Gli stereotipi sono pericolosi come un coltello, i pregiudizi come una pistola. I racconti sull’emigrazione di “Sotto un altro cielo”

Un bambino abbandonato su una spiaggia deserta, nomi che non hanno più alcuna ragione di esistere, un mare che non rinfresca ma uccide. La “mostruosità burocratica”, una barca stracarica, un giubbotto che fa acqua da tutte le parti. L’uomo si fa animale ed è costretto a scegliere tra salvare la vita a suo figlio o a uno sconosciuto. Dall’altra parte dello schermo ci siamo noi: spettatori involontari eppure necessari, incapaci di staccare gli occhi da queste storie tanto drammatiche quanto sconvolgenti, come racconta Dacia Maraini in Un corpo gettato via, short story che apre la raccolta. Proviamo orrore, stupore e pure imbarazzo, il sentimento più difficile da accettare. Perché forse non è vero che non possiamo fare niente.

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