Quella volta che Tolstoj e Dostoevskij si trovarono nella stessa stanza

San Pietroburgo, inverno 1878. Fuori la neve, il gelo e il buio di un febbraio russo. Molti letterati, filosofi, poeti, si sono rifugiati nel caldo salotto di Soljanyj Gorodok, ammantato di arazzi di seta e quadri di Brjullov incorniciati d’oro. In fondo alla sala un ampio tavolo colmo di cibo e bevande (probabilmente liquori e vodka forte, di alta qualità). Il filosofo Vladimir Solov’ëv tiene una delle sue abituali conferenze filosofiche. Lev Tolstòj, in prima fila, nell’ angolo, si tocca nervosamente la barba, suo unico mezzo di mascheramento.

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Valentino Zeichen, il poeta povero divenuto leggenda

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Nato a Fiume in un giorno che si è perso del 1938, Valentino Zeichen si è trovato a dover inseguire il suo paese, dopo che la sua città è stata annessa a un’altra nazione. Infatti, in seguito all’annessione di Fiume alla Jugoslavia, si è trasferito con la famiglia prima a Parma e poi a Roma, dove ha trascorso il resto della sua vita. Nella città eterna conduce un’esistenza fuori da ogni vincolo istituzionale, nell’ostinata ricerca di avventure e di incontri metropolitani: un libertino, come ha scritto Giulio Ferroni, “pronto ad assumere giocosamente su di sé i linguaggi del mondo, a riconoscere attraverso di essi l’evanescenza dell’esperienza e della cultura“. Zeichen, sempre ironico e distaccato, fragile e indifeso e al contempo costantemente sicuro di si sé, mette in versi i simulacri vuoti e inafferrabili del nostro presente, un presente che appare allo stesso tempo luminoso e inquietante, un presente che ha bisogno di ripristinare il rapporto con l’invisibile, come racconta nella poesia Viviamo in tempo di ideologie:

C’è estremo bisogno di cose Alte, c’è bisogno del senso religioso e spiritualità, di approccio mistico.

Dobbiamo ripristinare il rapporto con l’Assoluto, tornando all’Invisibile.

Dobbiamo rimettere nell’economica il rapporto con l’Invisibile.

Le opere, tra poesia e prosa

Le sue raccolte di poesia sono: Area di rigore (Cooperativa Scrittori, 1974), Ricreazione (Guanda, 1979), Pagine di gloria (Guanda, 1983), Museo interiore (Guanda, 1987), Gibilterra (Mondadori, 1991), Metafisica tascabile (Mondadori, 1997), Ogni cosa a ogni cosa ha detto addio (Fazi, 2000), Passeggiate romane (Fazi, 2004), Poesie. 1963-2003 (Mondadori, 2004), Neomarziale (Mondadori, 2006), Aforismi d’autunno (Fazi, 2010), Casa di rieducazione (Mondadori, 2011) ), Poesie 1963-2014 (Mondadori, 2014). I suoi romanzi: Tana per tutti (Lucarini, 1983), Matrigna (Il Notes Magico, 2002), Il testamento di Anita Garibaldi (Fazi, 2011).

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La grande dignità di un poeta povero

Come avete visto, Zeichen ha scritto tanto e per tanto tempo, ma ciò non gli ha sempre garantito sicurezza economica e un tetto caldo sulla testa. Il Corriere della sera ha realizzato un serivizio fotografico nel 2011 ritraendo la baracca dove ha alloggiato il poeta per un certo periodo. Ha vissuto da poeta povero con grande dignità. Come ha scritto Aurelio Picca su ilgiornale.it, Zeichen “amava studiare e discutere di storia, però sapeva che si trattava di una farsa. Erano preferibili leggenda e vita. Preferenze che garantiscono libertà e ribellione al conformismo”. Addio a una leggenda che è già entrata nelle storie della letteratura.

Vi lascio con una sua poesia, Lei.

Din, din, din;
sembravano monete
quelle che cadevano
sull’ondulato del tetto,
ti credevo ricco!
Ma erano contraffazioni;
solo pioggia e
brillanti di grandine.
Nel buio dell’estasi
mi illudevo mentre tu
rimanevi povero.
Non mi è restato che lasciarti.
Lei, da Neomarziale