Se amo, amo per sempre. “La separazione del maschio” di Francesco Piccolo

È stato talmente bello leggere “La Separazione Del Maschio” che, arrivata all’ultima pagina, mi sono chiesta se leggerla e finire il libro, oppure se tenermela per il giorno dopo, così da poter riprendere la storia in mano.
Alla fine ho deciso di leggerla subito, e ora mi trovo a combattere con la depressione totale che spesso un lettore prova quando chiude un libro bellissimo. Per fortuna si può rileggere e allora – lo so già – “La Separazione Del Maschio” meriterà presto una seconda lettura.
A metà fra un romanzo e una sceneggiatura cinematografica, “La Separazione Del Maschio” rivela i pensieri e i tradimenti di un marito, già padre, che, improvvisamente, rientrando a casa, non trova più la moglie Teresa.
Teresa se n’è andata senza lasciare un biglietto, una spiegazione. Neanche una telefonata, una conferma. Senza farsi prendere dal panico, la voce narrante del protagonista inizia a confessare quelli che lui chiama “delitti”: Francesca, Silvia, Alessandra, Valeria sono solo alcuni fra i nomi di donne con cui ha coltivato relazioni segrete per anni.

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Pur avendo una trama apparentemente molto semplice, il romanzo si snoda attraverso i pensieri nascosti di un uomo. Piccole filosofie di vita così semplici che sono la quotidianità di tutti noi lettori. Sono rivelazioni, quelle di Francesco Piccolo, sui piaceri, sui doveri coniugali di tutti i giorni, sul rapporto padre-figlia e moglie-marito.

Sono molto interessanti le sensazioni di un uomo che senza timore racconta quello che gli è passato per la testa durante gli anni del matrimonio, come se la confessione fosse una personale presa di coscienza di ogni tradimento.
L’autore rompe gli schemi e scava nel dettaglio della fisicità sessuale uomo-donna. Gli odori, i corpi e le sensazioni di affinità sono uno sguardo nella testa di un uomo che, senza senso di colpa e a modo suo, ama. E tutte le scene sono montate come lo storyboard di un film. Nulla è lasciato al caso, i passaggi sono studiati minuziosamente.

L’unica questione sospesa è: dopo anni di matrimonio e stabile quotidianità, conta di più il tubetto di dentifricio dimenticato aperto – pronto a sporcare il lavandino appena pulito -, oppure contano i sorrisi di una vita trascorsa insieme? È più fastidiosa l’ennesima carta non buttata nella pattumiera, lo yogurt lasciato aperto in frigorifero o le passeggiate serene?
Voglio dire, è la quotidianità a rovinare i rapporti, e per questo si cerca una fuga, oppure si ama per sempre e si possono amare più persone contemporaneamente senza alcuna remora? Mi sa tanto che Piccolo risponderebbe che l’amore è per sempre, ma senza esagerare.

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