Una persona si giudica non dai libri che legge ma da quelli che rilegge

Una persona non si giudica dai libri che legge, ma da quelli che rilegge” ha detto Calvino. Rileggere un libro non è un’impresa facile, specialmente per i cosiddetti “super lettori” quali aspiriamo ad essere noi dello Scriptorium. Ma ci sono alcuni libri che davvero portiamo nel cuore, quelli che non avremmo mai voluto finire, di cui avremmo voluto rimandare per giorni la lettura dell’ultima pagina, portare indietro il tempo e poterli ricominciare da capo. Quei preziosi monili di carta somigliano alle amicizie durature, che si contano sulle dita di una mano e che se anche le nostre strade non si incrociano per mesi o anni, avranno sempre qualcosa da spartire con noi.

Poi ci sono quelli che non necessariamente sono i nostri libri preferiti, ma che vorremmo riscoprire, di cui non ricordiamo il nostro incontro giovanile e che desideriamo conoscere meglio, per vedere se possono avere qualcosa di più da dirci o se erano effettivamente incontri superficiali e irrilevanti.

Ecco qui di seguito quelli scelti dai nostri redattori

Marco

Cronache marziane – Ray Bradbury. Ogni tanto mi serve ricordare che esistono luoghi più inospitali della Terra

Vuoi star zitta per favore – Raymond Carver. Lì trovo la quotidianità, la normalità, la vita. Sembrano cose banali, ma non lo sono affatto.

Ubik – Philip K. Dick. Ho da poco finito di leggerlo e già mi manca!

Federica

La casa del sonno – Jonathan Coe. Per vedere se è godibile e bellissimo anche alla seconda lettura

Paola

Martin Eden – Jack London. Per ripercorrere le tappe di un vero e proprio innamoramento, con tanto di veglie notturne e smanie identificative.

Cime Tempestose – Emily Brontë. Per ricordarmi l’effetto perturbante che le illusioni fantasmatiche e la continua promessa di tenebre mi procuravano pagina dopo pagina.

Poesie di Tommaso Campanella. Sono state l’oggetto die miei studi per più di un anno, durante il quale sono state una scoperta e un insegnamento continui.

Giulia

Antigone – Sofocle, perché è una tragedia immensa e sconvolgente

Odi ed Epodi – Orazio, per ricordare con un amaro e pacificatorio sorriso che il malessere esistenziale non è contingente, ma ancestrale

La profezia dell’armadillo – Zerocalcare, perché è sempre spassoso, divertente e profondo, anche se consumato.

Alessia

Ascolta il mio cuore – Bianca Pitzorno. Una storia divertente ma con una grande riflessione sociale sullo sfondo, che ha bisogno di essere vissuta almeno due, tre volte.

Norwegian Wood – Haruki Murakami. Serve rileggerlo per capire come l’amore, la distanza, l’assenza e la morte siano parte della vita.

Dario

Il conte di Montecristo – Alexandre Dumas. È un libro capace di prenderti come un thriller, fa emozionare come il più raffinato romanzo d’amore e riflettere come il più spietato atto d’accusa.

Martina

Harry Potter – J.K.Rowling. Ho letto tutta la saga circa sette volte e il motivo sta nel fatto che è troppo bello giocare a Quidditch.

Novecento – Alessandro Baricco. E’ uno dei monologhi più intensi e struggenti che io abbia mai letto, anche se so che Baricco può non piacere.

La storia infinita – Michael Ende. L’ho letto da bambina e non lo avevo capito, l’ho riletto al liceo ed ho avuto l’illuminazione.

Andrea

Il signore degli Anelli – J.R.R.Tolkien. Ti cala in un mondo fantastico e tuttavia estremamente coerente e ti mette al centro del processo di cambiamento di quel mondo.

Solaris – Stanisław Lem. Descrive qualcosa di completamente estraneo all’esperienza umana e di conseguenza c’è un aspetto introspettivo molto radicato, che riesce a non essere né banale né troppo complesso.

Trilogia dell’area X – Jeff VanderMeer. E’ scritto come sono scritte le serie TV oggi, senza cali di ritmo e facendo speculare al lettore cosa potrebbe accadere nei capitoli successivi. Oltretutto parla di fantascienza senza troppi effetti speciali, che secondo me è la migliore.

Stefano

Emilio –  Jean-Jacques Rousseau. Un libro che ha sollecitato la mia fantasia quando ero ancora un adolescente di belle speranze in procinto di educarsi da sé.

Tropico del Cancro – Henry Miller. Per testarne l’effetto mistificatore su una mente non più fresca ma corroborata da nuovi malanimi.

Viaggio al termine della notte –  Louis-Ferdinand Céline. Per darmi il colpo di grazia e concludere questa romantica escursione nella nostalgia in una pozza di lacrime e gioia

1984 – George Orwell. Dovrei rileggerlo, ma si è a tal punto conficcato nel mio cervello che non ne ho bisogno.

Iris

I miserabili – Victor Hugo. È talmente profondo e ben costruito che anche alla centesima rilettura potrebbe mostrare un lato nuovo.

Anna Karenina – Lev Tolstoj. E’ il libro che più di tutti riesce a descrivere (quasi) esaustivamente la mente di ogni donna e in cui tutte ci possiamo immedesimare.

Honeymoon – Banana Yoshimoto. Lo avevo letto a dodici anni, praticamente ancora bambina e ovviamente non sono riuscita a cogliere tutte le sfumature di una storia d’amore veramente intensa e profonda. L’ho riletto a venticinque anni e me ne sono innamorata.

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