Nella “rete” di Sarzana… cadere è un piacere

La rete che imprigiona, la rete che unisce. La rete per navigare, la rete della finale. La “rete” è un termine che assume significati diversi in base al contesto e al campo di riferimento ed è proprio questa parola a essere il filo conduttore della 14esima edizione del Festival della Mente, che si terrà a Sarzana da venerdì 1 a domenica 3 settembre.

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Essere un pellegrino significa pregare coi piedi

I viaggi sono come i libri, te ne innamori eppure li scordi, ciò che rimane è l’impressione che ti ha fatto saltare lo stomaco, la sensazione che tutto è possibile. D’altra parte, dei viaggi come dei libri, spesso ne senti parlare prima di affrontarli, ma è prendendo un libro in mano e facendo il primo passo con lo zaino in spalla che ti accorgi “che il Cammino non esiste davvero finché non tocca a te. Perché, a conti fatti, l’inizio sei tu”. Il viaggio di Orlando Manfredi, raccontato nel libro “Il cantautore va a Santiago!” (Fusta editore), è un viaggio volto prima di tutto a sconfiggere la Crisi Globale, quella crisi che è un vuoto di speranze, aspettative, possibilità e occasioni. Una Crisi che è possibile vincere solo cantando e camminando, perché essere un pellegrino significa “pregare coi piedi”.

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A chi si sente perso

C’era una volta un ragazzo italoamericano che sognava di fare lo scrittore. Lungo il corso della sua vita ha scritto centinaia di pagine tanto belle da farti venire le lacrime agli occhi ma se ne è andato insoddisfatto. Per vivere faceva lo sceneggiatore a Hollywood, eppure anche quando la malattia l’ha costretto a letto ha continuato a fare ciò che forse lo faceva stare più bene: scrivere, dettando a sua moglie il suo ultimo romanzo. Parlo di John Fante, anche se il suo nome, ai fini del discorso è del tutto irrilevante. Ciò che mi interessa è tentare di capire perché non fosse felice, cosa lo rendesse insoddisfatto. Lui che ha scritto romanzi indimenticabili, lui che aveva una famiglia che lo amava, tutte le carte in regola per spegnere la sua inquietudine.

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Quella volta che Paul Auster si spacciò per Paul Benjamin

Anche se può sembrare assurdo, c’è stato un tempo in cui Paul Auster non era Paul Auster. Parliamo della fine degli anni ’70: Auster aveva appena tentato di far produrre “Action Baseball”, il gioco da tavola col quale sperava di fare soldi a palate ma le cose non erano andate come se le era immaginate. “Non toccherei il suo gioco nemmeno con un palo lungo tre metri”, le disse una spietata donna alla quale si era rivolto tentando di produrre “Action Baseball”. Stava cercando di sbarcare il lunario, ma il primo porto sicuro era a migliaia di chilometri di distanza.

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Social Network: libertà o prigionia?

Ogni tanto a Mae piace prendere il kayak e andare a largo, tra foche, otarie e yacht ormeggiati. Lo fa la sera, quando il sole è propenso al tramonto e la spiaggia è deserta. Il piacere che prova è fisico ed è dovuto solo in parte all’esercizio al quale sottopone il suo corpo. Ama quel tempo trascorso sul filo dell’acqua perché è da sola, lei e il mare, il sudore e l’acqua salata. D’altra parte, il resto del giorno è sempre – sempre  – a contatto con il mondo, parte – fondamentale come ognuno di noi – di una rete sociale che sta stringendo sempre più le sue maglie.

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