Cosa scrive Georges Simenon quando non scrive di Maigret

Le opere di Simenon sono pubblicate in Italia da Adelphi dal 1985: si tratta di un complesso immenso, vario, ricco di immaginazione, inventiva, capacità introspettive, evoluzione. Negli ultimi tempi trovo spesso in libreria titoli che non includono le inchieste del famosissimo Commissario Maigret, trasposto in tv per noi dal geniale Gino Cervi, nel quale lo stesso Simenon ritrovava la perfetta incarnazione del suo più noto personaggio.

Ma come si sa, il mondo di questo autore è popolato da una miriade infinita di figure altrettanto affascinanti che, pur vivendo giusto nell’ambito di un unico romanzo, rimangono impressi nella mente del lettore per le loro caratteristiche ben definite da un tratto profondo.

Ho comprato “Il passeggero del Polarlys” e “La casa dei Krull” assieme, copertine splendide nella loro semplicità e trame particolarmente interessanti; tuttavia, a mio parere, due Simenon completamente diversi.

Nel primo romanzo l’impianto é quello tipico del noir. Siamo a bordo di una nave merci che trasporta anche passeggeri dal porto di Amburgo ai fiordi Norvegesi; ambientazione limitata negli spazi, quindi, il mare tutto attorno, condizioni atmosfeIMG_1643riche nebbiose e fredde, cabine dietro alle quali si celano i segreti dei vari ospiti. Ad ergersi su tutti, occhi attenti e fiuto fino, il capitano Petersen, veterano della navigazione, in apparenza uomo tutto d’un pezzo ma con qualche vizio che lo rende più umano o meno “eroico” sulla scena. A Parigi, lontano da quel mondo ristretto, un delitto si è consumato e pian piano le conseguenze dello stesso sembrano raggiungere la nave. Non è un caso che il primo capitolo sia titolato ‘Il malocchio’: una serie di eventi inizialmente inspiegabili e dovuti al caso cominciano a colpire l’imbarcazione che si appresta a partire. Petersen sa che, quando un viaggio inizia così, gli auspici non possono che essere infausti e, infatti, passando dal caso ai fatti, ciò che è malocchio si trasforma in tragedia e il delitto si consuma improvviso, creando isteria, svenimenti, rabbia, sgomento, incomprensione. Da buon capitano, Petersen assumerà il ruolo di detective passivo, cercando risposte tra i suoi pochissimi passeggeri ma soprattutto attendendo che si facciano avanti loro, stanchi e provati dagli eventi, non più in grado di mantenere nascosti i proprio incubi.

“La casa dei Krull”, invece, non sembra proprio rientrare nella categoria del giallo o del noir. Qui i toni di Simenon si fanno più accesi, audaci, spinti; ai margini di un paese francese, dove canali e chiatte fanno da sfondo alla periferia, sorge la casa della famiglia Krull, tedeschi naturalizzati, che possiedono un grande emporio ed una mescita. Nel retrobottega lavora con un operaio di fiducia il vecchio Cornelius, primo migrante, sempre silenzioso, dalla barba lunga e le mani intrecciate alle sue ceste di vimini. I Krull non sono mai stati amati: sono ‘crucchi’, stranieri provenienti da una terra da sempre nemica, IMG_1644antagonista, ancor più con lo scoppiare della prima guerra mondiale e l’avvicinarsi di una seconda. Ed è proprio da oltre confine, con la scusa pronta di una persecuzione politica da parte del nuovo partito nazista, che arriva il cugino Hans, scanzonatissimo personaggio dietro al quale si nasconde un Simenon osservatore. Hans Krull vuole viversi la vita alla giornata, senza preoccupazioni, senza comprendere l’ansia di integrazione dei suoi parenti, finendo quindi con il disprezzarla, infilandosi nei rapporti familiari senza scrupoli e assistendo con ghigno divertito allo sfasciarsi del castello di buona creanza che i poveretti han tentato in tutti modi di erigere negli anni. Dal canale verrà recuperato un corpo e, in un crescendo di ansia tessuta ad arte da Simenon, ecco che come un’onda che si autoalimenta di dicerie, falsità, menzogne e convinzioni radicate, crescerà l’astio del circondario, il disprezzo verso la minoranza e la razza diversa; la sicurezza di una casa viene abbattuta dalla folla che aumenta, dal destino che si trasforma in un mostro che lancia pietre. I Krull devono per forza essere I COLPEVOLI, i capri espiatori di ogni male, di ogni morte, di ogni disgrazia, perché è così facile prendersela con chi non sa difendersi, con chi nasconde piccole vergogne; anche il buonumore fuori luogo di Hans e la sua sfacciataggine dovranno infine soccombere.

Insomma, due storie, due romanzi, entrambi perfettamente cesellati ma diversi sia sul piano narrativo, più semplice e asciutto nel primo caso, maggiormente elaborato nel secondo, sia nella descrizione e nello spessore dei personaggi, avvolti dalle volute delle sigarette nel fumoir della nave, vaganti e spersi  tra i corridoi di una casa che diventa sempre più un luogo dove nascondersi. Un Simenon che riesce ad intrattenere e a far riflettere, che porta chi legge ad affrontare i diversi gradi dello spessore di un testo letterario e che conosce perfettamente l’animo umano.

 

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