Strike is the new Holmes. Le strade di Londra non sono mai state così sicure

Tra le sporche e tenebrose strade di Londra si aggira un nuovo eroe. Non indossa ne un mantello ne una calzamaglia. Per alcuni il suo nome è Cameron, per altri Cormoran. Nessun criminale gli è mai sfuggito, è solo una questione di tempo. Robert Galbraith lo sa, noi ormai ne siamo certi: Strike è tornato. Dopo aver sottolineato la qualità della costruzione della serie nel pezzo “La Rowling è grande, anche quando è spietata“, addentriamoci ancora più a fondo nella “via del male”.

Come il suo ideatore, anche Cormoran Strike ha una sua identità nascosta: mentre la Rowling si cela dietro lo pseudonimo di Robert Galbraith, l’investigatore privato si aggira tra le strade di Londra nascosto dal suo giaccone e dalle sue interminabili sigarette, alla ricerca di indizi preziosi per le sue indagini asfissianti. Ne “La via del male”, la Rowling ci catapulta nuovamente all’interno del piccolo e disordinato ufficio del detective, ci fa accomodare sul suo divano flatulento,  cucendoci addosso tutte le singole emozioni vissute da Strike e dalla sua affascinante assistente Robin.

Nei meandri di una Londra che si agghinda a festa per le nozze reali del 2011, si cela un misterioso e pericoloso assassino che si diverte a uccidere e smembrare giovani donne, conservandone pezzi come macabri trofei. Il suo piano va oltre il mero sadismo: si tratta di una vendetta disegnata nei minimi dettagli. Un piano che ha come vittima proprio l’astuto Cormoran Strike. Per scovare l’artefice di tali brutalità, il detective è costretto a rovistare nel suo triste e scottante passato, un passato fatto di violenze e abusi subiti anche in prima persona. Solo un uomo avrebbe potuto compiere questi atti efferati, un uomo che Strike conosce fin troppo bene. Il tempo scorre veloce e la posta in gioco è davvero alta: la sua reputazione, l’incolumità di Robin, il futuro stesso dell’agenzia investigativa, spingono il nuovo Sherlock Holmes ad un ultimo estremo colpo di frusta che lascerà il lettori a bocca aperta.

D’altronde la Rowling ci ha sempre abituati bene: le minuziose e particolareggiate descrizioni, l’accuratezza nel raccontarci ogni luogo, evento e  personaggio e l’attenzione nei dialoghi ci permettono di vivere le vicende di Strike e Robin come se fossimo al loro fianco, come se provassimo le stesse emozioni e gli stessi patemi d’animo. È un po’ come immergere la testa all’interno del pensatoio di Silente o come essere catapultati nei segreti custoditi dal diario di Tom Riddle.

Due appunti, però, permettetemi di farli. A differenza degli altri due romanzi, “Il richiamo del cuculo” e “Il baco da seta”,  “La via del male” è un romanzo di quasi 600 pagine piuttosto statico e segnato da molti capitoli sommersi da lunghe descrizioni. Per carità, l’azione e la suspance non mancano, ma proprio il ritmo blando e la lentezza dei tempi azzerano, quasi del tutto, l’effetto sorpresa. Ogni elemento della storia ci viene presentato in maniera eccezionale, ci viene descritto tutto quanto nel più insignificante dei particolari, risultando a tratti eccessivo o pesante.  Infine, la sensazione che si percepisce all’epilogo di questa storia è che manchi qualcosa all’assassino: non c’è un effetto così grandioso e destabilizzante, nonostante la conclusione risponda a tutti i quesiti posti durante la lettura.

Malgrado queste due annotazioni, “La via del male” rimane un altro capolavoro nato dalla formidabile mente della Rowling, un giallo appassionante e coinvolgente dal quale desidererete di non voler mai staccare gli occhi. Strike è tornato: Londra non è mai stata cosi sicura.

 

 

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