“Il capitano è fuori a pranzo”, ovvero tutto l’universo di Bukowski

Non sono un bukowskiano e probabilmente non lo diventerò mai. Non vorrei passare per puritano, ma con tutto ciò che offre quella sterminata foresta che è la letteratura, non provo particolare interesse a leggere di uomini che si ubriacano, vomitano, giocano a cavalli, fanno a cazzotti, il tutto raccontato con un linguaggio colorito adatto al caso. A meno che queste vicende non rivestano carattere autobiografico: in quel caso la mia curiosità si sente sufficientemente stimolata per procedere alla lettura.

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La linea sottile tra realtà e finzione. “Inganno” di Philip Roth

Quando l’inverno avanza, la nebbia nasconde la vastità della pianura, l’Inter arranca a metà classifica, sento l’invincibile bisogno di estrarre dalla libreria un libro di Philip Roth, che considero il toccasana ideale per alleviare i patimenti dell’anima.

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Struggente e malinconico, “Amore” di Inoue Yasushi

Di Inoue Yasushi (1907 –1991) abbiamo già parlato a proposito della sua opera probabilmente più conosciuta in Italia, “Il fucile da caccia” (trovate la recensione qui). Oggi ci vogliamo invece soffermare su “Amore”, pubblicato per la prima volta in patria nel 1959, che presenta forti analogie con l’opera sopra citata: stesso editore (Adelphi), stessa collana (Mini) e stessa struttura: tre racconti brevi che trattano tematiche simili.

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Ogni parola al posto giusto. “Vuoi star zitta, per favore?” Di Raymond Carver

La pausa pranzo volge al termine, sto per indirizzarmi verso l’ufficio. Decido di allungare il tragitto di qualche metro per passare davanti alla bancarella di libri usati, dove a volte riesco a trovare qualche chicca a poco prezzo. Il banchetto è diviso in due parti, la prima contenente i volumi più datati, con qualche segno di usura, in vendita a 2,50 euro, la seconda i volumi più recenti e meglio conservati (a volte praticamente nuovi) a 5 euro.

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Stai partendo per Marte, puoi portare tre libri. Quali scegli?

La recente immersione nella fantascienza, tra le avventure di Nathan Never e i deliri di Philip Dick mi ha fatto sorgere una domanda piuttosto curiosa: se un giorno dovessi partire per Marte senza poter far ritorno sulla Terra, e mi fosse concesso di portare solamente tre libri, quali sceglierei? Non riuscendo a trattenere all’interno dell’encefalo la strampalata riflessione, ho deciso di coinvolgere la redazione dello Scriptorium, ponendo agli illustri colleghi l’anzidetto quesito. Pur mostrando una legittima preoccupazione per la mia salute mentale, i ragazzi hanno tuttavia risposto con entusiasmo indicandomi prontamente le loro preferenze.

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