Enrico Brizzi, “Gli uomini come le montagne, maestosi e fragili”

Quando guardo le montagne, scrisse una volta Messner, ho i sentimenti delle montagne dentro di me: li sento, come Beethoven che sentiva i suoni nella testa quando era sordo e compose la Nona sinfonia. Le rocce, le pareti e le scalate sono un’opera d’arte. E sono sempre di più le persone che hanno imparato ad ascoltare la voce delle alte vette, una voce limpida e autentica. Ne sono testimonianza gli autori, che sempre più scelgono di dar spazio nelle loro storie ai monti, e i lettori, che cercano quelle sollecitazioni che, forse, la città non è più in grado di dar loro. Ieri è stata presentata a Milano la 44esima edizione del Premio Itas del Libro di Montagna, il premio che celebra proprio le storie che hanno a che fare con la montagna. Per l’occasione abbiamo intervistato Enrico Brizzi, scrittore (autore, tra i tanti, del romanzo cult Jack Frusciante è uscito dal gruppo) e presidente della giuria del premio Itas.

Come vede questa nuova edizione del Premio Itas?

Per noi è un’edizione importante perché è la prima edizione in cui si torna all’annualità del premio. Da quest’anno Itas ha deciso di supportare il ritorno al formato storico e a tutto il patrimonio delle edizioni guidate da Mario Rigoni Stern. L’anno scorso, poi, per noi è stato un anno molto particolare per la splendida partecipazione di Paolo Cognetti, che abbiamo avuto modo di premiare con mesi di anticipo rispetto allo Strega.

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In ordine da sinistra a destra, Lorenzo Carpanè (responsabile del Premio ITAS e del progetto formativo dedicato ai ragazzi Montagnavventura), Enrico Brizzi e Fabrizio Lorenz (Presidente di ITAS Mutua, compagnia assicurativa ideatrice e promotrice del progetto)

Un legame, quello tra il Premio Itas e Cognetti, che è parso predestinato.

Non so quando ricapiterà in Italia un bestseller incentrato sul tema della montagne che si fa vedere così tanto come Le otto montagne. Non capita spesso di trovare bestseller che abbiano le montagne come sfondo e motivazione. D’altra parte, in questo momento storico – in cui in c’è sempre più attenzione allo stile di vita, a quello che si mangia – le montagne non sono più né il luogo del sublime romantico né il luogo del superomismo ma sono la quintessenza e il paradigma di quello che dobbiamo tutelare. Quando i ghiacciai si ritirano al ritmo di 50/100 metri l’anno, ci rendiamo conto di quanto siano fragili le montagne, nonostante il loro aspetto maestoso, ed è una bella metafora della condizione umana. Siamo fragili anche noi.

A lungo siamo stati convinti che la tecnologia e la città potessero garantire sempre maggior benessere, ma di recente ci siamo accorti che non è proprio così. Forse nasce da questa disillusione la sempre più diffusa fascinazione nei confronti della montagna?

La città, come teatro del consumismo sfrenato, è un paradigma in crisi e negli ultimi dieci anni sempre più persone ne hanno consapevolezza. Ci si è illusi che lavorando tantissimo si potesse avere sempre di più. La mia generazione si è trovata per la prima volta ad avere meno di quella dei padri. E come padre a mia volta sono preoccupato per le mie figlie. Allora, non potendo avere nelle mani le redini della macroeconomia o della situazione politica e decisionale, quello che ognuno di noi può fare – e già qualcuno lo sta facendo – è una rivoluzione dei costumi, una rivoluzione che porta non necessariamente ad abbandonare la città come luogo di vita ma ad abbandonare l’abitudine a vederci esclusivamente come creature di città. Per esempio, penso che venerdì Milano si svuoterà e buona parte delle persone andranno verso i laghi, in Val Brembana, in Val Camonica, in Val d’Aosta. Forte è il bisogno reale delle persone di trovare qualcosa d’altro. Poi, lo troverai in un weekend in cui passi sette ore in coda? Probabilmente no, ma l’esigenza è palpabile. Coloro che fanno scelte davvero radicali sono pochi, però è già ottimo che le persone si interroghino su quello che mangiano e consumano, che si chiedano se quello che mangiano è solo buono di sapore o è anche sano e prodotto in maniera etica. Sono domande che fino a pochi anni fa si facevano davvero in pochi. Oggi qualcosa sta cambiando e questo fa ben sperare per il futuro.

Tra pochi giorni ci sarà il termine per la presentazione delle opere in gara per la nuova edizione del premio Itas. C’è qualche novità tra i titoli finora arrivati?

Naturalmente, non posso rivelare i titoli, ma c’è da sottolineare la candidatura di alcune interessanti graphic novel, sia per adulti che per ragazzi. C’è anche l’aumento di testi di riflessione sul momento storico che stiamo vivendo. Qual è il rapporto che abbiamo con la dimensione della città, dello spazio aperto e della terra selvaggia?, si chiedono molti di questi libri. Tutto questo mi fa pensare che dentro l’ambito più generale di una ridiscussione che ognuno di noi fa con i propri desideri, scrivere o leggere di montagna come dimensione di libertà che si offre a tutti quanti sia un segno dei tempi.

Il premio Itas, come sempre, non si limita a ratificare la situazione esistente ma tenta di condizionare la realtà e di fornire degli spunti di riflessione. Forse un unicum nel panorama italiano.

Sai, io a sedici anni avevo dei sogni abbastanza comuni: volevo suonare in una band e speravo che qualche editore leggesse i miei racconti. Il problema mio e di tutti i miei amici era quello di raggiungere interlocutori più o meno qualificati. Il fatto è che la creatività non viene stimolata se fino a diciott’anni ti spingono a scrivere soltanto il tema in classe, tra l’altro giudicato non tanto sulla capacità di scrittura ma sulla capacità di stare nel solco della traccia. Allora come un premio letterario può influenzare la realtà? Secondo me, tutto il lavoro che viene fatto con Montagnavventura – leggere 770 racconti di ragazzi tra gli 11 e i 25 e regalare ai migliori l’opportunità della pubblicazione, la piccola gratificazione di ricevere il premio in pubblico – non è così scontato e non tutti i premi letterati lo fanno. Per me è molto bello vedere i ragazzi che hanno partecipato con un racconto quattro anni fa che continuano su quella strada. Per me è molto bello che ci sia qualcosa che dia ai ragazzi la voglia di continuare a scrivere, provando a migliorare. L’attenzione che il Premio Itas dà agli esordienti è importante e auspico che resti loro qualcosa e che sentano che quelle sette serate passate a scrivere invece che a guardare una serie tv siano servite a qualcosa.

I vincitori verranno annunciati il 27 aprile a Trento.

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