Edoardo Albinati, “La stabilità è un mito”

Cos’è l’amore? Una forza incontrollabile che ci fa invaghire di una persona fino a perdere il senno o un legame talmente profondo da essere capace di legarci a qualcuno per tutta la vita? Tra le nostre facoltà c’è la capacità di amare una persona per sempre o la durata di una relazione dipende da sconosciute leggi alchemiche? Di questo e molto altro abbiamo parlato al Festival della Mente di Sarzana con Edoardo Albinati, che nel suo ultimo romanzo, “Un adulterio” (Rizzoli 2017), racconta una storia d’amore adulterino tra la giovane mamma Clementina e un attraente uomo di nome Eraldo, solitamente abbreviato in Erri. Albinati, vincitore nel 2016 del Premio Strega con “La scuola cattolica” (Rizzoli), ci racconta un amore passionale che porta i due personaggi su una bellissima isola del Tirreno, lontano dalle rispettive famiglie e dalla loro felice vita quotidiana.

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Premio Strega 2016. Un elogio spudorato a “La scuola cattolica” di Albinati

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L’anno scorso Nicola Lagioia ci ha colpito per la sua cruda e agghiacciante narrazione de La Ferocia, un libro che, pur eccedendo in stilismi, si è aggiudicato lo Strega con una scrittura verace dandoci in pasto una storia ‘cattiva’. Ieri, invece, giorno della cerimonia di premiazione, l’alloro è passato sulla testa di Edoardo Albinati, insegnante nel carcere di Rebibbia e scrittore già noto, in circoli piuttosto indipendenti, per le sue storie ‘dal vero’ assai atmosferiche, ambientate spesso nella capitale.

Il libro dell’anno

La Scuola Cattolica, a mio modesto parere, può anche essere incoronato libro dell’anno 2016 senza dubbio alcuno, sia per la sua varietà di argomenti che per la scrittura sublime. Il tomo potrebbe scoraggiare anche i più voraci lettori ma nessuna delle quasi 1300 pagine di cui è composto può dirsi sacrificabile. Ma cosa ci racconta in modo cosi prolifico il nostro autore?

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Torturatori annoiati dalla vita

Il nocciolo centrale che fa da spunto al resto dell’opera è il famoso e tremendo delitto del Circeo che sconvolse, negli anni ’70, la Roma ‘bene’ e tutta Italia: giovani ragazzi borghesi che assumono le vesti di torturatori annoiati dalla vita, giovani donne di più bassa estrazione sociale, vittime di soprusi e abusi inumani. Albinati sa chi sono gli autori del crimine, in quanto suoi ex-compagni di scuola. Conosce l’ambiente nel quale sono cresciuti e in cui è diventato adulto anche lui. Sa cosa significhi essere ragazzo in un quartiere benestante, in una città lenta e politicizzata, in una scuola di preti, dove sono ammessi solo i maschi e le ragazze paiono lontane, da conquistare e prima di tutto, da trovare.

Uomini che odiano le donne

Lo spazio fisico e ancor di più metaforico che distanzia le donne dagli uomini, qui, assume un ruolo fondamentale ed esplicativo dei brutali tentativi di avvicinamento e appropriazione, come se la trasformazione del soggetto desiderato in oggetto ed il suo uso noncurante possano in qualche modo esorcizzare il trauma di alcuni riti di passaggio.

Un libro diretto e puro

Adolescenza, sesso, violenza, religione, denaro, amicizia, relazioni, eventi storici, fascismo, ideologia, personaggi epici e unici. Di questo si compone un libro che è intenso, reale, concreto, enciclopedico, bellissimo e duro. Un libro scritto in modo magistrale, che si distende senza fatica alcuna, come la narrazione dell’esistenza di tutti, con naturalezza e semplicità sebbene tratti di argomenti profondi e per nulla superflui. È raro, quasi impossibile trovare libri che sappiano esprimersi in modo così diretto e puro, senza frivolezze estetiche o azzardi stilistici.

Questo libro merita il plauso della critica tutta e dovrebbe utopisticamente essere letto da chiunque ‘abbia fame’.

Moresco: “Lo strega? Un gioco truccato”. La risposta di Albinati

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Antonio Moresco

Il retroscena

Ognuno si comporta di fronte alla sconfitta in modo diverso: c’è chi non perde tempo e reagisce immediatamente, chi si rifugia in un silenzio sepolcrale e c’è chi, invece di accettare che il corso degli eventi possa aver preso una piega tanto sfortunata, va all’attacco o di chi ha avuto la meglio o del sistema che l’ha obbligato a prendere posto nella schiera degli sconfitti – rigorosamente più affollata di quella dei vincitori. Antonio Moresco, autore de L’addio (Giunti), era riuscito a conquistarsi un posto tra i dodici finalisti del premio Strega ma non ha superato la fase successiva: il suo romanzo non compare tra la cinquina finalista. Moresco non ha accettato la sconfitta e ha accusato il Premio di essere un “gioco truccato”. Viziata è, a suo parere, la modalità di selezione della giuria, troppo influenzabile dalla casa editrice. Si è inoltre detto risentito per il «fatto di non essere stato neppure ritenuto degno di entrare nella cinquina degli attuali finalisti» e nota che tutti i finalisti abitano a Roma.

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Edoardo Albinati

La risposta

Edoardo Albinati, autore de La scuola cattolica (Rizzoli), guida la cinquina ed è di tutt’altra opinione rispetto a Moresco, dopo il passaggio alla seconda fase del Premio. Ha infatti dichiarato all’ANSA: «Sono arrogante al punto di affermare che se ho ricevuto tutti quei voti è per merito mio e del mio libro, non per l’importanza del mio editore», con evidente riferimento proprio a Moresco. «Sono rimasto tutta la vita lontano dai giochi di potere. Insegno in carcere, scrivo libri da anni: io il riflesso di tutto questo potere non lo vedo».

L’uomo buono. Intervista ad Arturo Pérez-Reverte

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Dalla guerra non si torna mai indenni, anche se ci vai come reporter per un giornale spagnolo. Arturo Pérez-Reverte, dal 1973 al 1994, ha viaggiato per i punti più caldi del mondo (dalla guerra di Cipro, la guerra delle Falkland, la crisi del golfo, sino alla guerra in Croazia e a Sarajevo) osservando e prendendo appunti. Poi si è fermato e agli inizi degli anni Novanta ha abbandonato la carriera da giornalista per dedicarsi completamente alla scrittura. Del 1997 è “Il club Dumas”, uno dei suoi più grandi successi, da cui è stato tratto il film “La nona porta” di Roman Polanski, interpretato da Johnny Depp. L’ultimo suo libro è “Due uomini buoni” (Rizzoli 2015), che parla del viaggio di due uomini, appunto, che sul finire del XVIII secolo, tentarono di portare l’”Encyclopédie” in Spagna

Ho incontrato lo scrittore spagnolo a inizio settembre 2015 al Festival della Mente di Sarzana, tappa del tour promozionale del nuovo libro. Seguivo l’evento per Twenty’z Radio ed ero riuscito in qualche modo ad avere un appuntamento con Arturo. Ero nervoso e agitato. Un’intervista a uno scrittore di fama internazionale non mi era mai capitata. Quando Arturo arriva ci presentiamo e gli dico cortesemente di andare davanti alla videocamera. Allora, uomo tutto d’un pezzo, mi chiede se durante l’intervista avrebbe dovuto guardare me o l’obiettivo della macchina. Gli rispondo di guardare la macchina, cosa che fa con passione per i seguenti dieci minuti. Ma qualcosa va storto. La registrazione non c’è. E io non ho avuto il coraggio di dirglielo. Quando mi chiede se il video è venuto bene gli rispondo di sì. Ci sono voluti mesi per superare la vergogna per questo errore, alleviato dal fatto che il cellulare ha registrato l’audio di tutto il nostro incontro. Ecco a voi, finalmente, cosa mi ha raccontato.

Quale impatto ebbe la pubblicazione dell’Encyclopédie in Spagna?

L’impatto fu enorme non solo in Spagna ma in tutta Europa. Per la prima volta un libro provò a cambiare il mondo per migliorarlo. Fu un libro, l’Encyclopédie, che provò a restituire all’umanità la luce e a toglierla dall’ombra. Il mondo poi non fu più lo stesso.

Una luce che mancava anche in Italia…

Sì, l’Italia e la Spagna, come il Portogallo, erano arretrate. La chiesa fu tra le responsabili principali di questa nostra esclusione dalla fiumana del progresso. Per questo, mentre in altri paesi come la Germania, la Francia o l’Inghilterra, la scienza, la cultura e l’educazione si traducevano in libri importanti, in pubblicazioni e in educazione, in Spagna, Italia e Portogallo tutto rimase soffocato. Qui non ci furono né Newton né Voltaire, ne Locke né Hobbes e nemmeno Kant, perché il peso del vecchio mondo, del vecchio regime era eccessivo.

Quanta storia e quanta fantasia c’è in “Due uomini buoni”?

Io in realtà mi sono ispirato a un episodio realmente accaduto: tutti gli accademici spagnoli, nel XVIII secolo, andarono a Parigi, a quei tempi estremamente rivoluzionaria, per ottenere l’Encyclopédie che era proibita in Spagna. A partire da questo fatto reale ho costruito una trama narrativa, fatta di peripezie e avventure, di viaggi, di misteri, di imboscate, di problemi tentando di far rivivere i saloni filosofici, gli ambienti libertini, gli scontri, i duelli.

Com’è fatto l’uomo buono di cui parla il titolo?

L’uomo buono è quello che vuole cambiare il suo mondo con il patriottismo culturale, quello che sa che i libri, la cultura e l’educazione sono le uniche possibilità che ha il mondo per cambiare in meglio, che sa che di fronte al fanatismo, alla stupidità, all’ignoranza, di fronte al radicalismo, l’unica soluzione è il dialogo, la ragione, i libri, la cultura.

Il XXI secolo ha già avuto la sua Encyclopédie?

No, questo libro è già stato scritto nel, questo libro simbolizza una tappa del mondo della cultura europea e occidentale, c’è già e qualcosa del genere non tornerà più. Oggi cerchiamo tutte le informazioni che ci servono su internet anche dobbiamo avvicinarci a questo grande strumento con sospetto, perché internet non ha filtri, non distingue tra quello che dice Umberto Eco e quello che dice qualsiasi analfabeta senza cultura e senza educazione. In rete non c’è una vera gerarchizzazione dei contenuti. Internet è ricco ma è pericoloso. Dovremmo usare internet solo dopo aver avuto una preparazione adeguata che ci permetta di distinguere il bene dal male. Oggi, quindi, non c’è nessuna opera simile all’Encyclopédie. Oggi, forse, gli unici uomini buoni sono i maestri di scuola, i professori che educano le generazioni di giovani affinché domani possano avere i mezzi per distinguere ciò che è interessante e importante da ciò che è mediocre.

Sei stato in Italia molte volte. Cosa ti piace del nostro paese?

Tutta l’Italia mi piace molto, da nord a sud. In Italia mi sento molto bene. Io sono stato educato nella certezza che, avendo studiato greco e latino, Grecia, Italia e Spagna sono lo stesso territorio, sono la stessa patria. Mi riferisco a una patria che si chiama cultura mediterranea classica, romana, latina, quindi non mi sono mai sentito straniero in Italia. L’Italia mi piace molto, mi piace l’interesse e l’amore per la cultura, mi piace l’aspetto babelico, mediterraneo e variopinto del sud, amo molto Napoli come Milano, come Torino, come Firenze e come Roma. L’Italia diciamo che è un posto, a volte, che considero mia patria più della Spagna stessa.

Ultima domanda. Quali sono gli scrittori che più ami? Alexandre Dumas è tra questi?

No, Alexandre Dumas non è il mio scrittore preferito, anche se è stato lo scrittore che più ha influenzato la mia vita. Lessi Dumas quando ero molto giovane e Il conte di Montecristo I Tre moschettieri hanno mutato la mia percezione della letteratura e del mondo. Mi aprirono tantissime porte però il tempo passa e ora ho 64 anni e sono passati quasi 50 anni da quando lessi Dumas. Oggi ci sono altri autori che occupano più spazio nella mia vita. Joseph Conrad è per esempio un autore con cui oggi ho molta familiarità. Dumas è il mio referente nostalgico.

Grazie a Luigi Cinquegrani per la traduzione dallo spagnolo.

La storia dell’unico italiano contro l’Isis. “Il combattente” di Karim Franceschi

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La guerra contro l’Isis, soprattutto a partire dagli attentati del 2015 a Parigi, ci riguarda tutti molto da vicino ma a nessuno di noi è neanche lontanamente passato per la testa di partire per il fronte. Invece Karim Franceschi lo ha fatto.

Da attivista politico a combattente. La storia di Karim

Figlio di un ex partigiano e di una donna marocchina, Karim è un attivista politico partito per Kobane per portare alla popolazione aiuti umanitari. Poi ha visto il disastro e ha deciso di combattere. Karim ha 25 anni e nel gennaio del 2015 è stato l’unico italiano alla resistenza in Siria. Di questa esperienza racconta nel libro “Il combattente” (Rizzoli Bur), uscito in questi giorni in tutte le librerie, scritto insieme al giornalista Fabio Tonacci. Come riporta Ansa.it, Karim ha dichiarato in questi giorni a Roma che “l’Isis è un nemico ancora da capire a fondo ma è un male che dobbiamo debellare. Non bastano le bombe, bisogna sostenere i popoli e le zone in cui l’Isis agisce. La più grande sconfitta dell’Isis sarebbero Mosul e Raqqa libere, con idee democratiche”.

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KARIM FRANCESCHI

“Il combattente”

Rizzoli Bur

Pagine 350, € 17.00.