Leggere e innamorarsi ogni volta

Io leggo tanto. Ho una foto della mia libreria che lo può testimoniare. E scrivo quanto basta. Ho pagine intere di tragicomici struggimenti adolescenziali; pensieri fermati negli anni su pezzi di carta e tovagliolini; qualche racconto. Non sono Philip Roth, lo devo ammettere, ma andiamo! di scrittori che hanno avuto un’illuminazione tardiva ce ne saranno. Confido in questo.

Il punto è che leggo, scrivo e sono certa di quello che vorrei dire in questo articolo, o meglio, ne ero assolutamente certa finché non ho aperto il mio bel blocchetto intonso, ho preso la mia penna preferita ..e.. panico.

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Senza eroi non sappiamo quanto lontano possiamo andare

Senza eroi, siamo tutti gente ordinaria, e non sappiamo quanto lontano possiamo andare, scrisse una volta Bernard Malamud. Ed è proprio a questo che penso incamminandomi verso BASE. Sceso dall’autobus ho chiuso Il processo di Kafka, e senza rendermene conto mi ritrovo a immaginare K. chiedere a Dylan di investigare sul processo che lo vede protagonista.

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La vita segreta di una laureata italiana (in cerca di lavoro)

Il primo curriculum che ho scritto era così caotico e straripante di informazioni che penso nessuno lo abbia letto. Come molti, a qualche mese dalla laurea, ho iniziato a cercare lavoro. Inizialmente mi sono iscritta a tutti i siti di ricerca e reclutamento possibili, in modo tale che ogni giorno mi arrivassero almeno trenta mail tra Monster, Indeed et similia. Non mi è ancora ben chiaro perché mi inviassero proposte di lavoro come fresatore. Mi sono anche iscritta a Linkedin e ci ho solo guadagnato un vispo cinquantenne, mai visto nella vita reale, che ogni tanto mi scrive “ei come va????? Relax????”

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Siamo tutti fottuti

Quando qualche amico compie gli anni, sono solita dire: -Alla tua età Alessandro Magno aveva un impero che si estendeva dalla Macedonia all’India. A tale affermazione di solito seguono risate deboli e finte perché è una battuta pessima. Ultimamente, però, questa impareggiabile gag sta iniziando a crearmi disagio perché ho 25 anni e c’è poco da ridere. Ero sicura che diventare adulta sarebbe stato fantastico, invece sto annaspando in un guazzabuglio di ansie, dubbi ed incertezze. E mentre boccheggio, vedo che tanti miei coetanei faticano a stare a galla.

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Una generazione buttata nel cesso?

I millennial sono le persone nate tra il 1980 e il 2000, la generazione 1.5.  Nasce una rubrica che, senza pretese di assolutismo o serietà, prova a raccontare cosa vuol dire avere venti o trent’anni oggi. Avete presente la disoccupazione, gli stage a 400 euro al mese, l’ansia, i soldi che sono sempre pochi, il futuro che forse non esiste più? Bene, allora siete sul pezzo.

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