In estate andate al mare, i libri fanno schifo

In estate andate al mare, non leggete libri. Il tempo per leggere è un altro. Appartiene all’inverno, magari all’autunno, meno alla primavera, o comunque ai pomeriggi, e se non avete troppo tempo allora appartiene al mattino presto. Conosco molta gente che si sveglia prima, prestissimo, solo per leggere un’ora, in santa pace, e poi andare a lavoro. In estate, le ragazze. E se mancano, la pesca al lago. In mancanza del lago, i rutti con gli amici, la birra gelata, la pizza coi carciofi, le sigarette in macchina, la noia. In estate andate al mare, non leggete libri. Sul giornale magari, la prima domenica di luglio, verrà fuori la lista dei libri da leggere, dei dieci libri dell’estate. E’ una menzogna.

Spesso assomigliano a quelli dell’anno prima. Spesso sono quelli degli anni prima, in versione tascabile. In estate, le ragazze. Quella cosa delle lentiggini sul viso, dei capelli bagnati dall’acqua salmastra, degli ombelichi salati, del vengo a prenderti sul presto perché poi è tardi. E vi pare che questo tempo possa essere sottratto ai libri? Cioè, meglio: vi pare che il tempo dedicato ai libri possa sottrarre il tempo della lingua nella bocca sul lungomare? Dostoevskij lasciatelo a Dostoevskij. Sì, carino. I Karamazov, Raskol’nikov, I demoni. Ma la lingua nella lingua: non c’è paragone. O comunque, l’anguria da tagliare col coltello grande. Una  volta mio padre è riuscito a tagliare un’anguria con il coltello delle cozze. Per me è sempre stata una specie di epifania quella. Negli anni non ho mai capito se fosse accaduto veramente o se quella scena fosse un rimbalzo onirico, un’allegoria della potenza. Tanto che ancora oggi la ricordo come l’estate del ’97.

Sotto l’ombrellone non c’è spazio per Mann (la sua Montagna Incantata viene inserita da decenni in quelle liste dei libri da leggere quest’estate). A parte che, anche qui, si sottrarrebbe spazio alla focaccia, al thè al limone, alle birre. Questo è più un problema logistico e di organizzazione, è vero, per cui si passa la palla alle donne di casa. Non c’è spazio per Dostoevskij. Forse c’è, ma se iniziaste a leggere I Fratelli Karamazov è sicuro che a fine luglio (spoiler) non saprete ancora che Smerdjakov è il fratello più importante, quello più potente e meno birichino rispetto agli altri tre. Guerra e pace soffre nella borsa frigo: i cavalli scalpitano sulle praterie ghiacciate, danno calci a vuoto ai semini neri nella polpa del cocomero, e scivolano sui dorsi dei ghiaccioli al limone, rompendosi le gambe. Poi si sa che Lev Tolstoj è uno insofferente, quindi niente da fare. Hesse, King, Ammaniti, Camilleri. Questi, i libri più citati. Ma d’estate non ce n’è. Leggere d’estate fa schifo. Si suda. Ci vuole una certa concentrazione, e invece ci sono le ragazze. Ma ripeto, anche se non ci fossero (impossibile), ci sarebbe altro da fare, altro a cui pensare.

Sulla sedia sdraio, con la cannuccia in bocca, si spizzano le storie Instagram, le storie Facebook, si controlla il messaggino whatsApp della ragazza che è scesa giù al Sud, che è salita su al Nord, che ha fatto un viaggio, apposta per te, apposta per realizzare quello che da anni millantate nelle vostre conversazioni. E’ il momento giusto. Chi si sente banale con uno smartphone in mano non vive bene il suo tempo. Del resto è banale solo chi banale non lo è, o sbaglio? Oppure, d’estate, sarebbe giusto accaparrarsi l’ultimo posto per un lavorino: il pub, il bar, il cameriere, l’animatore, il portapacchi. Altro che i libri. D’estate non si legge, si va al mare.

Il trucco, per quanto sta in me, è far finta. Fingere, tutta la vita, specie in estate, continuamente fingere. Assicurarsi la notorietà, proiettare l’immagine di se stessi verso una comitiva virtuale che neanche esiste. Magari postare un selfie in riva al mare con il libro di Dostoevskij, ma poi non leggerlo. Portare sotto braccio (quando si esce nelle serate tra amici, nelle grandi abbuffate in campagna, nelle rimpatriate) il libro dell’estate. Uno dei dieci libri consigliati dai giornali, dalle riviste, dagli articoletti, dai blog online. Fingere, tutta la vita fingere. Wikipedia esiste per questo. Studenti.it esiste per questo. Una lettura veloce alla trama e si porta a casa la serata. Magari assieme portate anche un frutto. Una mela (da mangiare senza tagliare la buccia, a morsi). O due, tre albicocche. Se la possedete, una camicia di lino (solo le l’avete già, non c’è bisogno di acquistarla ora. L’estate sta finendo, diceva qualcuno). Read for pleasure, cioè leggi per piacere. Alle ragazze, s’intende.

In estate andate al mare, non leggete i libri. Quelli, i libri, sono qualcosa di personale. Fanno parte di un altro tipo di intimità, di un altro tipo di predisposizione al sensibile, di un altro astuto e sagace scatto del reale sul reale.

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