Siamo tutti fottuti

Quando qualche amico compie gli anni, sono solita dire: -Alla tua età Alessandro Magno aveva un impero che si estendeva dalla Macedonia all’India. A tale affermazione di solito seguono risate deboli e finte perché è una battuta pessima. Ultimamente, però, questa impareggiabile gag sta iniziando a crearmi disagio perché ho 25 anni e c’è poco da ridere. Ero sicura che diventare adulta sarebbe stato fantastico, invece sto annaspando in un guazzabuglio di ansie, dubbi ed incertezze. E mentre boccheggio, vedo che tanti miei coetanei faticano a stare a galla.

Siamo la generazione che è stata definita come pigra, superficiale, narcisista, egoista, dispersiva, mai contenta. D’altro canto siamo anche abili con le tecnologie, attenti all’ambiente e partecipi della cultura globale. Pochi però prestano attenzione al fatto che tra queste due polarità si intravedono sorrisi stanchi e sogni sempre più sbiaditi. Pensavamo di poter diventare adulti e padroni delle nostre vite, invece ci sentiamo bambini che giocano a fare i grandi in un mondo spaventoso.

Il punto è che siamo il popolo del non più e del non ancora. Non esistono più le certezze rassicuranti dei nostri genitori, ma non possediamo la (forse apparente) capacità di adattamento ad un mondo fluido propria dei giovanissimi. Siamo la generazione più istruita di sempre, quella che ha visto la disoccupazione salire alle stelle, quella che dopo anni di studio può aspirare ad uno stage a 400 euro al mese, quella che non si sposa e non fa figli perché non se li può permettere, quella di #QuarterLifeCrisis e #ThisIsWhatAnxietyFeelsLike, quella che vive con i genitori fino a tardi perché gli affitti non si possono pagare con gli organi (e ne potresti comunque vendere pochi senza morire) e i soldi non ci sono.

Stay hungry, stay foolish stocazzo, insomma.

In realtà non siamo così pigri, superficiali e narcisisti; c’è dell’altro. Avete in mente quando siete in prima superiore e, all’intervallo, vi passano accanto i ragazzi di quinta? Vi sembrano incredibilmente adulti e padroni del loro futuro; allora aspettate con trepidazione il momento in cui anche voi diventerete così, ma a vent’anni suonati avete la netta sensazione di non avere ancora capito come si vive. Ecco: io percepisco così l’entrata nell’età adulta per me ed i miei coetanei.

Forse siamo schiacciati da obiettivi che non corrispondono più al mondo odierno (aka il posto fisso, la carriera, la casa di proprietà etc.) e mentre condividiamo post del tipo “a 25 anni la gente si sposa e io vorrei solo fare un giro su Fierobecco XD”, sentiamo che c’è qualcosa che non va, anche se non capiamo esattamente cosa. Sembra un misto di ambizioni, delusioni, pessimismo, insoddisfazione, scontentezza. (Sì, lo so che farsi un giro su Fierobecco sarebbe stupendo, ma rimaniamo focalizzati sulla questione)

Nel frattempo i trenta si avvicinano inesorabilmente e ti senti circondato da uno stuolo di persone che impugnano saldamente le redini della loro vita mente tu ti vedi come quei poveracci che al Palio di Siena guardano basiti il proprio cavallo che non esce dal box mentre il pubblico insensibile sghignazza.

Dopotutto vorresti solo condurre una vita semplice e serena, ma, nonostante gli sforzi, resti impantanato fino alle ginocchia in un immondezzaio di burocrazia, aspettative deluse ed occasioni perse.

Faccio un master? Un’altra laurea? Un dottorato? Troverò mai un lavoro decente? Ce la faccio a pagarmi da solo un monolocale? Vado a convivere? Devo pensare se voglio un figlio? Se non mi rinnovano il contratto, cosa faccio? Cosa racconto ai mei? Vado all’estero? Se avessi sbagliato tutto? E il cuore? È giusto che batta così forte?

Poi il tempo passa e tutto diventa dannatamente pesante, ridi, scherzi e non ti confidi con nessuno, anche se hai il sentore che tanti condividano le tue preoccupazioni. Se ti fermi un attimo a pensare, non puoi fare altro che chiederti dove diavolo sei diretto, soprattutto perché la risposta che il tuo cervello intimorito e forse menzognero ti suggerisce è: da nessuna parte.

Siamo millennial, ok, e adesso?

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7 pensieri riguardo “Siamo tutti fottuti

    1. è difficile da spiegare, penso un astratto furore a cui si aspira pur sapendolo irrealizzabile. Una mega astrazione? Un vizio ozioso? Un residuo immondo di adolescenza? Cecità? Blanda stupidità e superficialità?

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      1. Certezze, sicurezze (studio che si concretizza in un’occupazione, lavoro sicuro e gradevole [che per ora ho], casa che mi possa permettere), idee chiare, comprensione del mondo in cui vivo, fiducia in se stessi e nel fututo.

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      2. ammazza… tutto questo popò di roba è “semplice e sereno”? potrei dirti che solo la comprensione del mondo in cui viviamo – ambizione enorme: per comprenderne una briciola bisognerebbe passare tutto il tempo a leggere, viaggiare e conoscere gente di altri Paesi, altro che lavorare! – di per sé porta via gran parte dei concetti di semplicità e serenità. ma al di là delle mie considerazioni personali, cosa si frappone tra te e questa vita che desideri al punto da farti titolare il post “Siamo tutti fottuti”?

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    1. Personalmente una serie di incertezze e incapacità, ma il pezzo voleva essere una riflessione generica e non di certo la narrazione delle mie esperienze (altrimenti ci annoieremmo tutti a morte).
      Il titolo è provocatorio e servirebbe a sottolineare come, a fronte di tante parole negative che vengono dette della nostra generazione, ci sono anche molti problemi. Come ogni epoca storica, anche la nostra presenta delle difficoltà ed il mio desiderio era quello di spazzare via l’immagine del millennial viziato e superficiale per costruire invece il ritratto più realistico di un giovane, dei suoi problemi e delle sue incertezze oggi. Ho cercato (forse non in modo ottimale) di dare voce alle paure, anche ingrandite, dei miei coetanei (e anche mie, ovviamente). C’è del negativo, è vero, ma condividere le proprie ansie può essere liberatorio.

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