante l’inaugurazione della Sala Borsa ora intitolata a Umberto Eco. La richiesta è quella di non organizzare alcun seminario sull’attività letteraria del grande collega e letterato, scomparso il 19 febbraio.

Nessuno per il momento sembra essere contrario al desiderio dello scrittore e i colleghi dell’ateneo bolognese hanno già comunicato che non presenzieranno ad alcun convegno organizzato da altri.

Rivoluzionario fino alla fine. Arrivederci Professore

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Aveva 84 anni ma era come se ne avesse 20. Aveva ancora l’energia per non accettare che un solo gruppo controllasse tanta parte del mercato editoriale e per diventare “Capitano” della Nave di Teseo, la nuova casa editrice di Elisabetta Sgarbi, seguita in questa nuova avventura, oltre da Umberto Eco, da Sandro Veronesi, Hanif Kureishi, Tahar Ben Jelloun.

Io e Umberto Eco

Una storia breve ma intensa, almeno per me (solo per me)

Nella mia vita ho avuto la fortuna di incontrare Umberto Eco due volte. La prima in una conferenza stampa alla storica sede della Rai in Corso Sempione a Milano e la seconda all’Università degli Studi di Milano per una conferenza su Roman Jakobson.

Alla Rai presentava la nuova edizione del Festival della Comunicazione di Camogli di cui era curatore. Alla Statale raccontava invece dei suoi incontri e dei suoi dialoghi con il linguista. Non si limitava a riportare semplicemente quello che aveva letto sui libri come facevano gli altri docenti. Mi reputo una persona fortunata ad averlo incontrato.

Dal Gruppo ’63 alla Nave di Teseo

La passione per la filosofia e la cultura medievale

Ci ha lasciati Umberto Eco: un monumento della nostra storia recente. Originario di Alessandria, si laureò in filosofia nel 1954 all’Università di Torino con Luigi Pareyson con una tesi sull’estetica di San Tommaso d’Aquino, iniziando a interessarsi di filosofia e cultura medievale, interesse che l’avrebbe accompagnato per tutta la vita. Il primo libro che pubblicò fu appunto un’estensione della sua tesi di laurea, dal titolo Il problema estetico di San Tommaso (1956).

Rivoluzionare la televisione e le lettere

Già collaboratore delle più importanti testate nazionali, Umberto Eco, dopo aver vinto un concorso pubblico nel 1954, fu tra i fautori dello svecchiamento della Rai. Nel frattempo cominciò a interessarsi alle influenze dei mass media nella cultura di massa. Celebre è l’articolo del 1961 intitolato Fenomenologia di Mike Bongiorno, in cui già parlava dell’appiattimento mentale che la televisione era capace di provocare nel suo pubblico. Nel 1963 prese parte a uno degli eventi più importanti della storia letteraria italiana del secondo Novecento: il Gruppo 63. Quel gruppo di giovani rivoluzionari che presero a criticare tutti i più noti e letti scrittori contemporanei: Carlo Cassola, Giorgio Bassani e Vasco Pratolini, ironicamente definiti “Liale”, con riferimento a Liala, autrice di romanzi rosa.

Umberto Eco e il fumettoeco2

Amava Dylan Dog e Dylan Dog amava lui. Sul numero 136 Eco è entrato nella storia di uno dei più grandi fumetti italiani attraverso il personaggio Humbert Coe, che ha affiancato l’indagatore dell’incubo in un’indagine sull’origine delle lingue del mondo. Amico di Andrea Pazienza, ha scritto la prefazione ai libri di Hugo Pratt, Charles Monroe Schulz, Jules Feiffer e Raymond Peynet.

I romanzi

Solo nel 1980, a 47 anni, Eco esordì nella letteratura e di certo quel suo primo libro, “Il nome della rosa”, non passò sotto silenzio. Tra i più grandi rappresentanti del postmodernismo italiano, Eco cominciò la sua carriera letteraria con un romanzo che fece storia e che forse, in quanto a qualità, non riuscì ma più a eguagliare, nonostante l’indubbio valore dei suoi testi successivi: “Baudolino”, “Il pendolo di Foucault”, e i più recenti “Il cimitero di Praga” e “Numero zero”.

Questa breve biografia, incompleta per sua stessa essenza, vuole solo invitare ad approfondire la figura di uno degli uomini più affascinanti della nostra contemporaneità.

2016 senza pietà: addio Harper Lee e Umberto Eco

 

Le Eco.jpgCome se non bastasse la notizia della morte di Harper Lee a renderci tristi, a poche ore di distanza apprendiamo della scomparsa di un altro grande scrittore: Umberto Eco. Il 2016 pare davvero poco clemente nei confronti degli artisti, sia della musica che della letteratura.

Scriver poco ma bene

Il modo migliore per rendere omaggio a questi due giganti, oltre a pubblicare post più o meno sentiti, è quello di (ri)leggere le loro opere. La produzione della Lee è assai scarna: dopo aver vinto il Pulitzer con il celeberrimo “Il buio oltre la siepe“, si ritirò ben presto a vita privata. Solo 2015 è stato pubblicato “Va’, metti una sentinella” considerato una corta di sequel del suo capolavoro, sebbene l’autrice abbia dichiarato di averlo scritto prima del precedente. La pubblicazione fu accompagnata da un mare di polemiche, legate ai diritti. Pare infatti che la Lee, da tempo malata, non fosse pienamente in grado di intendere e volere.

Scriver tanto e scriver bene

Ben più vasta la produzione di Umberto Eco, filosofo e semiologo, oltre che apprezzatissimo scrittore. La sua opera più famosa è certamente “Il nome della rosa“, ma ricordiamo anche “Baudolino”, “Il pendolo di Foucault”, oltre ai più recenti “Il cimitero di Praga” e “Numero zero”, la sua ultima pubblicazione.