Il cuore nero di Milano non luccica come la Madonnina nella notte

Non so voi, ma io da un romanzo pretendo una storia che mi appassioni, scritta in un linguaggio autentico, ricca di informazioni che non possiedo. E, soprattutto, ore di immersione totale. Bene, Gianluca Ferraris con “Shaboo” (Novecento editore) è riuscito a darmi tutto questo.

Si tratta del terzo volume con protagonista Gabriele Sarfatti, personaggio che ha già conquistato i cuori dei lettori dei romanzi “A Milano nessuno è innocente” (2015) e “Piombo su Milano” (2016). E insieme a Sarfatti tornano Giulia, la ex mai dimenticata, e WhatsApp Image 2017-11-07 at 12.40.36.jpegil dolcissimo Zucchero, pusher e migliore amico di Sarfatti. Al centro di questo nuovo romanzo c’è lo shaboo, “la più bastarda delle anfetamine”, la droga più economica e devastante ora in commercio a Milano. Uno stupefacente “low cost che al primo sniffo pare uguale alla coca ma dopo poche sessioni di narice inizia già a farti salire una dipendenza folle, mentre il resto del tuo organismo cede piuttosto rapidamente”. Lo shaboo ti solleva dalla fatica di mangiare, bere e dormire. Puoi stare sveglio per ventiquattro ore di fila senza perdere concentrazione, facendo felici i datori di lavori. Non è quindi un caso che lo shaboo sia la droga più diffusa tra gli immigrati costretti a fare lavori pesanti per una sequenza interminabile di ore. Dapprima venduta a romeni, cinesi, filippini, albanesi ed ecuadoregni, ora la sua diffusione, come ben racconta Ferraris, è sempre maggiore, anche tra chi non ha bisogno di passare la notte in bianco per guadagnare qualche euro per il pranzo. D’altra parte, il supermercato aperto 7/24 piace a ogni persona civile di questo mondo, no?

Da un po’ volevo raccontare una storia che avesse a che fare con la droga, ci ha raccontato l’autore. In questo romanzo ho provato a immaginare cosa potrebbe succedere se nello spaccio milanese, solitamente tranquillo e ordinato, scoppiassero tensioni capaci di sconvolgere la situazione. Tutto questo mentre le famiglie mafiose hanno le mani sempre più pulite, non perché si siano redenti ma perché affidano il lavoro sporco agli immigrati, barricandosi dietro lauree alla Bocconi e società per azioni che fatturano milioni di euro all’anno. Oggi i boss ipotizzano, racconta Ferraris, che i loro nipoti potranno godere di un patrimonio pulito, costituito di beni come ristoranti e società quotate in borsa. La cosa più drammatica, continua Ferraris, è che le madri non sanno nemmeno che cosa sia lo shaboo, sebbene sia alla portata dei loro figli, che credono al sicuro per le strade della loro “Presunta Metropoli”.

Già, la “Presunta Metropoli”. Così spesso Ferraris ama definire Milano. Sì, perché lo scrittore genovese di nascita e milanese d’azione ha un’idea giustamente molto alta di cosa si intenda per metropoli: un luogo dove ognuno può trovare riparo e non pallottole, e, si spera, un posto meno freddo del marciapiede dove passare la notte di Natale e i chiari di luna il resto dell’anno. Ma il male, sembra dirci l’autore, è sempre un passo avanti al bene, sempre che tra le due fazioni esista davvero una differenza assoluta. Un male che pare necessario, capace di vincere ogni resistenza. Non importa quanti assistenti sanitari verranno a bussare alla nostra porta cercando di darci una mano, perché sulle nostre spalle non ci pesa il peccato originale ma il quartiere in cui siamo nati e cresciuti, la quantità di debiti dei nostri genitori e dei litri di vodka che padri e madri hanno consumato a settimana. La violenza subita si trasforma – tramite un’equazione per sua stessa costituzione infallibile – in violenza arrecata.

In questo romanzo – che si destreggia tra poesia e ironia, piroette e tanghi appassionati -c’è Milano, c’è il giallo, ma soprattutto c’è Gabriele Sarfatti, un personaggio sfaccettato e complicato, dolce e malinconico, un uomo senza punti di riferimento, come gran parte dei quarantenni di oggi, abituato ad aggrapparsi – per evitare di cadere giù nel burrone – alle droghe, leggere e pesanti che siano (ma mai allo shaboo). Un omone che sa fare il suo lavoro di cronista ed è capace di scontrarsi con una realtà che lo vorrebbe meno determinato e più compiacente. Ma lui è un uomo con degli ideali, per quanto possa sembrare incoerente e anacronistico.

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