Scegliamo un libro per l’autore o per la casa editrice?

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Il 17 giugno appena trascorso lo scrittore Antonio Moresco ha criticato le modalità con cui al Premio Strega viene designata la cinquina. Troppo peso, a suo parere, hanno le case editrici. Leggendo questa dichiarazione mi sono sorpreso: capisco che ognuno possa reagire alla sconfitta a suo modo ma fatico a comprendere come un intellettuale del suo calibro possa stupirsi di un fatto del genere. Che le case editrici abbiano un ruolo fondamentale nel panorama letterario è fuori discussione e credo che la ragione non sia tanto nello strapotere di alcuni marchi – cosa che certamente avrà un suo peso ma non è a mio parere determinante.

Un pubblico di riferimento

Perché possa funzionare, la prima cosa che deve fare una casa editrice è scegliere un pubblico di riferimento. Non a caso, ognuno di noi, se guarda agli scaffali della sua libreria, si renderà benissimo conto di aver preferito – più o meno consciamente – una casa editrice rispetto alle altre: c’è chi preferisce l’Einaudi, chi la Marcos y Marcos, chi la Sellerio, chi la Minimum fax, chi ha letto tutti i libri pubblicati da Iperborea e chi ha una libreria intera piena dei volumi della Feltrinelli, e così via. Un discorso del genere non si può tuttavia fare per la Mondadori, considerando quanto sia variegata ed eterogenea la sua offerta: solo alcune sue collane possono essere considerate dotate di una propria fisionomia, come la Piccola Biblioteca Oscar Mondadori.

I gusti sono gusti

Ogni lettore si sente quindi più vicino – ancora una volta, più o meno consciamente – a una certa idea di letteratura. È naturale che, se mi fido ciecamente dell’idea di letteratura e dei gusti della Minimum Fax, sarò più propenso a leggere il nuovo romanzo pubblicato dalla casa editrice romana, piuttosto che quello appena uscito per i tipi della milanese Marcos y Marcos, e viceversa. Ogni casa editrice ha la propria grafica, il proprio carattere, un particolare stile, pretende un certo tipo di cultura e un determinato impegno. Ogni casa editrice costruisce il proprio catalogo con cura, secondo scelte ragionate, mediando nel miglior modo possibile tra le esigenze artistiche dell’autore e le necessità estetiche dei suoi lettori. Ciò non significa che io non possa scegliere di comprare un libro solo perché adoro un certo autore: semplicemente credo che questa non sia la regola, ma l’eccezione. Sempre che esista, la regola è un’altra.

Ognuno ha le sue preferenze e vanno rispettate, ma pensare che il lettore che entra in libreria possa scegliere un libro piuttosto che un altro senza che la casa editrice abbia alcun peso nella scelta è quantomeno poco realistico e molto ingenuo.

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Moresco: “Lo strega? Un gioco truccato”. La risposta di Albinati

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Antonio Moresco

Il retroscena

Ognuno si comporta di fronte alla sconfitta in modo diverso: c’è chi non perde tempo e reagisce immediatamente, chi si rifugia in un silenzio sepolcrale e c’è chi, invece di accettare che il corso degli eventi possa aver preso una piega tanto sfortunata, va all’attacco o di chi ha avuto la meglio o del sistema che l’ha obbligato a prendere posto nella schiera degli sconfitti – rigorosamente più affollata di quella dei vincitori. Antonio Moresco, autore de L’addio (Giunti), era riuscito a conquistarsi un posto tra i dodici finalisti del premio Strega ma non ha superato la fase successiva: il suo romanzo non compare tra la cinquina finalista. Moresco non ha accettato la sconfitta e ha accusato il Premio di essere un “gioco truccato”. Viziata è, a suo parere, la modalità di selezione della giuria, troppo influenzabile dalla casa editrice. Si è inoltre detto risentito per il «fatto di non essere stato neppure ritenuto degno di entrare nella cinquina degli attuali finalisti» e nota che tutti i finalisti abitano a Roma.

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Edoardo Albinati

La risposta

Edoardo Albinati, autore de La scuola cattolica (Rizzoli), guida la cinquina ed è di tutt’altra opinione rispetto a Moresco, dopo il passaggio alla seconda fase del Premio. Ha infatti dichiarato all’ANSA: «Sono arrogante al punto di affermare che se ho ricevuto tutti quei voti è per merito mio e del mio libro, non per l’importanza del mio editore», con evidente riferimento proprio a Moresco. «Sono rimasto tutta la vita lontano dai giochi di potere. Insegno in carcere, scrivo libri da anni: io il riflesso di tutto questo potere non lo vedo».