Michele Mari è tornato ed è leggenda

Un Michele Mari come non lo avete mai visto. Sentito, forse sì, data la sua nota propensione al racconto di eventi comici e non della sua vita alle presentazioni dei suoi libri. Letto, sicuramente, nella sua opera fino ad ora più autobiografica “Tu, sanguinosa infanzia”, ma anche parzialmente nelle sue poesie e in Asterusher. Nell’ultima fatica “Leggenda privata” però, troviamo qualcosa di più immediato e diretto di cui ha sperimentato l’efficacia con Asterusher, ovvero la fotografia. Continua a leggere “Michele Mari è tornato ed è leggenda”

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La memoria come progetto letterario: “Gli anni” di Annie Ernaux

Vincitore del Premio Strega Europeo 2016, questo libro mi ha lasciato in verità perplessa. Così come accade spesso con una lettura che produce sostanziale indifferenza senza che per questo sia da classificare tra quelle che non sono piaciute affatto, inevitabili sorgono i dubbi sul perché di tale sensazione. Continua a leggere “La memoria come progetto letterario: “Gli anni” di Annie Ernaux”

Purtroppo sono nata alla fine degli anni ’80…

Ho 30 anni, secchi e tondi. Sono nata nel 1986, sul finire di un’epoca indelebile, intrisa di novità, progetti, idee futuribili, avanguardie e musica immortale. Mi sarebbe piaciuto nascere negli anni ’60 per poter andare a ballare negli anni ’80; del resto, istintivamente è lì che la mia cultura musicale si concentra, è raro che faccia il salto nel periodo successivo. Sono rimasta indietro pur non avendo vissuto la magia in diretta. Continua a leggere “Purtroppo sono nata alla fine degli anni ’80…”

Parliamo di Stefan Zweig

“Chi era costui?” Per molti questa potrebbe sembrare una domanda assurda ma non tutti conoscono l’opera di Zweig nonostante la sua abbondanza e varietà né, tantomeno, conoscono l’uomo dietro l’autore, un personaggio tutt’altro che scontato.

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“Parla, ricordo”, l’eccezionale memoir di Nabokov

Una volta terminato di leggere questo affascinante libro non ho potuto che riflettere su come il titolo ne rappresentasse metaforicamente una sineddoche. Perché è proprio in quel chiedere al ricordo di “parlare” che sta l’anima di queste pagine intrise di immagini, colori e dettagli.

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