Quella volta che Paul Auster si spacciò per Paul Benjamin

Anche se può sembrare assurdo, c’è stato un tempo in cui Paul Auster non era Paul Auster. Parliamo della fine degli anni ’70: Auster aveva appena tentato di far produrre “Action Baseball”, il gioco da tavola col quale sperava di fare soldi a palate ma le cose non erano andate come se le era immaginate. “Non toccherei il suo gioco nemmeno con un palo lungo tre metri”, le disse una spietata donna alla quale si era rivolto tentando di produrre “Action Baseball”. Stava cercando di sbarcare il lunario, ma il primo porto sicuro era a migliaia di chilometri di distanza.

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L’uomo è finito ma la letteratura no. “Viaggi nello scriptorium” di Paul Auster

Un uomo siede in una stanza bianca. Non ricorda nulla del suo passato, di quel passato che ci permette di definirci e ci ricorda chi siamo, la mattina quando apriamo gli occhi e prendiamo le prime boccate d’aria. Quest’uomo, per semplicità, lo chiameremo Mr. Blank.

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Le cose vanno solo se le lasciamo andare

Le cose vanno solo se le lasciamo andare. Poi non è detto che se abbiamo lasciato andare qualcosa o qualcuno sia stato per pigrizia o noncuranza. Possiamo averlo fatto per amore, senso del sacrificio, o per una – pur debole – morale. Ciò a cui teniamo dovrebbe essere conservato con la stessa cura con cui ci laviamo i denti o ci preoccupiamo che il nostro stomaco sia sempre pieno. Ma quante volte ci scordiamo di farlo? Non so voi, ma io troppo spesso. Poi c’è chi, pur di non lasciare andare suo fratello, parte per il Paese delle ultime cose, un luogo in cui ogni legge è saltata, ogni etica ha perso qualsiasi legittimità e la civile convivenza è un concetto lontano ai suoi abitanti quanto Plutone lo è per il sole. Eppure Anna Blume è partita, ormai da tanti anni.

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Uomini appesi alla speranza. “Trilogia di New York” di Paul Auster

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Città di vetro, Fantasmi e La stanza chiusa sono i racconti della Trilogia di New York di Paul Auster. Tre storie di uomini appesi alla speranza, in una caotica città dove i misteriosi casi da risolvere oscillano tra reale e surreale e non si fermano certo dopo qualche foto scattata.

Pedinare o farsi pedinare

Il Quinn di Città di vetro, da scrittore di romanzi polizieschi, si ritrova ad assumere l’identità fittizia di Paul Auster con il compito di proteggere Peter e Virginia Stillman. L’intreccio appassionante stuzzica la riflessione sul linguaggio e sulla ricerca della parola in comunicazione con il mondo.

Il Blue di Fanstasmi, ingaggiato per pedinare Black, veste i panni di un detective privato chiuso in un appartamento nei pressi di Orange Street. Black viene spiato in ogni suo gesto, seguito passo dopo passo. È un curioso taccuino rosso – elemento simbolico e ricorrente, in Paul Auster – a svelare il segreto: le note di Black altro non sono che la storia che il lettore di Fantasmi legge. Blue sta pedinando o si sta facendo pedinare?

La perdita dell’identità umana

Infine il terzo racconto, La stanza chiusa, avvia una spiazzante riflessione sulla perdita dell’identità umana, poiché il protagonista si immedesima nella figura del suo migliore amico fino a sposarne la moglie vedova e adottarne il figlio. Un tema, questo dell’identità, che Auster sembra non esaurire mai. Penso a L’invenzione della solitudine, dove alla morte del padre, il protagonista – che guarda caso anche lui porta il nome di Paul Auster – si rende conto di non sapere quasi nulla su quel padre di cui ci vuole raccontare nel disperato tentativo di non perderlo.

Paul Auster e Jacques Lacan

La narrativa di Paul Auster si ispira al pensiero centrale della filosofia di Jacques Lacan secondo cui l’inconscio è il nucleo dell’essere ed è strutturato come il linguaggio. La sensazione di attraversare un mondo di identità disgregate, il disordine e la parola spezzata sono i temi principali della Trilogia di New York. I tre romanzi dal sapore ambiguo, pubblicati tra il 1985 e il 1987, non possono trovare soluzione se prima non si trova soluzione nella struttura dell’essere.

 Un cieco che insegna a vedere.”Moon Palace” di Paul Auster

tumblr_kxae7ndag61qzn0deo1_400 Marco Stanley “M.S.” Fogg, è orfano e come unico punto di riferimento ha zio Victor, un clarinettista che decide a un certo punto di tentare la sorte partendo per un’ultima decisiva turnè da cui non tornerà più.

Una libreria da 1492 volumi

In procinto di levare le tende, lascia al nipote i 1492 libri che compongono la sua libreria. Ma Marco rimane senza soldi e non riesce più a pagare le rette del college che è costretto a lasciare. M.S. così, dopo averli letti, è costretto a vendere i libri ereditati finché, abbandonando la speranza di continuare a occuparsi dell’affitto, nell’estate del 1969 finisce per vivere tra gli alberi di Central Park. A questo periodo Auster dedica intense pagine. Rimarrà in strada finché non sarà trovato da un suo amico di università e da Kitty Wu, un’affascinante ragazza di origini cinesi con cui M.S. si trova subito in sintonia, vincendo quel l’incredibile orgoglio che non gli aveva permesso di chiedere aiuto.

Un vecchio ceco dal carattere insopportabile

Decisivo per il protagonista e per l’intero romanzo è l’incontro con Thomas Effing, vecchio ceco dal carattere insopportabile, costretto sulla sedia a rotelle. Effiing, personaggio dall’incredibile spessore come non molti nella letteratura degli ultimi cinquant’anni, insegnerà a Marco a “vedere”, dall’alto della sua cecità.

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PAUL AUSTER

“Moon Palace”

Einaudi

Pagine 260, € 11.50.