Caproni, capre e amarezza

Ne hanno parlato tutti: è uscito Caproni in prima prova alla maturità e nessuno se lo sarebbe mai aspettato per una serie di motivi tra i quali il più scontato è che questo autore usualmente non si studia a scuola. In un mondo scolastico in cui tutta la storia della letteratura viene compressa, mutilata e banalizzata in tre anni, è spesso un miracolo studiare Montale. Ci siamo così trovati di fronte a grottesche interviste a ragazzi che ridevano ammettendo di non conoscere per nulla Caproni.

Non è chiaro perché il Miur abbia optato per questo autore. Forse il Ministero ha cercato di dimostrarsi sulla via dello svecchiamento, allontanandosi dai vecchi canoni polverosi in cui dominano Ungaretti e Pirandello, per dare voce anche alla letteratura contemporanea, valorizzando finalmente tutto l’immenso patrimonio letterario italiano. Già, peccato che questo messaggio è stato dato in modo così sbagliato da ridicoleggiare, ancora una volta, la letteratura. Forse il Miur sperava che i ragazzi, infervorati dalla passione spontanea che usualmente ha un adolescente alla maturità, non si lasciasse influenzare dalle proprie conoscenze, giacché nulle, ma analizzasse il testo solo di cuore, lasciando la parola alle sensazioni ed emozioni pure suscitate in lui dal testo. Perché la letteratura è tutta irrazionale, si sa, infatti studiarla non serve a nulla. Chi ha scelto l’analisi del testo di Caproni avrà di certo banalizzato tutta la poetica dell’autore, riducendo l’esercizio ad una semplice comprensione del testo, chi ha scelto un altro tema si sarà fatto una risata alle spalle dell’ennesimo poeta sconosciuto.

In realtà Caproni è un grande poeta, ma nonostante ciò, rimarrà per un’intera popolazione di maturandi, quello sfigato sconosciuto uscito in prima prova. Parlare di poesia dopo Montale è difficile, non solo a scuola, per un motivo fondamentale: dagli anni ’60 in poi crollano del tutto gli ideali che già da un secolo si erano incrinati, non esiste più un poeta che abbia qualcosa da dire, una Verità o qualcosa da ribadire. Caproni e tanti suoi contemporanei hanno dato vita ad una poesia che, per la prima volta nella storia, si fa umile, scende dal piedistallo, vede che il mondo sta lentamente marcendo e, soprattutto, ammette di non avere una soluzione. È una poesia silenziosa, una brezza leggera, un sospiro, un disperato tentativo di umanità in un mondo che ormai è ferino e scarnificato. È vero che si vive bene anche senza conoscere la poesia, ma è anche vero che interrogarsi sulle condizioni e sulle contraddizioni della vita, distingue l’uomo dalla bestia.

Se non si ha tempo di parlarne a scuola, almeno evitiamo di mettere in ridicolo un autore di grande valenza poetica ed umana. Forse sarebbe stato più dignitoso l’oblio di cui sono preda tutti i poeti contemporanei, Caproni compreso. Eh no, Fabio Volo non è un poeta.

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