Quella volta che Tolstoj e Dostoevskij si trovarono nella stessa stanza

San Pietroburgo, inverno 1878. Fuori la neve, il gelo e il buio di un febbraio russo. Molti letterati, filosofi, poeti, si sono rifugiati nel caldo salotto di Soljanyj Gorodok, ammantato di arazzi di seta e quadri di Brjullov incorniciati d’oro. In fondo alla sala un ampio tavolo colmo di cibo e bevande (probabilmente liquori e vodka forte, di alta qualità). Il filosofo Vladimir Solov’ëv tiene una delle sue abituali conferenze filosofiche. Lev Tolstòj, in prima fila, nell’ angolo, si tocca nervosamente la barba, suo unico mezzo di mascheramento.

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Un’opera “esemplare”. “L’anulare” di Yoko Ogawa

Di lei conosciamo poco, quasi nulla, neppure il nome. Sappiamo che è una ragazza giapponese, che ha lavorato in un’azienda che produce bibite, dove ha riportato un infortunio all’anulare, rimasto schiacciato negli ingranaggi di un macchinario (da qui il titolo dell’opera).

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In estate andate al mare, i libri fanno schifo

In estate andate al mare, non leggete libri. Il tempo per leggere è un altro. Appartiene all’inverno, magari all’autunno, meno alla primavera, o comunque ai pomeriggi, e se non avete troppo tempo allora appartiene al mattino presto. Conosco molta gente che si sveglia prima, prestissimo, solo per leggere un’ora, in santa pace, e poi andare a lavoro. In estate, le ragazze. E se mancano, la pesca al lago. In mancanza del lago, i rutti con gli amici, la birra gelata, la pizza coi carciofi, le sigarette in macchina, la noia. In estate andate al mare, non leggete libri. Sul giornale magari, la prima domenica di luglio, verrà fuori la lista dei libri da leggere, dei dieci libri dell’estate. E’ una menzogna.

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Il gioco di ruolo come esperienza di vita

Tra i titoli che spuntavano tra i 12 semifinalisti del Premio Strega di quest’anno, c’era anche La stanza profonda di Vanni Santoni. Di tutte le trame, questa mi sembrava la più stramba, sicuramente la più originale e, forse proprio per questo, era facile che non attirasse l’attenzione di tutti. Perché non a tutti interessa leggere un libro che tratta in gran parte del fenomeno dei giochi di ruolo (GDR). Continua a leggere “Il gioco di ruolo come esperienza di vita”

Essere un pellegrino significa pregare coi piedi

I viaggi sono come i libri, te ne innamori eppure li scordi, ciò che rimane è l’impressione che ti ha fatto saltare lo stomaco, la sensazione che tutto è possibile. D’altra parte, dei viaggi come dei libri, spesso ne senti parlare prima di affrontarli, ma è prendendo un libro in mano e facendo il primo passo con lo zaino in spalla che ti accorgi “che il Cammino non esiste davvero finché non tocca a te. Perché, a conti fatti, l’inizio sei tu”. Il viaggio di Orlando Manfredi, raccontato nel libro “Il cantautore va a Santiago!” (Fusta editore), è un viaggio volto prima di tutto a sconfiggere la Crisi Globale, quella crisi che è un vuoto di speranze, aspettative, possibilità e occasioni. Una Crisi che è possibile vincere solo cantando e camminando, perché essere un pellegrino significa “pregare coi piedi”.

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