Chissà dove sono finiti tutti quei grilli che cantavano la notte

Una storia che ha il sapore di ciò che è stato e che mai più potrà essere, questo è il racconto di Massimo Corci, classe 1960, ex carrozziere, ora giardiniere, che un giorno ha preso in mano la penna e ha cominciato a scrivere. E ha scritto per mesi. D’altra parte d’inverno c’è poco lavoro per chi si occupa di piante e giardini e Max ha avuto il tempo di fermarsi, ripensare alla propria infanzia, radunare i ricordi e raccontare. Il computer non lo sa usare, va in giro con un cellulare degli anni Novanta che fa quello che facevano i telefoni prima di diventare smart: chiamare e mandare messaggi. Così, come Mauro Corona, uno degli scrittori che ama di più, ha affidato a qualcun altro (sua moglie) il compito di trascrivere a macchina ciò che aveva fissato su carta. Non a caso, alla fine, scrive:

Un ringraziamento particolare a una grande donna,

Chiara,

senza il suo aiuto questo libro non esisterebbe.

Dedicato alla figlia Marta – “custode dei miei ricordi” -, Io ricorderò sino alla fine è un memoir di 113 pagine autostampato dall’autore in 19 copie, di cui una è andata smarrita. Tolta quella copia, nel mondo esistono solo 18 esemplari di questo breve volume. Non c’è editore, non c’è mediatore. Non c’è su Amazon o Ibs. Non lo troverete su Google o Goodreads. Tutto è puro, è genuino. L’obiettivo dell’autore è quello di raccontare, rivivere e far vivere attraverso le parole quelle emozioni ricordate tanto tempo fa, quando ancora i grilli cantavano la notte. Tutto qui.

 

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La copertina

Mi viene in mente quella famosa frase di Gabriel Garcia Marquez sulla narrativa, quella frase in cui dice che la narrativa è nata quel giorno che Giona è tornato a casa e ha raccontato alla moglie che aveva fatto tardi perché era stato inghiottito da una balena. Chi ha avuto la fortuna di leggere il libro è stato inghiottito dalle storie di Massimo e della sua famiglia. Vivevano a Settimo Milanese, ai tempi un “villaggio” alle porte di Milano, a due chilometri da Rho, che mai si sarebbe sognata di ospitare un giorno l’amato-odiato Expo. Quella via Novara che collega Settimo a piazza Melozzo da Forlì – e che oggi i più conoscono perché porta a San Siro – era un ponte tra la città e la campagna, un lungo rettilineo che, attraverso “campi coltivati, fossi e fontanili”, collegava due mondi distanti, dotati di identità forti e ben definite. Ma è la campagna il luogo dell’idillio. Le descrizioni sono poetiche, vive e precise. I prati prendono vita, la bellezza della vita di campagna è rievocata con malinconia.

Pioppi maestosi! Poco prima dell’estate rilasciavano i loro semi avvolti in una soffice lanetta. Un soffio di vento li trasportava leggeri, sembravano neve e in breve tempo, accumulandosi, imbiancavano tutto, strade cortili e ogni anfratto.

Storie d’amicizia, di fatica, di sofferenza e di gioie che hanno il sapore dei racconti di Twain e Saroyan, anche se gli scrittori che Corci ama di più sono Andrea Vitali, Francesco Vidotto e il già citato Mauro Corona. Erano gli anni ‘60, gli anni del boom, gli anni in cui chi aveva il coraggio di osare faceva fortuna, gli anni in cui un contadino poteva sognare di comprare un terreno e allargare il proprio giro di affari, gli anni in cui i bambini per giocare scendevano in strada, si facevano male e tornavano a casa felici, con in testa il desiderio di abbandonarsi alla prossima avventura. Erano anni affascinanti che chi come me non ha avuto la fortuna di vivere grazie a Massimo Corci ha la possibilità di immaginare.

Dopo aver finito il libro ho chiamato Massimo e gli ho chiesto quando aveva intenzione di proseguire la storia, nella convinzione che avrebbe aspettato con trepidazione l’inverno per mettere nel magazzino gli strumenti da lavoro e tornare a impugnare la penna. raccontando l’adolescenza e tutto quello che è venuto dopo. Invece, dopo la magia è sparita – mi ha risposto – non sono più stato felice come in quegli anni.

Vi starete chiedendo: embè, e con questo pezzo cosa ci faccio? D’altra parte, non posso leggere il libro in oggetto, non lo posso trovare né in biblioteca né in libreria. E quindi? Quindi tenetelo a mente, Io ricorderò sino alla fine troverà il modo di arrivare da voi. Ma se anche così non dovesse andare a finire, saprete che esiste ancora qualcuno che scrive per necessità, che la narrativa è biologicamente indispensabile all’uomo, che la letteratura è viva e tale rimarrà finché un essere umano, a un certo punto della sua vita, sentirà il bisogno di raccontare ciò che prova e ciò che ha vissuto.

Quindi lo sarà per sempre?

Sì, sino alla fine.

 

Post scriptum

Il libro è stato inviato all’Archivio diaristico nazionale di Pieve Santo Stefano (quasi al confine tra Toscana, Umbria e Romagna), una fondazione che raccoglie memorie e alle più affascinanti tra queste concede la pubblicazione. Dall’archivio sono passati, per esempio, “La spartenza” di Tommaso Bordonaro (pubblicato da Einaudi nel 1991 con una prefazione di Natalia Ginzburg e ora ristampato da Navarra editore con una prefazione di Goffredo Fofi) e “Terra matta” di Vincenzo Rabito (pubblicato sempre da Einaudi nel 2007). I tempi sono lunghi, la selezione feroce. Non ci resta che attendere.

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