Odore di fonderia. “Ferriera” di Pia Valentinis

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Gli esseri umani hanno un odore e non nel senso che puzzano. Ciò che facciamo, gli oggetti che utilizziamo ed i luoghi che frequentiamo, ci lasciano addosso una traccia olfattiva che le persone a noi più vicine sono in grado di riconoscere. E quando se ne accorgono, a fatica trattengono un sorriso lieve di tenerezza e sorpresa. Per esempio Pia sa riconoscere l’odore del padre, quella mescolanza di «sudore, fatica, vino, nazionali senza filtro, ferro infuocato e fumo oleoso».

Un’Italia in subbuglio e un padre affettuoso

Ferriera è un albo a fumetti che ripercorre la storia italiana dal secondo dopoguerra agli anni ’70 attraverso i ricordi che l’autrice ha del padre Mario, operaio in fonderia. Da una parte ci sono le difficoltà del periodo post-bellico, le migrazioni in Australia e Nuova Zelanda, il boom economico, il lavoro in fabbrica, i morti sul lavoro, gli scioperi, la storia che procede tra milioni di volti ignoti. Dall’altra emerge però il ritratto di un padre affettuoso, a volte burbero, silenzioso, imbattibile a briscola e orgoglioso di quel boomerang che aveva portato a casa dall’Australia e che aveva inchiodato sopra la porta di casa.

Un passato dal sapore dolce e semplice

Il passato di cui parla l’albo ha un sapore dolce Pia-Valentinis1421661841.jpge semplice, fatto di bambini che giocano lungo i binari del treno o nella roggia, gite al mare, John Wayne che scruta l’orizzonte, le ragazze portate sulla canna della bicicletta, le partite dell’Udinese che restò in serie C per quindici anni. Il disegno è deciso ed armonioso, con alternanza di tratti diversi per i ricordi storici e quelli casalinghi. In realtà non è detto che in passato la vita avesse davvero un sapore così essenziale ed armonioso: schiene spezzate e colleghi morti non sono bazzecole; tuttavia il tempo addolcisce tutto, si sa. Le fatiche, il sangue e le lacrime del passato assumono un sapore meno aspro mentre un padre ed una figlia passeggiano tra i gelsi spogli, con l’inverno ormai alle porte. Il vento tra i rami, il sole al tramonto e un odore di «sudore, fatica, vino, nazionali senza filtro, ferro infuocato e fumo oleoso».

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A Roma, un festival dedicato al fumetto. Arf!

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ARF! È un festival dedicato a fumetti, illustrazioni, graphic novel; giunto quest’anno alla seconda edizione, l’evento si terrà a Roma, dal 20 al 22 maggio, al Macro, nel quartiere di Testaccio. L’Arf è un evento nato da poco, ma che ha riscosso molto successo l’anno scorso. La sua vera forza è nel porsi come uno spazio in cui il fumetto è davvero il protagonista: l’organizzazione ha infatti specificato che ci saranno moltissimi autori dal vivo e che saranno organizzati incontri, discussioni, workshop, sessioni di dediche e autografi per gli appassionati.

Sono già state confermate due mostre: una su Leo Ortolani, papà del grande Rat­Man e una su LRNZ, fumettista e grafico che, tra l’altro, si è anche occupato della locandina del festival. Roma è bella e i fumetti pure. Non serve nemmeno che qualcuno vi dica di andarci.

Un viaggio nel fumetto. Intervista a Laura Scarpa

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Schizzo di Laura Scarpa

Come ogni nuova forma d’arte, il fumetto ha avuto le sue difficoltà a trovare legittimazione. Ma già negli anni ’70 tanto era stato creato. Del fumetto abbiamo parlato con Laura Scarpa, che ha cominciato a lavorare in questo mondo proprio sul finire degli anni ’70.

Laura Scarpa è autrice di fumetti, illustrazioni e saggi. Dirige la rivista Scuola di fumetto.

Ecco cosa ci ha raccontato.

Inquieto, lui. Crudele, lei. “Ritmo lento in fondo al mare” di Pastore e Capozzi

Valerio Pastore

La superficie del mare e’ calma e piatta, il cielo terso e solo una leggera brezza increspa la superficie dell’acqua. Una piccola barca punteggia l’orizzonte: e’ piena di uomini che scrutano attenti il mare. Aspettano in silenzio, tesi. Poi la calma s’interrompe, esplode un fragore, cielo e acqua si confondono ed un gigantesco capodoglio erompe violento dalle onde. Fiocine ed armi incidono l’aria, ma non servono a nulla; in poco tempo la bestia tornerà da dove è venuta.

L’acqua maligna scherza con le ambizioni umane

Il capitano della nave, amareggiato e deluso non può che guardare con rabbia quella maledetta pianura salata che si ostina a sottrargli il grande sogno della sua vita di lupo di mare. E se l’acqua, tracotante e maligna scherza con le ambizioni umane, il coraggioso capitano non può fare altro che raccogliere questa presuntuosa sfida. “Portatemi la muta da palombaro” sbraita furioso, e in un momento si trova sul fondo marino. I passi sono lenti, l’atmosfera rarefatta e, mentre l’uomo cerca un gigantesco cetaceo, proprio quando sta per affogare, sente il suo cuore produrre un suono mai udito: un battito d’amore. Lei è, come ogni sirena, incredibilmente bella, come ogni amore, oscenamente crudele.

Una sirena tanto bella quanto spietata

Il capitano, salvato proprio dalla creatura marina, tornerà sulla propria barca e, tra il sogno, la follia e l’esasperazione, ritroverà la sirena, tanto bella quanto spietata. Non un pugnale sguainato, non un petto trapassato, non un cuore strappato serviranno ad ammansire quella creatura squamata. Lei ha già fatto strage di Achab, Old Roger e Drake, può forse esitare di fronte al capitano canterino Vinicio?

Una graphic novel liberamente ispirata a Canzone a Manovella di Vinicio Capossela

Ritmo lento in fondo al mare è una breve graphic novel liberamente ispirata al testo Canzone a Manovella di Vinicio Capossela; il disegno, nel canonico bianco e nero vanta un tratto netto e deciso. Il volto del capitano è scavato dal sole e dal sale, il mare e’ tanto immenso quanto profondo e silenzioso e lei è splendida, mentre snoda con eleganza la sua coda tavola dopo tavola.

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Vinicio Capossela

Lontano dalla narrazione tradizionale

Una delle caratteristiche più interessanti dell’albo è che non presenta una narrazione degli eventi tradizionale, ma va mimando una vera e propria canzone, un autentico canto di mare destinato a ripetersi all’infinito. Per questo motivo il racconto presenta elementi topici della narrazione come l’avventura dell’uomo contro l’animale gigantesco, il salvataggio grazie ad una creatura magica e l’innamoramento. Il finale introduce un grado di originalità ampia e sorprendente, sfumata nel dubbio se quanto letto sia autenticamente accaduto a Vinicio o se sia solo il sogno di un folle intrappolato in un mondo onirico.

L’inquietudine di un uomo comune

Una leggenda, tradizionale e nuova al tempo stesso, parla dell’inquietudine di un uomo comune. Una barca solca il mare, ma ha davvero una destinazione? Il capitano, con lo sguardo fisso sulla schiena perlacea del capodoglio, sente la propria esistenza indebolita, impoverita, inutile, sfilacciata al vento. Perché tanto affanno? Tra il frastuono e il fracasso di una vita violenta e sanguigna, piomberà plumbeo il silenzio del fondo marino. Il cuore per tanto tempo non udito inizierà a far rumore, a battere… perché i sentimenti degli esseri umani dovrebbero avere importanza? Perché mai dovrebbero avere senso? Così inutili, sciocchi, illogici eppure vivi … Forse Vinicio resterà solo, però quel grumo nero che i sognatori chiamano anima fa già meno male.

Scivolano i colori tra le dita. “Unastoria” di Gipi

gipiSe il diciottenne si svegliasse di colpo una notte, si alzasse ed allo specchio si vedesse per magia, per maledizione con la faccia con la pelle dei suoi futuri cinquantanni, morirebbe vomiterebbe. Ma invece, scivolando secondo dopo secondo, per anni e poi decenni, sempre distratto da altro, un giorno, non più diciottenne quello si alzerà. Andrà allo specchio nel bagno e si vedrà trovandosi mica male per quel momento, di colpo, una notte. Continua a leggere “Scivolano i colori tra le dita. “Unastoria” di Gipi”