Quella volta che Tolstoj e Dostoevskij si trovarono nella stessa stanza

San Pietroburgo, inverno 1878. Fuori la neve, il gelo e il buio di un febbraio russo. Molti letterati, filosofi, poeti, si sono rifugiati nel caldo salotto di Soljanyj Gorodok, ammantato di arazzi di seta e quadri di Brjullov incorniciati d’oro. In fondo alla sala un ampio tavolo colmo di cibo e bevande (probabilmente liquori e vodka forte, di alta qualità). Il filosofo Vladimir Solov’ëv tiene una delle sue abituali conferenze filosofiche. Lev Tolstòj, in prima fila, nell’ angolo, si tocca nervosamente la barba, suo unico mezzo di mascheramento.

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Dalla Russia con amore

Avete presente la letteratura di viaggio? Ne siete appassionati o non è mai rientrata nella vostra libreria? È una branca antica dello scrivere, una sorta di connubio tra diario, memoir e storie di avventura. Un tempo aveva maggiormente un utilizzo  esplicativo, finalizzato a far conoscere luoghi inesplorati o popoli lontani; un tempo serviva a tracciare mappature o, quantomeno, dava senso a quegli spazi immensi che l’uomo d’occidente riusciva ben poco a comprendere e concepire; un tempo, poi, si viaggiava a piedi o con mezzi di fortuna e la lentezza diventava prerogativa dell’esperienza. Continua a leggere “Dalla Russia con amore”

Vorrei non averlo mai letto per poterlo leggere di nuovo la prima volta. “Il Maestro e Margherita” di Bulgakov

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Uno spilungone con un pince-nez crepato, un piccoletto dai capelli rossi, un grosso e grasso gatto parlante e un misterioso occultista di nome Woland: ecco come si presenta l’inatteso ensemble che porterà lo scompiglio fra l’intelighenzia moscovita staliniana.
Se poi, come in questo caso, sotto le spoglie di questi strani personaggi si nascondessero il Diavolo e i suoi aiutanti, venuti sulla terra per dare una lezione agli esponenti di una società corrotta, ipocrita e che ha fatto della delazione la sua seconda natura, il risultato non potrà che essere un grottesco e tragicomico affresco della società sovietica della prima metà del Novecento. Ma anche il diavolo ha i suoi figli e figliastri: il Maestro e Margherita. Il primo uno scrittore incompreso che si è visto rifiutare da tutti il suo romanzo, la seconda la sua amante; solo a loro due Woland sarà disposto ad accordare la pace ultraterrena.

La controversa vicenda editoriale

Scritto da Bulgakov in una decina d’anni, lasciato incompiuto e ultimato dalla moglie nel 1941,  per poi essere pubblicato postumo tra il 1966 e il 1967 a causa di un travagliato rapporto con la censura, il Maestro e Margherita è un libro meraviglioso in cui la critica sociale si copre di un’ironia sfacciata e di un sarcasmo tagliente. Il libro nasce dalla necessità dell’autore di fornire la sua visione della società Russa del tempo, dipingendo un ritratto a tinte fosche e grottesche di quella stessa società indigesta e amorale che non ha voluto dare spazio tanto all’autore quanto al suo personaggio. La critica ad una classe dirigente sempre più chiusa in sé stessa ed attenta esclusivamente ai propri interessi lascia trapelare la sensazione di abbandono, solitudine e incomprensione in cui vive la gente comune; una situazione talmente esasperata che ormai sembra poter essere scalfita solo dal Diavolo in persona.

Gli arraffoni e gli innamorati

Con una teoria di personaggi nati da una mente geniale si snoda la storia: da una parte i corrotti, gli inetti, gli arraffoni, dall’altra una coppia di amanti sfortunati, che vivono ai margini di una società che non li rappresenta, nel mezzo il Diavolo e i suoi compagni, un concentrato di ironica malvagità.

Mentre lo stavo leggendo qualcuno mi ha detto: “vorrei non averlo mai letto per poterlo leggere di nuovo la prima volta”.