Una piscina, 90 milioni di dollari e Stefano Benni

Novanta milioni di dollari è il valore più alto attribuito a un’opera d’arte appartenente a un pittore vivente. Quest’opera si chiama Portrait of an Artist (Pool with two figures) ed è stata realizzata nel 1972 dall’allora trentacinquenne David Hockney. La notizia è sulle pagine di tutti i giornali (vedi Il Post, The Guardian e Il Corriere della Serae non nascondo che è solo questo il motivo per cui ne sono a conoscenza. Non ho letto alcuna critica, né descrizione, né interpretazione del quadro, per non contaminare l’immediata, personalissima, sensazione che quel dipinto ha suscitato dentro di me. D’altronde che cos’è, se non questo, l’arte contemporanea? Che cos’è se non interpretazioni, sinestesie, scambi di sensazioni tra noi, l’arte e l’artista?

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Stefano Benni, “Sento che c’è una storia che vuole iniziare”

Dal rocambolesco mondo di Stefano Benni arriva un nuovo libro, “La bottiglia magica”. Pin e Alina si incontrano grazie a una bottiglia che lei ha lasciato viaggiare per mare. I due destini si intrecciano tra fughe e strambi incontri, per lottare contro l’estinzione della fantasia. La storia, molto educativa, tende a far viaggiare con l’immaginazione, la migliore difesa della felicità.

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La meraviglia? Un sederone e un lieve difetto al cuore. “Margherita Dolcevita” di Stefano Benni

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Un sederone chiuso in una salopette di jeans e un lieve difetto al cuore hanno fatto di Margherita Dolcevita il personaggio letterario più importante dei miei sedici anni. La sua vitalità mi ha insegnato a vivere nella semplicità, ad amare la natura e a desiderare profondamente un cane simile al suo, Pisolo – tanto da riuscire a convincere mio papà a prenderne uno.

La perfezione di Labella

Io e Margherita abbiamo visto il consumismo esplodere da un giorno all’altro, dopo l’affissione di un cartello dalla scritta “Lavori in corso”. Abbiamo identificato in Labella, la nuova ragazzina della casa accanto, la protagonista di uno spot pubblicitario dalla vita perfetta, dalla famiglia perfetta e persino dall’erba del giardino perfetta (certo, perché finta). Abbiamo visto il mondo cambiare, la luce della luna e delle stelle spegnersi dietro a un palazzo ingombrante:

“Sono andata a letto e le stelle non c’erano più. Ho pulito per bene il vetro della finestra, ma niente da fare. Erano sparite. Era sparita Sirio e Venere e Carmilla e Altazor. E anche Mab e Zelda e Bacbuc e Dandelion e la costellazione del Tacchino e la Croce di Lennon”

Armi e bombette

Mentre la gente decideva di rincitrullirsi davanti alla televisione…SBAM! Trovavamo un’uscita da un garage pieno di bombette e armi, correndo dentro a una nuvola di acari lasciata dall’amica immaginaria di Margherita, la Bambina di polvere. La realtà non riuscirà mai più a cambiare. Troppo tardi è sperare che tutto torni come prima: la società non è altro che un clacson di un’auto in sosta.

La pecora si fa pantera. “Chichilaki” di Stefano Benni

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È arrivata la primavera, e io ripenso al natale.

Non è una scelta ricercata la mia, è semplicemente una concatenazione di fatti che, sempre, mi porta a camminare controcorrente, a disturbare il traffico dei pedoni grigi che nuotano nel mare in una e una sola direzione.

Quindi oggi, mentre tutti cercano i gelsomini in fiore, io me ne vado in giro a ripararmi dal sole con la sciarpa e a guardare le finestre di quelli che, come me, vivono a testa in giù e mostrano fieri i propri chichilaki con cordini rossi, dietro le finestre dove i pollini cadono innevando i marciapiedi.

Le poesie del Lupo

Una faccia buffa

Il chichilaki è originariamente un albero di Natale tipico della Georgia – ehi tu, distratto! Non lo stato americano, ma quello a sinistra del mar nero – che si fa sfogliando i rami di nocciolo. L’albero ha una faccia buffa e impalata con la capigliatura di una vecchia strega. Ma il Chichilaki di cui vi parlo io è un’eco natalizia, un ululato tenace dell’unico Lupo di cultura, Stefano Benni.

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Sentimenti dal sapore vero

Si tratta di una raccolta di poesie scorrevoli, all’apparenza leggere. Come un albero, un chichilaki appunto, i componimenti si conciano a festa una dietro l’altro per andare a smascherare quello che è il significato simbolico di una pianta, la vita. E appunto di vita si parla, di sentimenti disincantati dal sapore vero, quotidiano. La passione diventa un’ossessione dura, lontana dal potersi dire amore. L’invito è quello di imparare ad apprezzare «il poco, il meno il non abbastanza».

La pecora si fa pantera

Si legge anche di una pecora nera che diventa pantera nera e grida vendetta, di un inno alle lettere al contrario e all’alfabeto dei numeri, della fatica, che è il percorso dell’esistenza, e il ritorno alla fanciullezza dell’amore fraterno. Benni non smette di esplorare l’universo delle stranezze umane. Insegna che l’uomo con i libri sotto braccio a volte esce di casa e non trova il mondo. Che strano, oggi il mondo è qui.

È Natale e ho ricevuto un libro di Stefano Benni da Stefano Benni.

Potete trovare Chichilaki gratuitamente sul sito web di Stefano Benni.