L’elezione di Trump agli occhi di Jonathan Franzen. Un bilancio d’informazione sull’America di oggi

Jonathan Franzen è l’autore contemporaneo americano che più racconta le dinamiche sociali. Nei suoi libri l’attenzione si concentra spesso sul racconto della società; così l’autore non si occupa di innovare la forma del romanzo, ma si dedica all’evoluzione sociale – somigliando un poco a Dickens in questo suo intento. E allora nessun altro, se non Franzen, può raccontare la verità sull’America dopo l’elezione di Donald Trump.

Innanzitutto il problema dell’America oggi, secondo lo scrittore, è che le notizie false, poco attendibili riescono a prendere piede facilmente grazie ai Social Network. Basti pensare che esiste un gruppo – Yes California – che sta raccogliendo consensi in tutto lo Stato per indire un referendum di secessione della California dagli Stati Uniti. Se prima era il Sud, conservatore, a parlare di secessione, oggi l’opinione americana parrebbe essersi rovesciata.

È un’epoca interessante. I soldi e il potere, tranne quello federale, sono in mano ai liberali negli Stati ricchi

Racconta Franzen al Sole 24 Ore. Ma – ripensandoci bene – questa storia della secessione sa di una informazione ben lontana dalla verità, anche perché la California ha un governatore, Jerry Brown, insieme con due senatrici di partito progressista, oltre ad essere l’unico Stato americano con l’assistenza sanitaria statale garantita a tutti i suoi cittadini. Sembra quindi che la faccenda di Yes California sia una gran bufala. Eppure la notizia circola tranquillamente, senza che nessuno si scomponga.

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Per Franzen, il tema delle cosiddette fake news è diventato progressivamente la causa di una situazione emblematica, di regresso e sfiducia, che gli Stati Uniti stanno attraversando. Franzen, un uomo del Midwest che attraverso la scrittura racconta il volto della società americana in tutte le sue sfaccettature, nota come il diffondersi di notizie fasulle che alimentano l’odio e il razzismo faccia emergere una Nazione antidemocratica, cattiva e arrabbiata. A quanto pare i Social Media ci stanno facendo capire quanto sia terribile la maggior parte delle persone. Chi di persona è aperto al dialogo e alla voglia di confrontarsi civilmente talvolta si cela dietro a uno schermo, uno scudo, per poi rivelare un razzismo o un pensiero superficiale e senza compromessi. Dunque ci si chiede quando la riflessione sia più vera. Che i Social Media siano imbuti di ragionamenti poco evoluti?

Cosa c’è da dire ancora riguardo al muro di confine fra Messico e Stati Uniti? Qualcuno lo definirebbe «La faccia triste dell’America». Sì, perché il muro sarà la divisione definitiva, concreta e immaginaria, a riprova di tutto ciò che gli Americani si sono fatti raccontare attraverso la divulgazione di moltissime notizie fake: a quanto pare gli immigrati senza permesso di soggiorno commettono violenze in gran numero maggiore rispetto alla media degli americani. Sempre loro si appropriano indebitamente del lavoro e danneggiano l’economia del Paese. Queste sono palesemente dati fasulli. La verità, sostiene Franzen, è che gli Americani amano acquistare i lavori del settore manifatturiero a basso costo da paesi stranieri. Così, più semplicemente, pensano di risolvere “i problemi” costruendo un muro e chiudendosi in frontiere immaginarie – ché il concetto di frontiera ha sempre fatto rabbrividire di per sé, soprattutto se pensiamo che tutti siamo cittadini dello stesso mondo in una visione utopica dell’evoluzione sociale.

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In questo quadro, che rappresenta l’America di oggi, si colloca l’elezione di Donald Trump come conseguenza dei fattori che Franzen ha raccontato. Ma poi basti pensare al suo Purity. A quanto pare il caso della Silicon Valley è stato l’inizio dei Social Media, la prima Wiki (l’idea di fare della sapienza l’unione di tutte le nostre ignoranze) per delegittimare l’élite. La rivolta contro l’élite peraltro è oggi ovunque, in Occidente la leggiamo ogni volta che apriamo Facebook. E con “Élite” non mi riferisco alla ricchezza economica, quanto alla ricchezza di idee. L’atteggiamento della gente oggi è mirato a diffidare degli esperti, ché la voce di corridoio è sicuramente più attendibile. 

Franzen vive a New York, una città decisamente liberale. Con una tolleranza agli immigrati, in realtà, altissima – inclusi i cittadini senza permesso di soggiorno. La differenza fra l’odio verso lo straniero, che dilaga sui Social, e l’attitudine all’ospitalità è sintomo di una distanza fra informazione – o forse è meglio chiamarla disinformazione – e realtà.

Ma Trump com’è arrivato alla Casa Bianca? Quando Trump è stato votato, Franzen si trovava in Ghana. Forte dei primi sondaggi che davano in vantaggio Hillary Clinton, si è dovuto ricredere quando poche ore dopo ha visto gli exit poll ormai ribaltati. La vittoria di Trump era inconcepibile, ma la Clinton – e qui Franzen mi trova completamente d’accordo – non era una candidata ideale e non si è giocata bene la campagna elettorale. Sta di fatto che l’elezione di Trump, oltre a tirare su un grande polverone, ha poi rivelato una sinistra americana – esiste davvero? – debole, che purtroppo si è abbassata alla terribile divulgazione di informazioni false – quelle che gli scrittori e i giornalisti (bravi) combattono da sempre.

Purity

In Purity, altro capolavoro di Jonathan Franzen, un gruppo di anarchici si espongono su Twitter – lo strumento social più utilizzato in politica – alimentando un sistema di comunicazione capace di strumentalizzare l’opinione. La stessa cosa è stata fatta da Trump. Con sottile maestria. Con questo non voglio dire che Trump fosse già nel libro di Franzen, ma che era prevedibile che la comunicazione spiccia riscuotesse successo fra la gente che pensa di saperne di più degli esperti. Esattamente come il romanzo (di studio sociale) di Franzen aveva già dimostrato, occupandosi del caso della Silicon Valley, della sinistra americana e di un giornalismo investigativo vecchio stile. Certo, a Franzen, non si può proprio negare il merito di aver studiato una popolazione che inevitabilmente già ai tempi di Purity  (ovvero due anni fa) si alimentava di false notizie mangiandole a colazione con uova e pancetta.

Ma come mi insegna un altro grande giornalista che eviterò di citare – quando tutti criticano qualcuno ci sono sicuramente due ragioni: o gli interessi economici e politici, oscuri persino ai più, sono davvero alti o la colazione uova e pancetta è stata sostituita da latte versato.

È difficile essere ottimisti sul futuro. Ecco.

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