Prima regola del Poetry Slam, parlare del Poetry Slam. Intervista a Davide “ScartyDoc” Passoni

Il programma di Tempo di Libri? Una lista lunghissima di nomi e titoli. Difficilissimo scegliere fra i numerosi interventi di autori e giornalisti. E di andare alla Sala Cambria, sinceramente, non me l’ero programmato. Ci sono arrivata per caso, incuriosita dal tema dell’intervento: Poetry Slam. Ne avevo già sentito parlare, lungo i corridoi delle città più underground di Italia, ma non avevo mai assistito a un’esibizione.

Quando ho varcato la soglia del tendone, la sala era ancora vuota. Ho scelto di sedermi in fondo per evitare qualsiasi coinvolgimento pubblico. E invece mi sono ritrovata a essere nella giuria votante dei poeti in gara al Poetry Slam.

Cinque autori di poesie provenienti da tutta Italia si sono sfidati a colpi di versi. Qualche rima qua e là, esibizioni da palcoscenico e regole del gioco. Prima regola del Poetry Slam, parlare del Poetry Slam. Seconda regola… vabbé non mi dilungo. Perché io rimango colpita da Poesie per Tombini, raccolta di «frattaglie indigeste» (cit.) della penna di Davide Passoni, ed è di lui che voglio scrivere.

In arte è ScartyDoc: un poeta, un musicista, un grafico, un operatore sociale. Ce le ha proprio tutte. È anche slammer affermato, critico, vincitore del Premio Dubito 2014 con Eell Shous, un suo progetto musicale in collaborazione con Marco Tenpo Lombardo.

Il campione Lombardo del Poetry Slam LIPS 2015 ha pubblicato quattro album per Irma Records Bologna e due raccolte di poesie. In questa intervista ci ha raccontato chi è, cosa fa e soprattutto cos’è il Poetry Slam.

Io – fra me – lo valuto dieci, ma purtroppo stavolta è fuori gara.

Iniziamo parlando di te. Chi sei e cosa fai

Sono un maschio bianco alto poco più di un metro e settantacinque. Pelato. Calvo. Baldhead. Una specie di uomo lampadina. Sulla carta sono un designer laureto al Politecnico di Milano, ma in realtà non sfrutto completamente questo titolo di studio, se non come grafico. Sono Assistente Bagnanti e Istruttore di nuoto. Ma non lavoro più in piscina da tempo. Ho frequentato un corso per diventare Animatore Sociale Esperto in Musicoterapia, ed ora, finalmente, sono un operatore sociale. Mi occupo di laboratori per i ragazzi durante le lezioni scolastiche, nel dopo scuola e negli spazi aggregativi, nei carceri minorili, ovunque. Laboratori di scrittura creativa, musica, rap, web radio, cortometraggi. Per finire coltivo la mia passione per musica e parole scrivendo poesie e canzoni, presentando e organizzando i Poetry Slam per LIPS Lombardia, di cui sono coordinatore. Poi se riesco, mangio, dormo, ecc.

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Davide “ScartyDoc” Passoni

Sei un musicista e un poeta: quanta poesia c’è nella tua musica?

Non si può quantificare. Principalmente scrivo e produco musica all’interno del progetto EELL SHOUS che condivido con Marco Tenpo Lombardo. In questo progetto cerchiamo di trasformare idee in azioni musicali: ogni testo deve poter vivere su disco, ma soprattutto sul palco, non solo come performance tecnica e di capacità canore. Ogni canzone deve diventare azione, deve prendere vita. Per questo creiamo delle gag, delle scene, delle modalità. Il testo diventa descrizione di azioni che vengono portate sul palco. La musica accompagna, disturba, spezza, accentua testi ed azioni, ibridata dal beatbox e dall’uso del campionatore. A volte la musica sparisce e si lascia spazio alla sola parola, come nel Poetry Slam. Altre volte rimane solo la musica, o il beatbox come onomatopea ritmica del testo. Mi chiederei piuttosto quanto cinema e teatro c’è nella poesia e nella musica che faccio, facciamo.

Sinceramente, ti senti più un poeta o musicista?

Non mi sento nessuno dei due. Come poeta sono un cialtrone, come musicista pure. Mi piace dedicarmi a mezzi espressivi differenti. Ci sono periodi in cui produco musica costantemente: principalmente musica elettronica e campionata. Mi avvalgo di parecchi amici invisibili e altri molto costosi come sintetizzatori e campionatori. In altri periodi, soprattutto quando faccio tante docce, scrivo. La doccia mi aiuta a scrivere. E mi ritrovo sempre insaponato a dover mettere l’accappatoio in preda alla frenesia e iniziare a scrivere bagnando scrivania, pavimento, soffitto, pareti: mai farsi scappare le idee. Non ci sono neanche più gli accalappia idee di una volta, che quando ti scappano le idee, te le vanno a cercare e riportare. Magari ritornano sgualcite dopo anni. Ma un’idea sorgente che scorre dal getto della doccia non si deve far sfuggire. In altri periodi, non scrivo, non produco, magari disegno, gioco alla playstation, a ping pong, corro. Dipende. Cerco di non obbligarmi. Rischierei di imitare me stesso e di non essere genuino in quello che faccio.

Quando hai iniziato a scrivere poesie?

Se quelle che scrivo oltre le canzoni si possono definire poesie, ne scrivo dai tempi del liceo. Forse dalle medie. Sicuramente alle medie cercai di partecipare ad un concorso di poesie, ma la professoressa incaricata di raccogliere il materiale da inviare al concorso perse proprio i miei scritti. Non mi stupisco, le stavo sui co****ni.

La vera passione per la poesia nasce in realtà in prima superiore quando il professore di Italiano, per punire la mia stupidera, decise di farmi imparare a memoria La Fontana Malata di Aldo Palazzeschi.  Era quella che gli studenti di oggi chiamerebbero challenge, una fida: se la dicevo a memoria senza sbagliare sarebbe stato un 8 sul registro, altrimenti un rovinoso 4. Vi lascio nel dubbio.
Qualche anno più avanti ci fu il primo Poetry Slam Brianzolo presso la Biblioteca di Vimercate, il primo dicembre 2005, organizzato da Eugenio Canton, enorme e geniale presentatore di incontri di pugilato letterario e iniziative fenomenali. Conobbi il grande Lello Voce, il traghettatore del Poetry Slam in Italia. Da quel momento è stato tutto un vortice che mi ha travolto. Cane Pazzo Tannen che mi lega al suo lazzo e mi trascina per Hill Valley: decisamente più piacevole, ma a volte sorteggio male le citazioni.

Cosa ti ispira quando scrivi?

Mi ispiro alla vita quotidiana, ai film. Vado matto per i film. I miei punti di riferimento sono Cronenberg, Carpenter, Star Wars, gli Jedi e i monaci Shaolin. Il Kung Fu. Will Ferrell e Tarkovskij. Il comportamento dell’acqua. La natura e l’ambiente urbano in cui vivo. In realtà tutto è ispirazione: se tutto è ispirazione nulla lo è. Infatti credo piuttosto che non ci sia nulla ad ispirarmi. Semplicemente arriva. Così, come uno spin off della realtà.

Cosa si intende per Poetry Slam?

Il Poetry Slam è una sfida tra poeti vivi per dare voce alle proprie poesie. Il Poetry Slam è un defibrillatore: l’insieme di tre elementi che si danno vita insieme. Il cuore, le piastre, l’elettricità. Il cuore è il pubblico che viene rianimato. Le piastre sono i poeti e la poesia che si adagiano sul petto di chi ascolta. L’elettricità è il presentatore, o meglio il conduttore; conduttore di elettricità, altrimenti detto Maestro di Cerimonia, l’eMCee. Esistono delle regole come in tutti i giochi, e si possono trovare tutte quante sul sito della LIPS, Lega Italiana Poetry Slam. Come in ogni gioco c’è uno scopo, un vincitore. Nel Poetry Slam però il vincitore non è chi arriva primo, ma tutti e tre gli elementi elencati prima. La competizione è un modo divertente per creare suspence e mantenere alta l’attenzione anche di chi non è pratico di poesia.  Un modo alternativo per accompagnare in questo mondo delle parole in versi, dove vince chi presenta, chi ascolta, chi mette voce e testi. A volte si realizzano anche Poetry Slam a tema: per quello realizzato a Tempo di Libri i poeti hanno dovuto realizzare delle poesie dorsali.

Cos’è una poesia dorsale?

Le poesie dorsali sono poesie scritte utilizzando i titoli dei libri, un po’ per divertimento, un po’ per dare modo di scoprire nuovi autori. Si prendono i libri scelti, si mettono uno sopra l’altro e il gioco è fatto: basta leggere il dorso dei libri e scoprire quale poetica si cela dietro queste copertine.

Ce ne scrivi una?

Ecco quella che ho realizzato per il Poetry Slam a Tempo di Libri.

Stanley Kubrick
Risveglia la città
Oltre le barriere della mente
Della rosa e del serpente
Un cinema parlato.

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Progetti futuri?

Sono talmente lento che i progetti futuri saranno quelli attuali, ovvero terminare la realizzazione del nuovo album Eell Shous (sarà il 3° album pubblicato per Mandibola/Irma Records); completare una raccolta di poesie e di haiku molto ironici e dissacranti; concludere l’organizzazione delle finali nazionali di Poetry Slam che si terranno il 7 e 8 luglio tra Milano e Monza; tanta musica, tanto lavoro, tante poesie, tante nuove collaborazioni con vari poeti e musicisti, tanti Poetry Slam e tanto tanto.

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