Ci sono storie che abbiamo il dovere di raccontare. Intervista a Ryan Gattis

Se penso a Ryan Gattis e a “Giorni di fuoco” sento una sorta di brividi, alla schiena. La bellezza di quanto ha fatto Ryan sta nella dedizione: dedicare del tempo per conoscere qualcosa tramite l’esperienza diretta credo che sia una delle azioni più nobili che possano esserci. Una conoscenza – tra le altre cose – avvenuta senza mediazioni. Lo incontri e non ce lo vedi nei ghetti. Certo, ha quei tatuaggi che spuntano dalle maniche della camicia, ma non vuol dir niente. Oramai ce l’hanno anche le hostess e i direttori di banca. Sorrideva. Forse perché era contento di essere in Italia al Festival di John Fante, a Torricella Peligna, dove l’ho incontrato io. In ogni modo, torniamo al libro. Ecco l’intervista allo scrittore di Los Angeles.

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John Fante, fuori dalla polvere. Intervista a Marco Vichi

Ecco l’intervista a Marco Vichi, conosciuto generalmente come giallista è anche un accanito lettore di John Fante e autore di un’interessantissima antologia di testi dello scrittore italoamericano, intitolata John Fante. Fuori dalla polvere (Edizioni Clichy). E proprio di questa antologia ha parlato a Torricella Peligna al John Fante Festival e nella nostra intervista.

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Scherziamo sulla morte, se no fa troppa paura. Intervista agli autori di “Giallo banana”

I gialli non sono tutti uguali. C’è il giallo del sole, il giallo degli orecchini alla moda (non avete in mente com’è il giallo degli orecchini alla moda? Peggio per voi). C’è il giallo di alcuni tipi di sabbia. C’è il giallo del melone. C’è il giallo dei girasoli, il giallo dei denti quando non li lavi. C’è il giallo della palla gialla, il giallo delle lenzuola gialle. Insomma, ci sono proprio tanti tipi di giallo. Poi c’è il giallo banana, ed è il giallo di un certo romanzo.

Tutto questo per dire che il giallo è un gran bel colore – il mio preferito, per l’esattezza – e che di seguito sentirete parlare del romanzo (giallo), scritto a quattro mani da Costanza Durante e Giovanni Di Giamberardino, intitolato – provate a indovinare! – “Giallo banana” (Neri Pozza). Ne sentirete parlare perché parleranno proprio gli autori. Li abbiamo incontrati a Torricella Peligna, al John Fante Festival. Ecco cosa ci hanno raccontato .

Sangue del suo sangue. Intervista a Victoria, figlia di John Fante

Ho trascorso dodici ore in pullman solo per incontrarla. Poi, la seconda sera del Festival, mentre La banda della posta riscaldava l’atmosfera con le sue musiche popolari, l’ho vista e mi sono precipitato. Victoria è la figlia di John Fante, nelle sue vene scorre il sangue di colui che è stato il più grande scrittore italoamericano. L’ho salutata, mi sono presentato, le ho detto che avevo scritto la mia tesi di laurea sulle opere di suo padre. Mi ha abbracciato, emozionata e trattenendo a stento le lacrime. Probabilmente in quel momento è stata assalita da una serie di emozioni che non posso capire – lo scorso novembre è morto il fratello Dan, anch’egli scrittore e assiduo frequentatore del John Fante Festival. Mi parla ma la musica è alta e non capisco tutto quello che mi dice. Mi piacerebbe intervistarla, le dico, e mi dà appuntamento al giorno seguente, alla mediateca di Torricella Peligna. Prima di cominciare mi chiede due volte come mi chiamo. Le faccio lo spelling del mio nome e finalmente, con un ampio sorriso, mi dice: «Hello Dario!».

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La letteratura può spostare le montagne. Intervista a Marco Peano

Ci sono dolori indicibili, tremendi, dolori con cui è impossibile convivere, dolori che semplicemente non puoi accettare. Sai che la tua vita non sarà più la stessa e la stessa irreversibile sorte – sei sicuro – toccherà anche al mondo, alla galassia, all’universo intero. Non c’è rimedio. A volte si pensa che solo il tempo allevierà il dolore. Eppure qualcuno non non è d’accordo e crede i romanzi, le storie, la letteratura qualcosa possano fare. La letteratura può alleviare il dolore e – come diceva David Foster Wallace – può spostare le montagne. Ecco l’intervista a Marco Peano, autore de “L’invenzione della madre” (minimum fax), finalista al Premio John Fante.

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