Alla ricerca dei capolavori sommersi. L’operazione epica di Laurana Reloaded

In fin dei conti, è sempre una questione di tempo. Un amore che sarebbe potuto essere e non è stato, una storia venuta troppo presto o troppo tardi, una dilazione non concessa, un incontro mancato per pochi secondi. Un libro, per esempio, si trova a fronteggiare quotidianamente la sua personalissima sfida contro il tempo, quel tempo che lo vuole relegare in un magazzino sepolto dalla polvere e nell’oblio più profondo. Pochi sono quei libri che riescono a sopravvivere. Per la maggior parte finiscono sommersi sotto centinaia di metri cubi di indifferenza, dove nuotare, anche per i più esperti, è cosa alquanto ardua.

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La letteratura può spostare le montagne. Intervista a Marco Peano

Ci sono dolori indicibili, tremendi, dolori con cui è impossibile convivere, dolori che semplicemente non puoi accettare. Sai che la tua vita non sarà più la stessa e la stessa irreversibile sorte – sei sicuro – toccherà anche al mondo, alla galassia, all’universo intero. Non c’è rimedio. A volte si pensa che solo il tempo allevierà il dolore. Eppure qualcuno non non è d’accordo e crede i romanzi, le storie, la letteratura qualcosa possano fare. La letteratura può alleviare il dolore e – come diceva David Foster Wallace – può spostare le montagne. Ecco l’intervista a Marco Peano, autore de “L’invenzione della madre” (minimum fax), finalista al Premio John Fante.

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