The wind of change. Mondadori sdogana il fumetto

A volte i grandi cambiamenti culturali si verificano quando non ce lo si aspetta, per esempio in tempi bistrattati, lutulenti e criticati come quelli attuali. Mondadori, la casa editrice che ha pubblicato colossi della letteratura come Dostoevskij e Shakespeare, sta per dare vita ad una nuova collana: Mondadori Oscar Ink, dedicata alle colonne portanti della storia del fumetto.

Le prime uscite programmate per marzo-aprile, saranno la graphic novel March, che ha vinto il National Book Award, e Escobar, di Guido Piccoli e Giuseppe Palumbo. A maggio saranno pubblicati il Poema a fumetti di Dino Buzzati (di cui vi abbiamo parlato qui), Palestina di Joe Sacco, Alan Ford (Libro uno) di Max Bunker, Black Monday di Hickman e Coker, e Monstress di Liu e Takeda. L’obiettivo è quello di dare spazio sia ad artisti italiani che internazionali, con un occhio di riguardi alla produzione americana e franco-belga.

Questa non è una semplice notizia. Una scelta editoriale in quanto tale, non è mai slegata dal pubblico, anzi, ne è indissolubilmente legata. Se Mondadori pubblica fumetti, significa che i lettori vogliono fumetti. In questa esigenza non c’è nulla di strano perché in Italia ci sono sempre stati tanti lettori di “paraletteratura”, ossia di forme espressive ritenute popolari ed inferiori alla letteratura immortale e sacra. L’avvenimento grandioso è che proprio una casa editrice importante, di successo e storica come Mondadori abbia deciso che il fumetto è un genere dotato di una sua dignità e storia e che quindi ha il diritto di non rimanere relegato nelle edicole, ma di essere pubblicato e di avere una sua collana di Oscar Mondadori nelle librerie.

Mentre gli Stati Uniti avevano già Yellow Boy, l’Italia irrideva quelle strisce per bambini ed ha sempre considerato il fumetto come un genere d’intrattenimento per bambini. Ancora oggi per molti leggere fumetti significa leggere Topolino (che è fichissimo, s’intende, ma riduttivo dell’intero orizzonte fumettistico). Negli ultimi anni, però, grazie anche al diffondersi di una cultura globale che schifa le divisioni statali e talvolta irride la tradizione, il genere del fumetto non è più visto come un sottogenere da ignoranti, ma è diventato una forma d’arte a sé, nata dalla magistrale fusione di narrazione e rappresentazione grafica. Ne è prova il fatto che recentemente due autori di fumetti come Gipi (2014) e Zerocalcare (2015) (qui la nostra intervista) sono stati candidati allo Strega in un forse impacciato tentativo di dichiarare che il fumetto non è più paraletteratura, ma letteratura “vera”.

Tuttavia non è necessario accostare un fumetto ad un romanzo per comprovarne il valore, perché stiamo parlando di due forme espressive differenti. L’iniziativa di Mondadori è importante perché dimostra che il Bel Paese, ha smesso di essere succube della sua pur eccellente tradizione ed ha accettato l’inevitabile cambiamento del gusto del lettore. Ciò non comporta un impoverimento degli orizzonti culturali perché il fumetto può raggiungere vette culturali molto alti e Laboryntus non se lo legge nessuno comunque.

Siamo e rimaniamo un paese di poeti, santi e navigatori. Non neghiamo la nostra cultura splendida, meravigliosa ed eccezionale, ma impariamo ad ammirare e ad apprezzare una forma artistica fantastica che per troppo tempo non ha ricevuto il meritato plauso.

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