Mod non riesce a controllare certe pulsioni. Intervista a Corrado Ori Tanzi

Un uomo, una mattina come tutte le altre, si dirige verso lo studio commercialista presso cui lavora. Durante il tragitto, tuttavia, viene investito e la sua anima si addentra nell’aldilà. Giunta in una sorta di piazzale, accanto a sé conta trentatrè anime. Lui è la trentaquattresima, ma quando le altre vengono chiamate, lasciando quella provvisoria collocazione, l’uomo, il commercialista, il commercialista defunto, rimane escluso e comincia a camminare. Nessuno lo ferma e passo dopo passo finisce alle spalle di un ristorante, evidentemente di nuovo sulla terra. Si guarda allo specchio e quello che vede non è il suo volto, è più giovane, è più bello, il suo portafoglio è pieno di banconote. Nelle tasche dei pantaloni trova un foglio, su cui compaiono per pochi istanti alcune lettere vergate con l’inchiostro. «Ti chiamerai Mod», fa in tempo a leggere, prima che le parole scompaiano. Neanche il nome aveva conservato.

Così inizia Mod – Nel nome della morte, il nuovo e affascinante libro di Corrado Ori Tanzi, già autore, e cito solo alcuni titoli della sua bibliografia, delle black stories Milano Fa Male (2011), Febbre di Ferragosto (2012), Hotel Botola (2012), pubblicate da Milano Nera. Il romanzo, il primo di una tetralogia, è stato pubblicato nella collana seriali dalla casa editrice di Brescia EdiKiT, una collana che vuole coniugare il linguaggio della narrativa con la serialità tipica del fumetto. Gli altri tre volumi di MOD, infatti, usciranno prossimamente a cadenza bimensile. Abbiamo intervistato l’autore. Ecco cosa ci ha raccontato.

Ricorda il momento in cui ha pensato per la prima volta a Mod? Storia, personaggi, ambientazione, cosa è nato prima? Insomma, può raccontare la genesi dell’opera?

Mod mi ha bussato alla porta mentre leggevo un testo sulla vita di Amedeo Modigliani. Mi chiesi, è possibile scrivere la storia di un maudit che esca dai profili letterari che conosco? Pensai di immaginarlo un angelo nero che si porta appresso un fardello a cui non può sottrarsi. Il resto è venuto a cascata. Citazioni dylaniane e springsteeniane comprese.

Da dove spunta Alphabet City?

Più che un quartiere dell’East Village di Manhattan, Alphabet City è una città incastonata in New York City a forma di quadrilatero con le strade chiamate con le lettere dell’alfabeto A, B, C, D. Ad Alphabet City c’è il celeberrimo mural dedicato a Joe Strummer ad esempio, le stesse magnifiche case in brownstone che più in là impreziosiscono Brooklyn, tanti speakeasy che creano un forte centro di aggregazione giovanile, ma soprattutto vive di un senso di appartenenza che forse oggi neanche il Greenwich Village può più mostrare. Tanto per dire, la speculazione edilizia aveva qualche anno fa imposto la cancellazione del graffito dedicato a Strummer, poi un moto popolare nato dal niente ha praticamente obbligato Dr. Revolt a rifarlo identico nello stesso posto senza paura delle conseguenze. Era perfetta per la mia storia. La libreria Duquesne & Son poteva sorgere solo lì.

Quanto sono vicine e quanto sono lontane Alphabet City e la Milano che ha raccontato nei romanzi precedenti a Mod?

Milano ha un cuore oscuro che Alphabet City ancora non ha, ma una certa anima popolare novecentesca resiste in entrambe.

Una delle tematiche che affronta il suo romanzo è quella del desiderio, che può essere abbracciato o negato. Il controllo sulle pulsioni è ciò che permette alle persone di raggiungere l’equilibrio, ma a quale prezzo? 

Mod, purtroppo per lui, non riesce a controllare le sue improvvise pulsioni. Viene, in un certo senso, eterodiretto dalla maledizione che il Comandante Supremo là in alto gli ha scagliato contro per essersi sottratto al suo giudizio finale. In termini più generali il controllo delle pulsioni è sempre cosa buona e giusta se non è castrante. Ovviamente se le pulsioni rientrano nell’alveo del rispetto del prossimo.

Il protagonista, alla sua morte, si addentra nell’aldilà. Mentre scriveva aveva in mente una rappresentazione dell’aldilà particolare tra le tante proposte dal cinema, dalla letteratura e dal fumetto?

No, non una in particolare. Mi sono immaginato un’autorappresentazione dantesca piuttosto che le passeggiate nell’aldilà di Omero e Virgilio. Tutto molto classico e tradizionale.

L’identificazione con malvagi e assassini, da Delitto e castigo in avanti (e forse c’è qualche caso anche prima), rappresenta un controverso elemento di fascino. Negli ultimi anni, il fenomeno pare svilupparsi in maniera sempre più persistente e originale. Un esempio tra i tanti: il cinico e diabolico Frank Underwood di House of Cards che entra in intimità con il pubblico guardando la telecamere e rompendo il muro della diegesi. Quale effetto ricercava affidando all’inizio proprio al protagonista la voce narrante?

Nella mia narrazione ho cercato di costruire un personaggio che sì, secondo una definizione elementare, verrebbe chiamato serial killer, ma che è qualcosa di ben più complesso. Così, per facilitarmi il compito, mi sono fatto aiutare da Dio.

Corrado con Tardis.jpg
Corrado Ori Tanzi

La collana seriali mira a coniugare il linguaggio della narrativa con la serialità tipica del fumetto. Di Mod, infatti, sono previste altre tre uscite. Ha influito in qualche modo sul suo lavoro la linea della collana?

No, assolutamente. Il mio romanzo è stato scorporato in quattro parti per volontà dell’editore che mi ha trovato concorde, ma è stato concepito sin dall’inizio come opera unica. Diciamo che è una serialità ex post.

Prima di lasciarla andare, quali libri secondo lei dovremmo aggiungere alla lista dei nostri romanzi da leggere?

Tre millimetri al giorno di Richard Matheson, In tutto c’è stata bellezza di Manuel Vilas e Il libro contro la morte di Elias Canetti.

 

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