“È solo nei dettagli che riesco a sentirmi almeno un po’ al sicuro…”

È martedì. Ha piovuto tutto il giorno e l’aria è fresca; per qualche ora il primo caldo afoso di giugno ha dato requie. Seduta a un tavolino esterno della Libreria Verso in corso di Porta Ticinese a Milano, mi godo il passeggiare della gente sorseggiando una spremuta di arancia con ghiaccio e dando apprezzatissimi morsi ad un canelés. Alle 19.00 in punto inizierà l’incontro con Fredrik Sjöberg, in giro per l’Italia a presentare il suo nuovo libro, L’arte della fuga, sempre edito da Iperborea. A fare da mediatore ci sarà Matteo Bordone.

Con la comparsa di Sjöberg, i primi avventori ne approfittano per farsi firmare le copie dei libri; alcuni, come me, hanno in mano anche le altre due sue opere, L’arte di collezionare mosche e Il re dell’uvetta (recensione qui). Si tratta, del resto, di una trilogia, un compendio di narrazione, autobiografia e aneddoti che molto ci dicono dello scrittore e delle sue abilità nella ricerca.

L’arte della fuga è costruito attorno alla storia dell’acquarellista svedese Gunnar Widforss (1879-1934), sconosciuto in Europa ma molto amato in America; era uno dei pittori più noti dei grandi parchi nazionali statunitensi e, grazie al suo lavoro, si è scelto di dare il suo nome ad una montagna del Grand Canyon. Widforss ha inseguito paesaggi per tutta la vita viaggiando moltissimo, anche perché come ritrattista non se la cavava granché; della sua esistenza si sa poco ma, grazie ad alcune lettere e ad un fiuto eccezionale da vero bottonologo, Sjöberg è riuscito a darcene una versione coerente.

L’autore parla di Widforss come di un amico, qualche volta identificandosi in lui, altre prendendone le distanze e trattandolo un po’ come un ingenuotto, disincantato e male in arnese. In comune hanno l’amore per la natura che, mentre in Widforss si manifesta nel suo occhio fotografico per i panorami e le vedute, sostituendo con un’immagine descrizioni altrimenti impossibili, per Sjöberg rappresenta un secondo linguaggio di cui conosce ogni sfumatura, ogni piccolo particolare, essendo scienziato e biologo. Widforss, contribuendo anche a creare il concetto ormai noto di wilderness, si è espresso al massimo in quella terra di nessuno che esiste tra Natura e Cultura, quella realtà di mezzo nella quale Sjöberg è abituato a passeggiare ogni qual volta abbia a che fare con una nuova ricerca speciale. Lo scrittore afferma di trovare storie da raccontare tutti i giorni perché ogni persona è un libro potenziale, ognuno di noi è narrazione, esperienza, unicità.FullSizeRender (2)

E sarà anche per questo motivo che Sjöberg, per non incentrare un’opera solo su un determinato personaggio o sulla propria biografia spiccia, prende svariate volte il volo verso altre mete, con piccole escursioni apparentemente fuori tema che mantengono vivissima l’attenzione del lettore.

Widforss diventa così il pretesto per poterci dire qualcosa della nascita dell’industria del chewing-gum o dei puzzle di cartone. Scopriamo che il marchio H&M nasce dalla congiunzione di due nomi, uno dei quali era quello del negozio del padre di Widforss: nemmeno il figlio del fondatore, oggi miliardario, conosceva l’aneddoto. Non ci stupisce poi più di tanto che l’entusiasmo americano si sia persino rivolto alla creazione di un distaccamento di cavalleria fatta di cammelli: potrebbe essercene ancora qualcuno in giro allo stato brado. Vi è poi una breve dissertazione su come sono stati creati i parchi nazionali e se sia ancora attuale la loro esistenza: creare riserve naturali significa segregare, lasciando all’esterno una Terra in preda alla devastazione più completa. Da esperto, Sjöberg sostiene che la natura possa essere tranquillamente sfruttata senza passarla sotto il torchio della nostra sfrontatezza dilaniante; non è dando vita a piccoli paradisi ecologici che si possono risolvere i problemi di un ambiente bistrattato.

Gli argomenti sono tanti e ancor più i personaggi che fanno da corollario al nucleo centrale.

Per Sjöberg, approfondire una piccola parte di realtà, sia essa rappresentata da soggetti determinati, luoghi circoscritti o insetti minuscoli, è vera fonte di salvezza: nel dettaglio si sente sicuro, può tranquillamente mettere radici senza impazzire dinnanzi al folle mondo. Limitare il suo spettro d’azione crea un punto di vista totalmente a sé stante che gli dà modo di diventare un eccezionale esperto nel tema scelto, nonché uno scrittore insolito e spassoso.

Fredrik Sjöberg é un uomo tranquillo, pacato e divertente; pare un po’ fuori dal tempo e il suo inglese cantilenante, chiaro e preciso, ne esprime l’ironia, la cultura e la saggezza. Per usare un aggettivo diverso dal solito, posso dire che incontrarlo dal vivo è stato proprio “dissetante”!

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