Quella strada che non avevamo neppure preso in considerazione

Siamo cresciuti sognando di diventare eroi, persone giuste, amate e capaci di grandi cose. Siamo cresciuti pensando che tutto sarebbe stato alla nostra portata, che con l’adeguata dose di sudore avremmo potuto conquistare il mondo. Poi, quando siamo cresciuti veramente, ci siamo resi conto che di quel castello non restavano altro che macerie, qualche mattone (relitto di un’antica società ormai estinta), una colata di cemento qua e là, i perimetri di case abbandonate.

In questo nuovo scenario tutte le strade che pensavamo di conoscere sono scomparse, quei percorsi che facevamo a occhi chiusi sono saltati. Prima svolta a destra, la seconda a sinistra e poi sempre dritto, non era così? Mettiamo in dubbio la nostra memoria, tutto quello che abbiamo costruito e pensavamo di aver imparato. Alla fine cosa significa crescere se non fissare dei punti di riferimento? Li avevamo fissati, chiodi e martello, avevamo picchiato per terra fino a farci sanguinare le mani; ma tutto ciò non è servito a niente. Di quelle rudimentali costruzioni, alle quali avevamo affidato il nostro futuro, non resta nient’altro che il ricordo.

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In questo mondo fatto di macerie Zerocalcare ambienta i suoi due ultimi lavori, Macerie prime Macerie prime. Sei mesi dopo. Due lavori che in realtà sono un’unica storia divisa in due parti. Tra l’uscita del primo e l’uscita del secondo sono passati esattamente sei mesi, come sei mesi sono passati nella diegesi. Un’idea interessante che avvicina, ancor più di quanto già non sia, il mondo della storia al mondo del lettore. In fondo Zerocalcare non intende inventare nulla: cerca nella sua vita, ordinaria e straordinaria allo stesso tempo, ciò che vale la pena raccontare e condividere. Le inquietudini, i paradossi, le ansie, gli accolli, quelle banalità della vita di tutti i giorni che tanto spazio occupano nelle nostre esistenze. Una volta individuati questi elementi il fumettista li trasfigura con il suo stile magistralmente metaforico, fatto di simboli, plurivoci livelli di lettura, zavorre e drammatizzazioni, nel senso teatrale del termine.

Ogni storia di Zerocalcare si rivela una storia di formazione. Tradizionalmente, in questo genere di narrazione, il protagonista trova il proprio posto nel mondo, soddisfazione personale e realizzazione. Nelle storie di Michele Rech (questo è il suo nome) Zero scopre qualcosa di nuovo e raggiunge un livello superiore di consapevolezza. Una consapevolezza che solitamente ha a che fare col senso di responsabilità, l’importanza dell’amicizia e la cura per le persone. Tutto molto semplice, a volte banale, ripetitivo. I personaggi sono sempre quelli: Zero, Secco, Cinghiale, Sarah, Katja, Deprecabile e Giuliacometti (rigorosamente tutto attaccato). C’è chi vorrebbe un figlio, chi lo ha e deve capire che cosa farci, chi vorrebbe andare a convivere, chi tenta di non finire in carcere, chi cerca il lavoro dei suoi sogni, chi tenta il suicidio. C’è chi è cambiato e chi è sempre lo stesso, per quanto tempo sia passto. Anche se cerchi di muoverti piano e con attenzione la clessidra che tutti portiamo sulle spalle non smetterà di fare il suo sporco lavoro.

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E quindi? Come possiamo trovare un equilibrio tra queste macerie? Rimettere ogni cosa a suo posto, spesso pensiamo che sia questa la soluzione, ma quando siamo riusciti finalmente a recuperare tutti i cocci che avevamo sparso per terra ci rendiamo conto che sono scheggiati, deformati, che alcuni hanno cambiato forma e ricostruire il puzzle come lo conoscevamo non è proprio possibile. Allora dobbiamo avere la forza di prendere una strada che non avevamo mai neppure preso in considerazione, una strada dissestata, fatta di sfiancanti salite e ripide discese, ma è pur sempre una strada e da qualche parte porterà. Magari non dove ci eravamo aspettati di arrivare. E mentre il navigatore ricalcola una via alternativa, ricordiamoci di alzare la testa e di prenderci cura dei superstiti.

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