Riscoprire il fascino della fatica. La collana “Weekend in cammino”, curata da Enrico Brizzi

 

Se c’è una cosa che, oggi come oggi, è incontrovertibile è che il mondo sia davvero piccolo. Si può essere in un’ora e mezza al mare, andare a pranzo a Parigi ed essere tranquillamente a casa per cena. Il Giappone è a meno di una giornata d’aereo. La dimensione del viaggio, inteso come spostamento, è ridotta alle code per il check-in e ai collegamenti tra aeroporto e città. Per il resto è una più o meno comoda poltrona mentre il mondo ci scivola intorno.

Continua a leggere “Riscoprire il fascino della fatica. La collana “Weekend in cammino”, curata da Enrico Brizzi”

Annunci

Vorrei non averlo mai letto per poterlo leggere di nuovo la prima volta. “Il Maestro e Margherita” di Bulgakov

 9788807900143_quarta.jpg

Uno spilungone con un pince-nez crepato, un piccoletto dai capelli rossi, un grosso e grasso gatto parlante e un misterioso occultista di nome Woland: ecco come si presenta l’inatteso ensemble che porterà lo scompiglio fra l’intelighenzia moscovita staliniana.
Se poi, come in questo caso, sotto le spoglie di questi strani personaggi si nascondessero il Diavolo e i suoi aiutanti, venuti sulla terra per dare una lezione agli esponenti di una società corrotta, ipocrita e che ha fatto della delazione la sua seconda natura, il risultato non potrà che essere un grottesco e tragicomico affresco della società sovietica della prima metà del Novecento. Ma anche il diavolo ha i suoi figli e figliastri: il Maestro e Margherita. Il primo uno scrittore incompreso che si è visto rifiutare da tutti il suo romanzo, la seconda la sua amante; solo a loro due Woland sarà disposto ad accordare la pace ultraterrena.

La controversa vicenda editoriale

Scritto da Bulgakov in una decina d’anni, lasciato incompiuto e ultimato dalla moglie nel 1941,  per poi essere pubblicato postumo tra il 1966 e il 1967 a causa di un travagliato rapporto con la censura, il Maestro e Margherita è un libro meraviglioso in cui la critica sociale si copre di un’ironia sfacciata e di un sarcasmo tagliente. Il libro nasce dalla necessità dell’autore di fornire la sua visione della società Russa del tempo, dipingendo un ritratto a tinte fosche e grottesche di quella stessa società indigesta e amorale che non ha voluto dare spazio tanto all’autore quanto al suo personaggio. La critica ad una classe dirigente sempre più chiusa in sé stessa ed attenta esclusivamente ai propri interessi lascia trapelare la sensazione di abbandono, solitudine e incomprensione in cui vive la gente comune; una situazione talmente esasperata che ormai sembra poter essere scalfita solo dal Diavolo in persona.

Gli arraffoni e gli innamorati

Con una teoria di personaggi nati da una mente geniale si snoda la storia: da una parte i corrotti, gli inetti, gli arraffoni, dall’altra una coppia di amanti sfortunati, che vivono ai margini di una società che non li rappresenta, nel mezzo il Diavolo e i suoi compagni, un concentrato di ironica malvagità.

Mentre lo stavo leggendo qualcuno mi ha detto: “vorrei non averlo mai letto per poterlo leggere di nuovo la prima volta”.

Lettera d’amore ad Amelie Nothomb

Ho cominciato a leggere Amélie Nothomb in quarta liceo, per caso.

È stata un’esperienza folgorante.

Una mia compagna di classe mi ha passato questo librettino, piccolo, La cosmetica del nemico, non avevo ancora mai letto nulla del genere. Da quel momento ho capito che la lettura poteva essere un’arma tagliente e intrigante al contempo.

Un delizioso fastidio

Inizialmente mi sono concentrata sui suoi romanzi di finzione, leggendo i quali ho provato un delizioso fastidio, ma è stato quando ho cominciato a leggere i suoi racconti autobiografici che ho definitivamente perso la testa per questa scrittrice. Io ve li consiglierei tutti: Metafisica dei tubi, Stupore e tremori, Né di Eva né di Adamo,  Sabotaggio d’amore, Petronille sono solo alcuni tra i suoi romanzi autobiografici, ma, al contrario dei romanzi di finzione, tra i quali se ne può contare qualcuno bello ma non bellissimo, questi sono tutti ugualmente totalmente appaganti.

Dio, Zarathustra, un martire, e una persona insieme

Nei suoi libri, che per bellezza e brevità non possono che definirsi fulminanti, Amélie narra le vicende di Amélie, diventando al contempo narratrice e personaggio di sé stessa, e proprio questa doppia natura, di vicinanza e distacco da sé, credo sia alla base del successo di questi libri. Amélie scrive di un personaggio al quale vuole palesemente bene, che guarda con un occhio protettivo e magnificante, Amélie è Dio, Zarathustra, un martire, e una persona insieme.

Amélie è ciò che sento di essere nel mio intimo

E’ infinite unità che creano un meraviglioso e magmatico superuomo. Amélie è ciò che sento di essere nel mio intimo, ma sono troppo pavida e insicura per dirlo ad alta voce. Leggendola ho provato, e provo, un affetto incondizionato nei suoi confronti, una voglia insopprimibile di poterla abbracciare, di ringraziarla per avermi donato una parte si sé.

Amèlie è il personaggio più riuscito di Amélie, e io le voglio bene

Io, ma penso chiunque abbia letto i suoi libri, non posso non immedesimarmi e sognare di essere affine a uno spirito così legato al sublime, ogni esperienza narrata, anche quella a prima vista più insignificante, ha implicazioni quasi mitologiche, perché mitologica è la persona che le sta vivendo. Quanto poi questo personaggio si incarni nella scrittrice, da lettrice, non lo so e non voglio saperlo, tuttavia sarebbe meraviglioso se Amélie scrittrice fosse il più vicino possibile all’Amélie dei suo libri, sarebbe una fortuna per il mondo intero.

In Italia i libri di Amélie Nothomb si possono trovare nell’edizione Voland, che ne ha pubblicato l’intera opera.

La rivoluzione è una grande commedia. “L’armata dei sonnambuli” di Wu Ming

Zanni_mask.jpg

L’armata dei sonnambuli, penultimo romanzo scritto dal collettivo di scrittori Wu Ming, è, come tutti i loro libri, un romanzo storico ambientato, in questo caso, a Parigi nel periodo appena successivo alla Rivoluzione Francese.

Il romanzo del terrore

Il sito di Einaudi lo sottotitola “il romanzo del Terrore di Wu Ming” giocando sul duplice valore della parola “terrore”: se da una parte, infatti, il romanzo è ambientato proprio durante il periodo del Terrore Giacobino, in cui “Madama Ghigliottina” non risparmiava nessuno e neanche i capi rivoluzionare erano al sicuro; dall’altra rimanda anche al tema del Mesmerismo e del magnetismo animale, teorie pseudoscientifiche in voga alla fine del ‘700, che hanno un ruolo importante per la storia, dandole un’impronta che ha dell’horror.

La rivoluzione? Una maestosa messa in scena

La trama è molto avvincente, ma la cosa che mi è piaciuta di più di questo libro è come prenda in prestito linguaggi propri del teatro e come i Wu Ming giochino a viso aperto con la meta teatralità. La rivoluzione viene raccontata dai personaggi come se fosse una maestosa messa in scena, e il collettivo tiene più volte a chiarire e sottolineare questa interpretazione teatrale della vicenda storica. La costruzione dei personaggi fa sì che i quattro protagonisti siano assimilati a grandi attori che, in accordo con il proprio personaggio, si alternano sulla scena (pagina) prendendo parte a questa farsa grottesca che è la Rivoluzione Francese, la quale, dopo un inizio promettente, arriva a tradire tutti gli ideali che l’hanno legittimata. A dare voce alle aspirazioni rivoluzionarie frustrate i Wu Ming mettono un vero e proprio coro, come quello del teatro greco, di popolani parigini, i quali, in una sorta di grammelot settecentesco, fanno da commento alle imprese dei protagonisti.

Uno stormi di Zanni dai nasi lunghi e gibbosi

Il rimando alle atmosfere della commedia all’improvvisa, o alla farsa da strada, è palese e questo coro di parigini non può non ricordare le maschere della commedia dell’arte; almeno io me li sono immaginati così: uno stormo di Zanni dai nasi lunghi e gibbosi, mossi da i bisogni primari e, proprio per questo, difficilmente distraibili dalla realtà dei fatti.

Quando la finzione si fa realtà

L’armata dei sonnambuli e un libro interessante per come sia riuscito ad unire la ricerca storica, minuziosa e attenta, che accomuna tutti i libri di Wu Ming, a una storia meno verosimile delle altre, dando vita ad un romanzo armonico che si legge con piacere.

I testi di Wu Ming sono tutti editi da Einaudi.

Tra gli atri si segnalano anche:

Q (sempre scritto dal collettivo, ma con lo pseudonimo di Luther Blisset)

Altai

L’invisibile ovunque

Dubita della realtà, abbandonati al sogno. “Nel segno della pecora” di Haruki Murakami

Haruki-Murakami-014.jpg

La vita di un giovane pubblicitario viene improvvisamente stravolta quando un losco individuo gli affida un compito che non può rifiutare: trovare una pecora.Ha poco tempo e un unico indizio: la pecora ha una macchia a forma di stella sulla schiena. Così, volente o nolente, il nostro giovane pubblicitario dovrà allontanarsi dalla sua tranquilla quanto monotona vita, per lasciarsi trasportare sempre più a fondo in un Giappone grottesco e popolato da personaggi sempre più strani.

L’onirico che inghiotte

Una vita normale, al limite dell’insignificante

Questo è il primo romanzo di Murakami eppure si presenta come un’opera solida e matura, nella quale sono già presenti tutti i tratti distintivi della sua poetica futura. I suoi protagonisti sono sempre persone normali, con una vita normalissima al limite dell’insignificante, che si trovano tutto d’un tratto a dover fronteggiare situazioni inaspettate che spalancano le loro porte su un mondo diverso, onirico, che, con la sua forza centripeta, cerca di inghiottirli.

Una realtà di cui dubitare

Si arriva così inevitabilmente a dubitare della realtà, a non riuscire più a distinguere con chiarezza cosa appartenga al mondo fisico e cosa a quello metafisico. I romanzi di Murakami si presentano sempre come un passaggio dall’ordinario allo stra-ordinario, inteso proprio come qualcosa che è oltre, e i suoi protagonisti sono sempre delle cerniere che uniscono questi due luoghi.
coppia-sj-sjs.jpg

Un consiglio…

L’unico consiglio che posso darvi, se deciderete di leggere questo libro, o qualsiasi libro di questo scrittore, è di non fare resistenza, di abbandonarvi al flusso della narrazione senza farvi domande. Affidatevi al libro, fatevi prendere per mano da questo magico narratore e lasciatevi condurre nel suo personale “mondo delle meraviglie”.