Un’opera “esemplare”. “L’anulare” di Yoko Ogawa

Di lei conosciamo poco, quasi nulla, neppure il nome. Sappiamo che è una ragazza giapponese, che ha lavorato in un’azienda che produce bibite, dove ha riportato un infortunio all’anulare, rimasto schiacciato negli ingranaggi di un macchinario (da qui il titolo dell’opera).

Il danno in sé non è di notevole entità, solo un piccolo lembo di carne che si è staccato, ma rimarrà una ferita simbolica nell’animo della giovane. Un giorno questa ragazza, camminando per Tokyo, giunge quasi per caso dinanzi all’ingresso di un palazzo cupo e fatiscente, dove scorge un cartello contenente un annuncio di lavoro, a cui decide prontamente di rispondere. Si reca così nel piano interrato, ed effettua il colloquio di lavoro con il signor Deshimasu, alla ricerca di una segretaria per la propria attività, che consiste nella catalogazione e conservazione di alcuni oggetti.

Formulata così non sembra un’offerta molto invitante, ma va precisato che si tratta di un laboratorio/archivio molto particolare. In esso sono custoditi oggetti di grande valore affettivo, definiti “esemplari”. Con questa espressione si intendono ricordi, frammenti di vita, che i clienti vogliono vengano conservati con cura per sempre. I primi giorni trascorrono serenamente: alla ragazza non sono richiesti compiti particolari, deve solo essere gentile con i clienti e assecondare le loro richieste. Per lei è anche l’occasione per ascoltare le storie, spesso singolari, che fanno da sfondo agli oggetti che vengono dati in consegna. Il datore di lavoro, il signor Deshimasu, è gentile e discreto e tratta con rispetto la nuova dipendente.

Col passare del tempo, però, l’atmosfera si colora di tinte sempre più fosche, fino ad assumere i contorni di un vero e proprio thriller psicologico. Tutto inizia da un regalo all’apparenza banale, un paio di scarpe, che il signor Deshimasu decide di consegnare alla protagonista, con l’invito a indossarle sempre sul luogo di lavoro. Le scarpe sono il grimaldello con cui il principale comincia a scardinare le difese della ragazza. Il rapporto tra i due diverrà sempre più sbilanciato, trasformandosi da una condizione di subordinazione lavorativa a un vero e proprio dominio/assoggettamento fisico e psichico.

L’insolita relazione amorosa si concretizza in rapporti sessuali privi di ogni passione negli asettici locali del laboratorio. Ad aggravare la tensione, i sinistri presagi di un calzolaio e di una vecchia che abita nello stabile, a cui la ragazza decide ostinatamente di non dare retta. Yoko Ogawa riesce a rendere con grande efficacia entrambe le fasi del libro, la parte iniziale più spensierata, e quella successiva, più cupa e tesa, attraverso un utilizzo molto mirato della parola, e alla capacità di creare un clima via via più claustrofobico.

L’anulare è un’opera da leggere tutto d’un fiato e custodire in un angolino della libreria, con cura, proprio come se fosse “un esemplare”.

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