La casa di famiglia (racconto)


Un uomo che non chiedeva mai niente, dopo cinquantasette lunghi anni, si ritrova costretto ad abbandonare la casa dov’è nato. Riempiendo gli ultimi scatoloni, la sera prima del trasferimento, cammina per le stanze, cercando di capire com’è arrivato tutto d’un fiato quel momento.

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Susanna Tamaro, “Voglio un mondo meno efficiente e più poetico”

Ci sono amicizie che salvano, che ti fanno capire che al mondo non sei solo. Persone che trasformano quelle stranezze che non smetti di rimproverarti in quei piccoli dettagli che, miscelati, fanno di te quello che sei davvero. L’amicizia tra la scrittrice Susanna Tamaro e il poeta Pierluigi Cappello era un’amicizia di questo genere. Lei soffre della sindrome di Asperger. Lui a sedici anni ha fatto un incidente che lo ha costretto a una vita di sofferenza fino alla sua dipartita, avvenuta il primo ottobre 2017.  «Mi ha insegnato che chi ama la vita trova sempre la forza di rinascere», ha raccontato Susanna Tamaro. «La vita, finché c’è, è troppo bella per essere abbandonata. Pierluigi quando si è ammalato non aveva alcuna intenzione di morire. Lui amava la vita e voleva vivere ancora. Ci si abitua a tutto se c’è l’amore».

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Comunità strappate, comunità alternative

SARZANA – Mentre il mondo si parcellizza, si fraziona, e a volte si sgretola, a Sarzana, alla quindicesima edizione del Festival della mente, si parla di comunità. Ma cosa significa oggi comunità? Questo è quello che si è chiesta Benedetta Marietti, la direttrice del Festival, che ha costruito il programma di questa edizione con l’obiettivo di fornire, attraverso gli eterogenei punti di vista dei relatori chiamati a parlare, strumenti nuovi per capire il presente e la realtà che ci circonda.

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Identità multiculturali, un modo creativo di stare al mondo. Intervista a Kamila Shamsie

SARZANA – Tra una caffetteria nel Massachusetts e il consolato britannico di Karachi c’è Wembley, con il suo canale sopraelevato e la sua strada principale fitta di negozi. Qui è ambientato il nuovo romanzo di Kamila Shamsie, Io sono il nemico (Ponte alle grazie), che le è valso il Women’s Prize for Fiction 2018. Ma tra gli Stati Uniti e il Pakistan c’è anche Sarzana. Qui, in occasione della quindicesima edizione del Festival della mente, Kamila Shamsie ha parlato dei fratelli Pasha, persi tra il passato jihadista e un futuro tutto da costruire. Acclamato in Gran Bretagna e negli Stati Uniti come un romanzo potente e stupefacente, Io sono il nemico affronta una serie di tematiche urgenti, come il senso della comunità, il problema delle periferie, il ruolo delle famiglie, il bisogno di riscatto di chi abbandona tutto per cercare pace e prosperità lontano dal luogo di origine. Allo Scriptorium ha parlato di famiglia e di comunità, di identità e di emigrazione, dei romanzi che la guidano nella scrittura e dell’importanza del racconto orale.

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Alla ricerca dei capolavori sommersi. L’operazione epica di Laurana Reloaded

In fin dei conti, è sempre una questione di tempo. Un amore che sarebbe potuto essere e non è stato, una storia venuta troppo presto o troppo tardi, una dilazione non concessa, un incontro mancato per pochi secondi. Un libro, per esempio, si trova a fronteggiare quotidianamente la sua personalissima sfida contro il tempo, quel tempo che lo vuole relegare in un magazzino sepolto dalla polvere e nell’oblio più profondo. Pochi sono quei libri che riescono a sopravvivere. Per la maggior parte finiscono sommersi sotto centinaia di metri cubi di indifferenza, dove nuotare, anche per i più esperti, è cosa alquanto ardua.

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