Frida Kahlo: l’anima profonda del Messico

 “Pensavano che anche io fossi una surrealista, ma non lo sono mai stata. Ho sempre dipinto la mia realtà, non i miei sogni.”

Chi più chi meno, tutti hanno sentito parlare di FRIDA KAHLO : pittrice messicana, donna audace e rivoluzionaria, visionaria e realistica come i suoi dipinti; la sua arte è folgorante, diretta, spesso cruda.

Ignorata per lungo tempo, è stata recentemente riscoperta dalla critica.Tra le numerose biografie, la più conosciuta e completa è quella di Rauda Jamis, ma un interessante ritratto è, anche , quello delineato dallo scrittore italiano PINO CACUCCI con ¡Viva la vida!

Nato come un copione teatrale per quattro personaggi – Frida, Diego Rivera , Cristina (sorella di Frida) e Trockij – il testo, purtroppo, non ha avuto un seguito. Lo scrittore, deciso a non lasciare quelle voci nel cassetto, ha deciso di condensare i personaggi in uno solo, ovviamente, Frida. Riformulato come un monologo, questo piccolo libro, in meno di ottanta pagine, restituisce in maniera semplice e coinvolgente tutti gli aspetti dell’arte e della vita di questa pittrice, cha ha saputo raccontare se stessa, la sua grande sofferenza, l’amore per il marito Diego Rivera e, più di tutto, il profondo legame con la sua terra, il Messico.

17 Settembre 1925 – Frida fa il suo primo incontro con la “Pelona”, ovvero, la Morte. L’autobus su cui sale, si scontra con un tram; un corrimano le entra nel fianco e le esce dalla vagina: spina dorsale spezzata in tre, due costole, la spalla e la gamba sinistra frantumate. Queste gravi ferite le provocheranno dolori per tutta la vita, al fisico e all’anima, impedendole di realizzare il suo più grande desiderio, quello di diventare madre.

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Costretta a rimanere immobile nel letto della sua casa e potendo muovere solo le mani inizia a dipingere. Può vedere soltanto se stessa, il suo volto riflesso in uno specchio: questo spiega la grande prevalenza di autoritratti.

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Colonna rotta
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Le due Frida

L’inserimento di nuovi elementi stilistici come il riferimento alla tradizione e al folklore, arrivano grazie all’incontro con il marito Diego Rivera, il più grande pittore muralista dell’epoca ma , soprattutto ,  con la partecipazione attiva alle vicende rivoluzionarie del suo paese. Infatti, la Rivoluzione, rappresentò una ventata di rinnovamento culturale, rivelando a se stessa una multiforme e contraddittoria nazione, ridonando valore alle radici indigene accanto a quelle della modernità, recuperando tutto ciò che era stato, per lungo tempo, dimenticato.

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L’amoroso abbraccio dell’universo, la terra (Messico), io, Diego e il signor Xólot. Opera di Frida Kahlo del 1949

Ed è, proprio su quest’ultimo aspetto, che si concentra questa piccola opera.
Attraverso la voce di Frida, che si rivolge al lettore in prima persona, si comprende la profonda connessione tra la sua arte e il concetto di “Mexicanidad” : l’armonioso e caotico, al tempo stesso, miscuglio di sentimenti che racchiude le mille differenze delle popolazioni messicane. Non è un caso che , tutta l’opera di Frida Khalo ruoti attorno al concetto della DUALITA’.

In questo senso i ritratti diventano  la sua autobiografia , in cui, con maestria, ha saputo inglobare l’identità della propria terra : luogo, dove l’eccesso convive con l’armonia e i contrasti sono cosi forti da sconvolgere.

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