La difficile vita di un lettore qualunque all’alba del 2018

Contrariamente a quanto si possa pensare, la vita di un lettore non è per niente facile.

La lettura idealmente è un momento solitario, una pausa dal mondo esterno; almeno nella mia testa deve esserlo se fatta come si deve. Al contrario, se si riesce a interagire con il mondo meglio chiudere il libro e sceglierne un altro.

Quando basta pensare alla lista della spesa per dimenticare le ultime 5 pagine lette o ci vuole un’eternità per ricordare “cosa diamine stava facendo il protagonista?”, decisamente non va.

Perché leggere se non si è completamente rapiti, assorbiti e catapultati nella storia? Anche pochi minuti, ma devono essere intensi. Poi, improvvisamente, arriva quel momento, siete soli….

“Leggi?”

“Cosa stai leggendo?”

Bene, qui inizia il dialogo forzato con un simpatico interlocutore, che vedendo il libro si sente in dovere di interagire con noi.

Nella mia esperienza le categorie principali sono due.

I primi non apprezzano molto la lettura, sono totalmente disinteressati verso libri & affini, vi guardano con tenerezza e un velo di incomprensione, più o meno come si guarda un panda allo zoo. Noi lettori, piccole creature buffe.

Costoro con grande orgoglio tengono molto a sottolineare che a loro leggere proprio non interessa, che non aprono un libro dal 1993, che eroi!, nemmeno a scuola lo facevano perché con il loro grandissimo ingegno potevano trovare trucchi per ovviare a questa annosa fatica.

Tutto molto bello e tutto molto interessante, ma io non lo volevo sapere.

Davvero, se non vi piace leggere e trovate sulla vostra strada un buffo lettore con il suo libro, ecco, vi assicuro che non si è messo li di proposito per disturbarvi, urtare la vostra sensibilità e sfidarvi.

Se lo lasciate stare non vi darà fastidio. E non dategli da mangiare, grazie.

I secondi invece sono i disinteressati improvvisamente investiti da sensi di colpa che sentono di doversi giustificare di fronte al nostro libro.

“Come sei fortunata tu che hai tempo di leggere” (grazie, sminuisci pure i miei impegni); “Io anche a casa non ho un attimo” (ma si, sminuisci anche le mie doti di casalinga disperata); “Ah ma sai, anch’io prima leggevo tantissimo” e qui di solito parte un elenco (non richiesto) di improbabili letture che dovrebbe farci capire che in fondo stiamo parlando con un intellettuale.

Come sopra: se incontrate un povero lettore con il suo piccolo libricino tra le mani, non è lì per scatenare i vostri sensi di colpa. Non si è messo sulla vostra strada per giudicarvi e umiliarvi; se voi non lo guardate, lui non si accorgerà di voi.

Un lato positivo però in fondo c’è, perché nonostante tutto il libro non è ancora un oggetto che lascia indifferenti, non è ancora diventato invisibile e continua ad essere in grado di suscitare dibattito.

Pensiamoci, quando compriamo un libro è nelle nostre mani, percepiamo fisicamente che è uno. Secondo questo principio anche la storia dovrebbe essere una per tutti quelli che lo leggeranno.

Come invece sappiamo benissimo, è sempre strano scoprire come un libro ne racchiuda in realtà moltissimi e si fonda naturalmente con la storia personale di ognuno creando automaticamente una combinazione unica e non replicabile in alcun modo, anzi, variabile addirittura per la stessa persona a seconda del momento in cui si approccia alla lettura.

Per questo motivo, tralasciando il sarcasmo, trovo bellissimo e stimolante discutere con altre persone di libri ma questa parte comunitaria dovrebbe essere destinata al momento dello scambio di idee, DOPO la lettura e possibilmente cercando di dar vita a un momento costruttivo.

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