In estate andate al mare, i libri fanno schifo

In estate andate al mare, non leggete libri. Il tempo per leggere è un altro. Appartiene all’inverno, magari all’autunno, meno alla primavera, o comunque ai pomeriggi, e se non avete troppo tempo allora appartiene al mattino presto. Conosco molta gente che si sveglia prima, prestissimo, solo per leggere un’ora, in santa pace, e poi andare a lavoro. In estate, le ragazze. E se mancano, la pesca al lago. In mancanza del lago, i rutti con gli amici, la birra gelata, la pizza coi carciofi, le sigarette in macchina, la noia. In estate andate al mare, non leggete libri. Sul giornale magari, la prima domenica di luglio, verrà fuori la lista dei libri da leggere, dei dieci libri dell’estate. E’ una menzogna.

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Fabri Fibra è uno scrittore italiano contemporaneo

E’ da molto che ascolto con attenzione le interviste a Fabri Fibra.

Fermo il video, metto stop, torno indietro e cerco di capire meglio quello che dice, di riascoltarlo. Non perché usi parole ostili, complicate, non perché faccia salti mortali nei ragionamenti, ma perché molte volte segue una linearità che io non mi aspetto.

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Karl Ove Knausgård, quando scrivere significa lottare

Non è semplice dare un volto alla letteratura contemporanea o comunque non è semplice definire chi, in questi anni, è stato capace di fornire un contributo reale ad una realtà reale in una società letteraria reale. Distinguere gli smeraldi da quella che Jep Gambardella chiama fuffa. I nomi che squarciano il velo sono pochi. Molti si dissolvono a due mesi dall’uscita del libro. O comunque, in noi, si consumano dopo due settimane dalla lettura. Ma è meglio se questa cornice dia spazio al nome dell’autore a cui mi riferisco. Bando alle ciance e diamo gli estremi del drago in questione.

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Cara Beat Generation, se mi ami, mi abbandoni

Sul bisogno e su un certo tipo di tacita necessità (anche fisica, elementare, spietata) che la Beat Generation alleghi alla prima adolescenza e al periodo liceale in particolare, ho ammorbato già tutti, qui e lì, mentre ci asciugavamo i capelli dopo l’ora di piscina, nel mio quartiere, a chi nel mio bar si interessava di letteratura. Perché, in fondo, la Beat Generation è come il morbillo, prima o poi si attacca addosso, diviene una specie di ossessione, poi passa.

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Quella volta che ho rubato un libro con dedica

Il mio rapporto con Derek Walcott ha a che fare con il divorzio, con la disonestà, con le dediche scritte per gli amanti. Potevo aggiustare la mira di un amore se avessi detto prima cosa avevo scoperto, ma non l’ho fatto, perché in fondo sono un codardo, o quanto meno, forse, è bello stare alla finestra a guardare l’amore degli altri che finisce. Che brutta frase! Che meschineria! Che me ne importa.

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