Io sono Michele Mari

Sto fumando una sigaretta in attesa dell’inizio dell’incontro. Mancano dieci minuti quando arriva Michele Mari. Lo saluto. Lui si ferma. Ci conosciamo vero? Gli ricordo che ho seguito un suo corso su Alfieri all’Università e l’intervista che gli feci qualche anno fa a ridosso della finalissima del premio Campiello. Era tra i cinque finalisti ma non avrebbe vinto, anche se forse lo avrebbe meritato. È stranamente cordiale. Mi chiede di ricordargli come mi chiamo, gli dico il mio nome e mi chiede qualche informazione. Non sa bene cosa stia per fare. Mi chiede quanto deve parlare e se c’è qualcuno a introdurlo. Gli dico quel poco che so ed entra. Addosso mi lascia un accenno di sorriso che mai gli avevo visto in faccia.

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