Hot dog magici e palline parlanti. “Elf cat in love” di James Kochalka

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Un poveraccio americano che la sapeva lunga ha scritto: “Niente alle mie spalle, tutto davanti a me, come sempre, sulla strada”. Kerouac aveva centrato il punto: essere avventurosi è mitico. Il profilo frastagliato di una montagna, la melodia del vento tra gli alberi, una casa con le mura percorse da intrichi d’edera, il sapore di una città mai visitata e una sensazione di leggerezza sconfinata, di amore ed inarrestabile curiosità per tutto ciò che si vede per la prima volta.

Un elfo gatto e una pallina da tennis

L’avventura che oggi vi racconto, è però un po’ differente da quella a cui starete forse già pensando. Le tigri della Malesia sono ormai fuori moda, le storie di galassie lontane le conosciamo già tutti, ed il far west è troppo caldo in questo momento dell’anno. Elf cat in love è l’ultima opera di Kochalka, non ancora tradotta in italiano, ma reperibile su http://retrofit.storenvy.com/products/16594767-elf-cat-in-love-digital-pdf-by-james-kochalka sia in formato cartaceo che in pdf. Il protagonista è un elfo gatto valoroso e un po’ pieno di sé che, seguito da una pallina da tennis parlante, s’imbatte in mostri e draghi. Tra uno sganascione ed una stritolata mortale, l’orgoglioso Elf Cat sarà anche costretto a fronteggiarsi con l’amore della sua vita. Il colpo di scena finale è assicurato, ma per fortuna Elf cat è armato di un delizioso hot dog magico.

Una storia dal tono leggero e dalle atmosfere surreali

Con le dovute precauzioni, si può dire che il sapore del fumetto non è dissimile da quello delle fantastiche peripezie di Finn l’avventuriero e di Jake il cane. Il punto di forza è nel tono leggero, svagato un poco non-sense che traspare in ogni pagina, ma anche nelle atmosfere fantasy, surreali ed improbabili in cui il protagonista si trova coinvolto. Il lettore prova piacere nell’incontrare i caratteri tradizionali delle storie lette da piccolo come nemici terribili e draghi sputa fiamme, ma c’è un importante valore aggiunto. Ciò che cambia è l’atteggiamento dei personaggi che si muovono in un’ottica più postmoderna, in cui nulla ha davvero ragione di essere preso sul serio, la logica tradizionale non è più signora di nulla e quindi non si sa mai cosa diavolo Elf cat farà. Il fumetto è dunque un’ode all’entusiasmo, al senso di scoperta e al divertimento. Ah, l’avventura …

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METEORITI, MAPPAMONDI E PELI PUBICI ­ “Discovering America” di David Mazzucchelli

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Ieri ho rischiato di morire perché un meteorite ha sfiorato la Terra. 450.000 miglia sono un bruscolino e non voglio finire come i dinosauri. Sento nelle orecchie la violenza dell’impatto, nel naso l’odore acre della vita carbonizzata; non posso distogliere lo sguardo da quel cielo infido. Io invece vivo solo per ultimare il mio mappamondo: voglio che rappresenti il globo terrestre nei minimi dettagli. Gli oceani si espandono, gli stati cambiano i confini ma io, dannazione, esigo che la mia creatura sia perfetta. Arriva una donna, perdo il controllo un attimo e ­ com’è possibile!? ­ del sangue gronda dalla mia creazione. Io infine svolgo un lavoro non molto usuale in uno stanzino della dogana a Tokyo. Ultimamente sono tormentato dal disgusto che provo di fronte ai peli pubici femminili in mostra sulle riviste pornografiche; non tollero nulla che non sembri puro ed innocente. I miei metodi possono non essere ortodossi, ma ho una missione da portare a termine.

Ossessioni paradossali

08-25Discovering America è una graphic novel del 2001 scritta da David Mazzucchelli e composta da tre storie di ossessioni paradossali, viscerali e snervanti: Near Miss, Discovering America e Stop the hair nude. L’albo è in bicromia con colori che cambiano in ogni racconto; il tratto è netto e deciso, più vicino ad una dimensione espressionista che realista.

 

Quel tritacarne infame che è la psiche umana

In poche ed essenziali tavole, l’autore esplora quel tritacarne infame che è la psiche umana, sempre alla ricerca di perfezione adamantina in un mondo putrido, vizzo, incrostato di sudiciume e sangue. Da una parte brilla un universo dolce, profumato di sole, con l’erba tenera che cresce piano, le foglie che in controluce mostrano le venature, dall’alta strepita martellante un mondo marcio sin nel midollo del suo corpo sformato. In mezzo, tracotante ed infantile, c’è l’illusione di essere così speciali da poter aggiustare tutto e da avere la situazione sempre sotto controllo. Basta un istante, però, per perdere ogni contatto con la realtà. Se «ogni giorno è un nuovo mondo» e io mi illudo di comprenderlo e razionalizzarlo, sono un eroe, un folle o uno che, come tutti, cerca di stare a galla?

Odore di fonderia. “Ferriera” di Pia Valentinis

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Gli esseri umani hanno un odore e non nel senso che puzzano. Ciò che facciamo, gli oggetti che utilizziamo ed i luoghi che frequentiamo, ci lasciano addosso una traccia olfattiva che le persone a noi più vicine sono in grado di riconoscere. E quando se ne accorgono, a fatica trattengono un sorriso lieve di tenerezza e sorpresa. Per esempio Pia sa riconoscere l’odore del padre, quella mescolanza di «sudore, fatica, vino, nazionali senza filtro, ferro infuocato e fumo oleoso».

Un’Italia in subbuglio e un padre affettuoso

Ferriera è un albo a fumetti che ripercorre la storia italiana dal secondo dopoguerra agli anni ’70 attraverso i ricordi che l’autrice ha del padre Mario, operaio in fonderia. Da una parte ci sono le difficoltà del periodo post-bellico, le migrazioni in Australia e Nuova Zelanda, il boom economico, il lavoro in fabbrica, i morti sul lavoro, gli scioperi, la storia che procede tra milioni di volti ignoti. Dall’altra emerge però il ritratto di un padre affettuoso, a volte burbero, silenzioso, imbattibile a briscola e orgoglioso di quel boomerang che aveva portato a casa dall’Australia e che aveva inchiodato sopra la porta di casa.

Un passato dal sapore dolce e semplice

Il passato di cui parla l’albo ha un sapore dolce Pia-Valentinis1421661841.jpge semplice, fatto di bambini che giocano lungo i binari del treno o nella roggia, gite al mare, John Wayne che scruta l’orizzonte, le ragazze portate sulla canna della bicicletta, le partite dell’Udinese che restò in serie C per quindici anni. Il disegno è deciso ed armonioso, con alternanza di tratti diversi per i ricordi storici e quelli casalinghi. In realtà non è detto che in passato la vita avesse davvero un sapore così essenziale ed armonioso: schiene spezzate e colleghi morti non sono bazzecole; tuttavia il tempo addolcisce tutto, si sa. Le fatiche, il sangue e le lacrime del passato assumono un sapore meno aspro mentre un padre ed una figlia passeggiano tra i gelsi spogli, con l’inverno ormai alle porte. Il vento tra i rami, il sole al tramonto e un odore di «sudore, fatica, vino, nazionali senza filtro, ferro infuocato e fumo oleoso».

Inquieto, lui. Crudele, lei. “Ritmo lento in fondo al mare” di Pastore e Capozzi

Valerio Pastore

La superficie del mare e’ calma e piatta, il cielo terso e solo una leggera brezza increspa la superficie dell’acqua. Una piccola barca punteggia l’orizzonte: e’ piena di uomini che scrutano attenti il mare. Aspettano in silenzio, tesi. Poi la calma s’interrompe, esplode un fragore, cielo e acqua si confondono ed un gigantesco capodoglio erompe violento dalle onde. Fiocine ed armi incidono l’aria, ma non servono a nulla; in poco tempo la bestia tornerà da dove è venuta.

L’acqua maligna scherza con le ambizioni umane

Il capitano della nave, amareggiato e deluso non può che guardare con rabbia quella maledetta pianura salata che si ostina a sottrargli il grande sogno della sua vita di lupo di mare. E se l’acqua, tracotante e maligna scherza con le ambizioni umane, il coraggioso capitano non può fare altro che raccogliere questa presuntuosa sfida. “Portatemi la muta da palombaro” sbraita furioso, e in un momento si trova sul fondo marino. I passi sono lenti, l’atmosfera rarefatta e, mentre l’uomo cerca un gigantesco cetaceo, proprio quando sta per affogare, sente il suo cuore produrre un suono mai udito: un battito d’amore. Lei è, come ogni sirena, incredibilmente bella, come ogni amore, oscenamente crudele.

Una sirena tanto bella quanto spietata

Il capitano, salvato proprio dalla creatura marina, tornerà sulla propria barca e, tra il sogno, la follia e l’esasperazione, ritroverà la sirena, tanto bella quanto spietata. Non un pugnale sguainato, non un petto trapassato, non un cuore strappato serviranno ad ammansire quella creatura squamata. Lei ha già fatto strage di Achab, Old Roger e Drake, può forse esitare di fronte al capitano canterino Vinicio?

Una graphic novel liberamente ispirata a Canzone a Manovella di Vinicio Capossela

Ritmo lento in fondo al mare è una breve graphic novel liberamente ispirata al testo Canzone a Manovella di Vinicio Capossela; il disegno, nel canonico bianco e nero vanta un tratto netto e deciso. Il volto del capitano è scavato dal sole e dal sale, il mare e’ tanto immenso quanto profondo e silenzioso e lei è splendida, mentre snoda con eleganza la sua coda tavola dopo tavola.

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Vinicio Capossela

Lontano dalla narrazione tradizionale

Una delle caratteristiche più interessanti dell’albo è che non presenta una narrazione degli eventi tradizionale, ma va mimando una vera e propria canzone, un autentico canto di mare destinato a ripetersi all’infinito. Per questo motivo il racconto presenta elementi topici della narrazione come l’avventura dell’uomo contro l’animale gigantesco, il salvataggio grazie ad una creatura magica e l’innamoramento. Il finale introduce un grado di originalità ampia e sorprendente, sfumata nel dubbio se quanto letto sia autenticamente accaduto a Vinicio o se sia solo il sogno di un folle intrappolato in un mondo onirico.

L’inquietudine di un uomo comune

Una leggenda, tradizionale e nuova al tempo stesso, parla dell’inquietudine di un uomo comune. Una barca solca il mare, ma ha davvero una destinazione? Il capitano, con lo sguardo fisso sulla schiena perlacea del capodoglio, sente la propria esistenza indebolita, impoverita, inutile, sfilacciata al vento. Perché tanto affanno? Tra il frastuono e il fracasso di una vita violenta e sanguigna, piomberà plumbeo il silenzio del fondo marino. Il cuore per tanto tempo non udito inizierà a far rumore, a battere… perché i sentimenti degli esseri umani dovrebbero avere importanza? Perché mai dovrebbero avere senso? Così inutili, sciocchi, illogici eppure vivi … Forse Vinicio resterà solo, però quel grumo nero che i sognatori chiamano anima fa già meno male.

Sporca, lurida frontiera.”Barrier #1″ di Vaughan, Marcos e Vincente

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La sottile striscia tra Stati Uniti e Messico non è un posto raccomandabile, anzi, ha più l’aspetto di un inferno secco e polveroso. Il caldo e’ soffocante, la terra riarsa si appiccica alla pelle e, soprattutto, e’ un posto schifosamente pericoloso. Immigrati clandestini cercano in ogni modo di lasciarsi il loro paese alle spalle per poter scappare di corsa verso lo scintillante sogno americano: ogni infamia, crimine o pericolo diventa lecito di fronte alla speranza di una nuova vita.

C’è chi scappa e chi si difende

Libby abita proprio qui. Fiera possidente terriera col cappello calcato sugli occhi, si aggira guardinga nella sua tenuta: qualche bastardo di turno si diverte a sgozzare cavalli e uccidere bestie. I lavoratori della tenuta si ostinano ad incolpare il chupacabra, ma se i Corleone insegnano bene, quegli animali maciullati sono macabri avvertimenti. Peccato che Libby, per quanto forte, sia completamente sola. E mentre la donna cade lentamente sul fondo e nella sua mente torna il ricordo di un passato oscuro e turbolento, il presente continua a sputarle violento in faccia. Oscar viene dall’Honduras. Raggiunge la frontiera di corsa, malvestito, povero, scappando da casa con un misero zaino sulle spalle. Si è allontanato da un passato che ha il sapore della bile più nera, tra spacciatori, pestaggi e sogni tanto grandi da essere quasi ridicoli.

Sulla terra riarsa del Texas

Le esistenze precarie ed in bilico dei due personaggi solitari ben presto si incontreranno sulla terra riarsa del Texas ma, proprio quando tutto sembra essere stato detto, solo allora scoppia prepotente il colpo di scena. Bianco, ammaliante, inaspettato, alieno e senza gravità. Servirà leggere il secondo e poi il terzo capitolo per capire cosa stia effettivamente succedendo a Libby e Oscar.

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Quando il desiderio di una vita decorosa diventa un’assurda ambizione

Le tematiche di Vaughan, Marcos e Vincente sono fortemente attuali: si parla di immigrazione, frontiere, lavoratori in nero e inferni attraversati per l’assurda ambizione di avere una vita vagamente decorosa; sembra quasi di vedere in filigrana la testa spelacchiata di Donald Trump. Eppure, seguendo i timori di Libby e le scarpe impolverate di Oscar, ci si aggira in un moderno selvaggio west: l’albo si tinge di colori forti, saturi ed intensi; le pagine sono ricche di paesaggi ampi, desolati e solitari, il ritmo narrativo e’ rapido e martellante. I colpi di scena non mancano tanto nel primo, quanto negli altri episodi, la comprovata attualità della storia e l’indubbia abilità del narratore e dell’illustratore non si perdono nella politica da quattro soldi, paiono invece aprire uno squarcio nella vita di tutti i giorni, mostrando una sottile e dolorosa solitudine mescolata ad una vita che striscia in avanti ora per inerzia, ora per disperazione.

L’albo e’ solo ed esclusivamente scaricabile on line (http://panelsyndicate.com), potenzialmente gratuito essendo ad offerta libera superiore a 0,00€.

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