Dalla Russia con amore

Avete presente la letteratura di viaggio? Ne siete appassionati o non è mai rientrata nella vostra libreria? È una branca antica dello scrivere, una sorta di connubio tra diario, memoir e storie di avventura. Un tempo aveva maggiormente un utilizzo  esplicativo, finalizzato a far conoscere luoghi inesplorati o popoli lontani; un tempo serviva a tracciare mappature o, quantomeno, dava senso a quegli spazi immensi che l’uomo d’occidente riusciva ben poco a comprendere e concepire; un tempo, poi, si viaggiava a piedi o con mezzi di fortuna e la lentezza diventava prerogativa dell’esperienza.

Oggi quando ci troviamo in mano un libro che racconta del vagare, dell’esplorare e dello scoprire, la curiosità che ci prende forse non sarà più quella del periodo in cui oltre i confini tracciati sembrava esserci il nulla; tuttavia ci viene data la rara opportunità di approfondire qualcosa che magari conosciamo solo superficialmente e, spesso, la mente si perde a “camminare” dove probabilmente non riusciremo mai a mettere piede. Non possiamo andare ovunque, difficilmente ci è concesso il privilegio di avere abbastanza tempo per gestire la nostra sete di fuga verso l’altrove; è qui che intervengono i libri e, soprattutto, grandi scrittori, poetici, energici, pazzi, contusi, febbricitanti, stanchi, allegri, affamati, divertenti, coraggiosi, liberi…

Io, per esempio, ultimamente sono stata in Siberia per ben due volte! La prima grazie alla Lazik rossa di Jacek Hugo-Bader e la seconda in compagnia di Silvayn Tesson sul lago Bajkal. Mi piacerebbe raccontarvi quello che ho vissuto…

Innanzitutto devo spiegarvi cos’è una Lazik rossa: si tratta di una Jeep russa dalle potenzialità infinite, sempre pronta ad essere modificata per affrontare le peggiori condizioni atmosferiche e per accogliere tutto il necessario che un uomo polacco, solo, giornalista strambo e tuttofare si è messo in testa di portarsi dietro nel lungo viaggio attraverso l’immensa rotta siberiana. Hugo-Bader parte da Mosca in pieno inverno, convinto della propria scelta folle, per raggiungere Vladivostok nel giro di qualche mese. Febbre Bianca, il libro che ne narra le peripezie, è tappezzato di fotografie stampate su carta non patinata, scelta grafica azzeccatissima di Keller Editore; non c’è niente di superficiale in questo testo, ogni racconto ha la sua nicchia precisa, ogni capitolo è dedicato ad una particolare realtà o situazione sulla quale il reporter sbatte il muso violentemente, senza filtri, lasciando al lettore la sensazione di essere presente durante le sue scoperte.

Perché di scoperte si tratta in fondo:  lo sapevate che a Mosca sono esistiti e ancora si barcamenano, in vite poco lucide, molti hippy? Hanno persino uno slang che storpia parole russe da vari inglesismi, un alfabeto identificativo che racchiude storie psichedeliche.  E quante pensate che siano le gang legate a particolari gusti musicali? Come immaginate che possano dialogare gli Anarco-Punk con i Rapper? A botte, ovviamente. Come vivono oggi gli omosessuali nelle terre dell’ex Unione Sovietica? Quanti sono i malati di Aids infettati da banali trasfusioni? Troppi, quasi come se la pandemia degli anni ’80, laggiù, fosse sopravvissuta oltre il dovuto. Un anno è stato persino indetto un concorso per Miss HIV.

Quanto, QUANTO DAVVERO, possono bere i russi? E perché le popolazioni autoctone antiche, inglobate dall’espansionismo, non riescono a reggere nemmeno un bicchiere senza già sentirsi fuori di testa? Gli evenchi vivono nel buio della disperazione, nelle terre che un tempo appartenevano alle loro famiglie da generazioni, annegando in mescite di alcol puro, correndo nudi nella taiga, uccidendo e ammazzando in preda alla follia, per poi ricadere nella “febbre bianca” passiva che li atterra dopo lunghissime ore di perdizione. Sciamane e sciamani possono solo intervenire come palliativo, ma il loro potere può poco contro il male che viene da fuori.FullSizeRender

Hugo-Bader intervista il militare e inventore dell’AK-47, signor Kalašnikov; si imbatte in una grande setta religiosa che ha costruito il proprio paradiso ambientalista attorno alla figura nel nuovo Messia Vissarion, il secondo Gesù Cristo, ex pittore e poliziotto; dopo aver assimilato una certa esperienza, riesce persino a indovinare a quale tipo di persona fermatasi lungo la strada possano appartenere i getti di piscio nella neve fresca. Ha incontrato banditi, poliziotti corrotti, donne forti, uomini deboli, meccanici abilissimi, prostitute, beoni, poveracci, disperati, genti che stanno scomparendo di generazione in generazione, tragedie poste sotto silenzio, drogati…

E invece Tesson? Che fa? Prende, parte da Parigi con giusto qualche libro e lo stretto indispensabile per rendere una capanna tre metri per tre abbastanza confortevole per sei mesi di inverno e primavera, sulle rive di uno dei laghi più grandi al mondo, l’immenso Bajcal che in Febbraio ha il colore dell’ossidiana, ricoperto da uno strato di ghiaccio sul quale si può tranquillamente fare una passeggiata.

È un esperimento il suo, o semplicemente un desiderio? Forse entrambe le cose. Credo che ognuno di noi, avendone l’opportunità, avrebbe bisogno di vivere da eremita almeno una volta nella vita, ma magari mi sbaglio. Tesson ha scelto con oculatezza una bibliotechina di titoli che lo accompagneranno nelle sue ore di nullafacenza e di riflessione; ha con sé buoni sigari e moltissima vodka; impara ad osservare dalla finestra tutte le sfumature di un cielo che cambia colore dalla mattina alla sera, immobile, paziente, colmo di gratitudine per quello che la natura può dare. E nella natura va a perdersi, in cerca di luoghi dove bivaccare, accendendo fuochi umidi con fatica. Può scarpinare per cFullSizeRender (1)hilometri, addirittura per giorni interi, quando decide di andare a far visita ai “vicini” che tanto vicini non sono. Prende a pescare dai buchi che crea nel ghiaccio, arrostendo le prede con frutti di bosco e preparandosi i blinis russi. Taglia la legna, tiene pulita la capanna, ammira gli uccelli, accoglie ospiti inaspettati che sbarcano sulla sua spiaggia nelle ore più improbabili, sostiene dialoghi fatti di qualche battuta. Non sa praticamente nulla di quello che sta succedendo nel resto del mondo.

Il tempo e lo spazio, Nelle foreste siberiane, perdono il loro ruolo incalzante e frenetico presente nelle città; tutto si dilata e nulla sta a porre ostacoli, limiti o quant’altro a chi, lontano dalla società, può solo rifarsi ai dettami della natura, dei mutamenti atmosferici, del sole che sale e che scende, della primavera che incalza l’inverno arrivando a piccoli passi per poi distruggere in un sol colpo lo strato di gelo. Chissà cosa può significare la solitudine di un uomo che cammina nei boschi con una pistola lancia-razzi pronta all’uso per spaventare gli orsi, usciti dal loro letargo. Chissà che valore hanno le pagine di un diario per uno scrittore che non ha nessuno con cui parlare e che talvolta si dispera, rischiando con il suo gesto di poter perdere ciò che ha lasciato “indietro”.

È molto difficile poter immaginare una vita che stia nel mezzo tra due estremi, nel mezzo tra la completa autosufficienza e indipendenza e l’esasperata necessità di far parte di una comunità, di sentirsi indirizzati in modo tranquillizzante da una società che ci dica dove andare, cosa fare e come farlo. È molto difficile astrarsi dalla realtà di tutti i giorni credendo di poter evitare di sentire il peso del richiamo ad essa.

La Siberia mi è parsa espressiva di questa contraddizione, dello squarcio immenso che esiste quando si decide di coltivare se stessi individualmente, senza avvalerci della presenza altrui. Per me, questo, è stato un viaggio interessante, talvolta dilaniante e tragico. E come tutti i viaggi che si fanno con l’anima ma senza portarsi dietro il corpo, sono “tornata” piena di domande e non di risposte.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...