Essere un pellegrino significa pregare coi piedi

I viaggi sono come i libri, te ne innamori eppure li scordi, ciò che rimane è l’impressione che ti ha fatto saltare lo stomaco, la sensazione che tutto è possibile. D’altra parte, dei viaggi come dei libri, spesso ne senti parlare prima di affrontarli, ma è prendendo un libro in mano e facendo il primo passo con lo zaino in spalla che ti accorgi “che il Cammino non esiste davvero finché non tocca a te. Perché, a conti fatti, l’inizio sei tu”. Il viaggio di Orlando Manfredi, raccontato nel libro “Il cantautore va a Santiago!” (Fusta editore), è un viaggio volto prima di tutto a sconfiggere la Crisi Globale, quella crisi che è un vuoto di speranze, aspettative, possibilità e occasioni. Una Crisi che è possibile vincere solo cantando e camminando, perché essere un pellegrino significa “pregare coi piedi”.

Ed è così che Orlando ci conduce da Saint-Jean-Pied-de-Port a Santiago de Compostela, passando per la via francese (“la più classica e leggendaria rotta per Santiago, piena di storie e di Storia”), le valli navarrine, Pamplona, mesetas e innumerevoli paesaggi che danno l’impressione di vivere in un dipinto en plein air. E poi ponti, tanti ponti, perché in fondo “non facciamo altro che tendere ponti, anche quando non ci sono. Ponti tra sponde, vite, esperienze, paesi diversi”. Ponti tra persone capaci di tramutare il cammino in condivisione, persone come Marina, che percorre il cammino al contrario, perché una volta arrivata a Compostela a ritmo frenetico “le è salito alla bocca il sapore di non aver vinto nulla”; come gli slovacchi Jan e Sten e l’americano Garith, che percorrono il cammino “perché hanno tutta la vita davanti, ma non possono metterci una vita a capire che cosa vogliono fare da grandi”; come José Antonio García Calvo che, sopravvissuto a un tremendo naufragio nel Mare del Nord, ha trasformato la sua vita in un eterno pellegrinaggio; come Peter, che sta per diventare nonno e cammina per prepararsi a questa nuova condizione; come Minchu, che gestisce insieme alla compagna Sara un ricovero lungo il cammino per anime hippy e canta per celebrare la vita.

In cammino per sconfiggere la crisi globale. Uniche armi sono le canzoni, accompagnate da una chitarrina con sopra scritto This machine does not kill anyoneForse è da qui che comincia tutto.

Come ogni pellegrino che si rispetti, Orlando è partito col minimo necessario: lo zaino, una piccola tastiera alfabetica da collegare al telefono per poter scrivere in viaggio e Lilliput, la già citata chitarrina, 75×30 centimetri, forse più necessaria delle mutande. Le ragioni che lo hanno spinto a partire erano prima di tutto artistiche. La posta in gioco era altissima. “Da fuga per la salvezza si era tramutato in poche settimane in scommessa totale e, infine, in missione impossibile d’arte e azzardo”, scrive raccontando la preparazione.

Ci sono persone che sono portate per lo sport, persone che in una partita di calcio a undici o con una racchetta in mano in un doppio di tennis fanno ugualmente la loro smagliante figura. Lo stesso avviene per Orlando, quando si mette a giocare con le parole: che si tratti di teatro, musica o prosa, il risultato è sempre eccezionale. Con uno stile che sa essere poetico e scanzonato, analitico e leggero, Orlando ci racconta il suo viaggio, la sua storia, che senza che ce ne rendiamo conto diventa nostra. Ci mostra che la nostra piccolezza si può conciliare con i nostri desideri, smisurati, che camminare può salvare la vita, che la musica non serve solo a ballare ma continua ad essere uno dei più grandi strumenti per raccontare, che la crisi globale si può superare, che la soluzione dei nostri problemi più grandi è alla nostra portata, anche se a volte ci prendono le vertigini, come sul Passo di Roncisvalle, dove morì Orlando, per mano dei Saraceni.

Un viaggio intimo, necessario, rivelatore, esistenziale. Questo è il viaggio di Orlando, questo è il suo Cammino di Compostela. In un libro che riesce nel compito più alto: in una storia raccontare tutte le storie. “Come Gutrie era stato l’hobo degli ultimi e della terra su cui loro stessi camminavano, io avrei voluto cantare e raccontare la verità dei passi di quei pellegrini. Migliaia e migliaia. Tante piccole crisi tangibili con un nome, un volto, una storia, uscite allo scoperto e in gioco lì, sulla via per Santiago, per re-imparare a camminare”, scrive il pellegrino, donandoci un volume che lascia addosso le vertigini e un’insaziabile voglia di partire. Sì, perché sul cammino di Santiago quello che normalmente succede nel corso di una vita accade nel giro di venti o trenta giorni.

Su Spotify potete ascoltare lo streaming dell’album “From Orlando to Santiago”.

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