Combattere per la pace è come scopare per la verginità

Ha senso sperare che le guerre scompaiano dalla faccia della terra? Che gli esseri umani smettano di ammazzarsi tra di loro? Secondo l’americano Elliot Ackerman la risposta è negativa a entrambe le domande, perché la guerra è un’attività prettamente umana, nessuna altra specie fa una cosa del genere, ha spiegato al Festival della Mente di Sarzana. Sa di cosa parla, Ackerman, che ha trascorso otto anni nell’esercito statunitense combattendo in Iraq e in Afghanistan. Poi ha dichiarato la propria pace separata e si è trasferito a Instanbul, da dove scrive per il New York Times, il New Yorker e pubblica romanzi. Nel 2016 è uscito per Longanesi Prima che torni la pioggia, dove ha raccontato l’esperienza in Medio Oriente. Di questi giorni è invece Il buio al crocevia, edito sempre da Longanesi, in cui Ackerman racconta la guerra civile in Siria. Sul volto ha un sorriso luminoso. L’ottimismo che lo pervade, nonostante tutto, è travolgente.

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