La famiglia Lisbon: un drammatico conflitto generazionale

Tratto da una storia realmente accaduta, “Le vergini suicide” di Jeffrey Eugenides è un romanzo che si apre, immediatamente, con il suo drammatico epilogo: la mattina in cui anche l’ultima figlia dei Lisbon si uccide.

Protagonista è la famiglia Lisbon composta dai due genitori e da cinque bellissime figlie: Therese, Mary, Bonnie, Lux e Cecilia, tutte tra i 13 e i 17 anni, che nel volgere di un anno prenderanno una tragica decisione, quella di togliersi la vita.

Aprire il racconto in questo modo, non è una scelta casuale da parte dello scrittore, che svelando fin dal principio il finale vuole che il lettore si ponga nei confronti della storia in un modo ben preciso: sembra quasi che il desiderio sia quello di abbandonare le emozioni e il coinvolgimento emotivo e guardare alla vicenda in maniera fredda e distaccata per meglio comprendere le profonde ragioni che si celano dietro questi fatti, consentendo di vedere le cose in modo chiaro e pulito, come nell’esposizione di un fatto di cronaca.

La storia, infatti, ci viene raccontata a distanza di vent’anni, da una voce collettiva, quella di un gruppo di allora adolescenti, ossessionati in modo inquietante dalle cinque sorelle (oggetto proibito della loro adolescenza), che, dopo tutto questo tempo, cercano di comprendere le ragioni e il mistero celati dietro questo gesto, attraverso frammenti di ricordi, indizi, interviste di persone a loro legate, diari e vestiti, come in una sorta di dossier.

Fondamentale per capire l’intera vicenda è l’inserimento di quest’ultima all’interno di precisi contesti come quello famigliare, ma soprattutto storico / sociale. Siamo negli anni ’70, gli anni dell’hard rock, della controcultura, quelli conseguenti all’epoca hippie e delle rivendicazioni femminili; sono anni di libertà, di trasgressione e di lotte politiche; anni in cui esplode la voglia di progresso e cambiamento a tutti i costi. Un periodo caratterizzato da tinte forti , da contestazioni, da tensioni generazionali in cui si delinea anche una maggiore libertà sessuale.

Di contro, però, questa voglia di cambiamento deve fare i conti con l’America suburbana degli anni Settanta, quella dei “quartieri bene” , non ancora del tutto pronta ad abbandonare una cultura borghese e benpensante, una provincia ancora legata a vecchi sistemi, caratterizzata dall’autocompiacimento religioso, governata da divieti e da rigidi dogmi, tanto da schiacciare completamente l’individualità: questo è tanto più palese se a non poter esprimere la propria personalità è un gruppo di adolescenti, le cinque sorelle, che vivono la fase più delicata della vita: quella in cui si cerca di affermare se stessi e capire chi si è.

E’ proprio tra questi due fuochi che si delinea la vicenda della famiglia Lisbon dove già nelle prime pagine ci vengono presentati i personaggi. Da una parte le sorelle che inizialmente vengono descritte come una cosa sola. Anche i narratori affermano di non riuscire a distinguere le ragazze, tutte molto simili tra loro, non solo fisicamente ma anche nei comportamenti (sono sorridenti, docili e alienate), quasi a voler accentuare la mancata espressione delle proprie individualità che emergeranno pian piano nel corso della storia, in particolar modo quella di Lux, emblema di quella ribellione che iniziava a serpeggiare nel paese.

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Dall’altra ci sono un padre che rimane sempre in secondo piano, nell’ombra, definito come un uomo debole e con poca personalità, e una madre, invece, emblema del fermento religioso. Una donna fredda, rigida che non permette alle figlie di esprimersi, di vivere a pieno l’adolescenza, frequentare ragazzi o partecipare alle feste.
Una famiglia perfetta in apparenza, dove, però, scavando nel profondo, troviamo solo vuoto e freddezza. La madre ama le sue bambine, ma le ama nel modo sbagliato.

“A nessuna delle mie figlie è mai mancato l’amore.. C’era tutto l’amore necessario nella nostra casa… Non ho mai capito il perché…”

Anche il vicinato, la scuola o i primi giornali locali che si occupano della tragedia, testimoniano la riluttanza ad accettare la tragedia per quella che realmente è.
Nessuno o quasi si cura della reazione dei genitori alla morte di cinque figlie. E dell’argomento nessuno ha voglia di parlare, nemmeno il giornale locale.

” Il direttore era del parere che una notizia così lugubre stonasse fra la prima pagina, dedicata alla mostra floreale della Junior League, e le spose radiose ritratte nell’ultima. “

Nel complesso emerge un contesto famigliare e circostante decisamente cieco ed egoista che può spiegare cosa può portare alla deriva giovani fragili e insicuri ancora in cerca della loro direzione. In tal senso, la morte diventa l’unica possibilità di ribellione ad una madre rigida e, più in generale, ad un mondo crudele, quello degli adulti che si rifiuta di lasciar vivere i propri figli.

 

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