Enrico Brizzi, “Gli uomini come le montagne, maestosi e fragili”

Quando guardo le montagne, scrisse una volta Messner, ho i sentimenti delle montagne dentro di me: li sento, come Beethoven che sentiva i suoni nella testa quando era sordo e compose la Nona sinfonia. Le rocce, le pareti e le scalate sono un’opera d’arte. E sono sempre di più le persone che hanno imparato ad ascoltare la voce delle alte vette, una voce limpida e autentica. Ne sono testimonianza gli autori, che sempre più scelgono di dar spazio nelle loro storie ai monti, e i lettori, che cercano quelle sollecitazioni che, forse, la città non è più in grado di dar loro. Ieri è stata presentata a Milano la 44esima edizione del Premio Itas del Libro di Montagna, il premio che celebra proprio le storie che hanno a che fare con la montagna. Per l’occasione abbiamo intervistato Enrico Brizzi, scrittore (autore, tra i tanti, del romanzo cult Jack Frusciante è uscito dal gruppo) e presidente della giuria del premio Itas.

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Senza eroi non sappiamo quanto lontano possiamo andare

Senza eroi, siamo tutti gente ordinaria, e non sappiamo quanto lontano possiamo andare, scrisse una volta Bernard Malamud. Ed è proprio a questo che penso incamminandomi verso BASE. Sceso dall’autobus ho chiuso Il processo di Kafka, e senza rendermene conto mi ritrovo a immaginare K. chiedere a Dylan di investigare sul processo che lo vede protagonista.

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Marcello Fois, “I libri devono creare problemi”

“Tutte le famiglie felici si assomigliano fra loro. Ogni famiglia infelice è infelice a modo suo”, recita una celeberrima frase di Lev Tolstoj, e questo lo sa bene Marcello Fois, che da anni indaga i nuclei familiari nei suoi romanzi. Ne studia le dinamiche, i ruoli, le responsabilità, gli stravolgimenti e le costanti. Al Festival della Mente ci ha parlato della famiglia e del suo ultimo romanzo, “Del dirsi addio” (Einaudi 2017), dove racconta la storia di Sergio, poliziotto omosessuale, determinato e fragile, di suo padre Pietro e del caso di un bambino di undici anni scomparso – sì, perché questo libro è anche un noir.

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Edoardo Albinati, “La stabilità è un mito”

Cos’è l’amore? Una forza incontrollabile che ci fa invaghire di una persona fino a perdere il senno o un legame talmente profondo da essere capace di legarci a qualcuno per tutta la vita? Tra le nostre facoltà c’è la capacità di amare una persona per sempre o la durata di una relazione dipende da sconosciute leggi alchemiche? Di questo e molto altro abbiamo parlato al Festival della Mente di Sarzana con Edoardo Albinati, che nel suo ultimo romanzo, “Un adulterio” (Rizzoli 2017), racconta una storia d’amore adulterino tra la giovane mamma Clementina e un attraente uomo di nome Eraldo, solitamente abbreviato in Erri. Albinati, vincitore nel 2016 del Premio Strega con “La scuola cattolica” (Rizzoli), ci racconta un amore passionale che porta i due personaggi su una bellissima isola del Tirreno, lontano dalle rispettive famiglie e dalla loro felice vita quotidiana.

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“L’ultima estate italiana”. L’intervista a Omar Gamba

Il panorama editoriale italiano è costituito da una folta schiera di autori esordienti che, assecondando la propria passione per la scrittura, riescono a raggiungere l’obiettivo di vedere pubblicato un proprio manoscritto. Da questo intricato sottobosco emergono poi alcuni autori che, dotati non solo di talento nell’inventare storie ma anche di una buona dose di perseveranza, si rivolgono a una schiera sempre più vasta di lettori.

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