Quando un romanzo rimane muto

Il libro di Nicola Ravera Rafele, Il senso della lotta, edito da Fandango, fino al 14 giugno 2017 rientrava tra i 12 finalisti del Premio Strega di quest’anno. È stato poi escluso dalla cinquina dei più votati che vede in testa “Le otto montagne” di Paolo Cognetti (recensione qui),  l’unico tra i fortunati che al momento io abbia letto. Mi sono dedicata anche alla lettura de “Le cento vite di Nemesio” di Marco Rossari (recensione qui) e a “La stanza profonda” di Vanni Santoni di cui presto parlerò, sempre titoli che avevano passato il penultimo step verso uno dei premi letterari più noti e controversi del nostro Paese.

Ogni anno viene fuori che già si sanno i nomi dei finalisti, molto prima che la notizia sia divulgata. Sarà anche vero ma io mi limito a leggere e a fare le mie personalissime valutazioni sulla qualità delle pagine che sfoglio; posso anche azzardarmi a dire che una vittoria può essere più scontata e facile di altre ma, del resto, se ho avuto il tempo e la voglia di leggere il libro in questione riuscendo persino ad apprezzarlo, per me la polemica non si crea nemmeno. Sono prima di tutto una lettrice, attenta, certo, spesso critica, ma poco influenzabile.

Del libro di Ravera Rafele va innanzitutto detto che è scritto bene, diretto, senza svolazzanti stilemi, forse talvolta un po’ prono verso l’eccesso di metafora ma nulla che tolga la presa salda sull’attenzione di chi legge. Quindi è anche avvincente e veloce, il classico libro che si affronta tutto d’un fiato.

In realtà, però, sono sempre stata convinta che non siano questi i fattori primari che rendono un’opera incontrovertibilmente buona o necessaria. Non voglio dire, con questo, che i libri debbano per forza essere “utili” ad uno scopo o che non possano viaggiare nel superfluo: quanti concetti antichi, quante storie rimescolate e quanti personaggi adornati di nuove vesti vengono ripresi nel tempo dai più svariati scrittori? È difficile che la novità imperversi in letteratura perché molto, moltissimo è già stato detto. La magia interviene quando a ciò che si è già sentito si aggiunge qualcosa in più o, ancor meglio e più raramente, quando improvvisamente capita il caso unico, la genialità fugace.

Il senso della lotta, a mio parere, non rientra purtroppo in nessuna di queste due categorie. È un libro che ha dei pregi indubbi soprattutto nella sua costruzione, fatta di flashback e intrecci temporali allettanti, ma il contenuto è un impasto di ingredienti che lasciano poco strascico.FullSizeRender

Come ogni volta non voglio adagiarmi sulla trama, facilmente reperibile ovunque, ma preferirei sottolineare solo alcune tematiche sviscerate nel libro: partiamo con il senso dell’abbandono, crescere sin da piccoli in una famiglia che non è la propria ma che pian piano lo diventa, l’essere orfani e il sentirsi, di conseguenza, un diverso, disvelare segreti tenuti nascosti per affetto, per egoismo, per salvaguardia personale, indagare sul passato che ritorna prepotente nella vita di ogni giorno facendo perdere pian piano i contorni di una personalità fragile, tenuta su negli anni da poche e labili convinzioni, il rapporto tra un padre, una madre e un figlio che non si conoscono…

E poi la scoperta o riscoperta di un’Italia di rivoluzioni, di piombo, di bombe molotov, di lotta, di politica di strada, di speranze, di ideali dietro ai quali nascondere identità complesse, turbate, deviate; lo spionaggio, il “passare dall’altra parte”, le stragi, i grandi rapimenti e le morti eccelse, le Brigate Rosse e Hyperion a Parigi (guardatevi il film “Piazza delle cinque lune” di Lorenzo Martinelli), la cospirazione, la Causa che porta a morire, la latitanza…

Potrei continuare oltre, ma non credo ci sia bisogno. Questi elementi possono accendere il vostro interesse o spegnerlo; questo libro può piacervi un sacco, piacervi abbastanza, non comunicarvi niente, non piacervi per nulla.

A me è rimasto il silenzio.

 

 

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...