La sopravvivenza delle religioni dimenticate

Gerard Russell è un ex diplomatico britannico e delle Nazioni Unite; ha ricoperto varie cariche in tutto il Medio Oriente e ha avuto modo di entrare in contatto con le più disparate etnie e popolazioni. A causa del lavoro, tuttavia, la curiosità che poteva provare nei confronti di queste realtà è rimasta tale per un certo periodo di tempo, senza svilupparsi in approfondimenti che potessero divenire fruibili anche ad un pubblico più ampio; tuttavia i ricordi di quanto aveva visto, le nozioni accumulate con l’esperienza e il caleidoscopio di immagini, lingue e suoni percepite nel tempo non potevano che venir trasposti in un libro.

Da qui nasce “Regni dimenticati”, edito in Italia da Adelphi, un viaggio sia fisico che documentaristico, supportato da una ricerca accuratissima, nei meandri della Storia e del passato per dare un senso al presente.

La  fetta di luna che corrisponde ai territori coperti dalle analisi di Russell parte dalla Turchia e giunge sino in Egitto, attraverso Iran, Iraq, Israele, Palestina e Libano con un volo fino al confine tra Afghanistan e Pakistan. Le terre conquistate da Alessandro, le terre degli Assiri e di Babilonia, le terre contese tra Musulmani e Cristiani durante le Crociate, le terre di Persia, di Serse, Dario, Tamerlano, le terre raggiunte dall’impero di Roma, le terre di Mosè, Gesù e Maometto…Le terre sulle quali oggi si gioca la partita sanguinosissima tra il fondamentalismo islamico esasperato dell’Isis e gli interventi di un Occidente sempre meno interessato alle vite umane e sempre più pronto a giocare la partita degli interessi economici e di potere.

Mandeani, Yazidi, Zoroastriani, Drusi, Samaritani, Copti e Kalasha. Sono questi i nomi dei vari gruppi religiosi incontrati da Russell; di alcuni forse abbiamo sentito parlare, di altri molto probabilmente no ma di certo molti di noi non hanno la più pallida idea di come e dove siano nate tali fedi. È di questo che si tratta infatti: credenze, fedi, usanze. Molti appartenenti a queste popolazioni,  alcune ridotte a poche centinaia di unità nel mondo, non sanno spiegare a parole quale sia il fulcro della loro religione, se così può chiamarsi. Semplicemente, seguono gli stessi dettami da secoli, vivendo in comunità ristrette, occupando territori ben delimitati, spesso difficili da raggiungere.

I Samaritani percorrono un sentiero parallelo a quello ebraico da secoli, in aperto conflitto sulla genesi del loro credo, basandosi su tradizioni scritte e orali che ridisegnano le gesta e le storie dell’Antico Testamento in modo a noi estraneo.

I copti d’Egitto hanno subito frequentissimi linciaggi e persecuzioni, eppure sono ancora presenti sul territorio e la loro Chiesa è passata anche oltreoceano, raggiungendo l’America.

E ancora i Kalasha, arroccati nelle valli ai piedi dell’Hindu Kush, protetti dall’asperità del paesaggio nel quale vivono da secoli, coltivano felicemente un’esistenza semplice dedicata alla purezza, dove le donne danzano con vestiti meravigliosamente colorati.

La ricostruzione storica, sociale e politica di Russell butta uno sguardo al lungo periodo: come potranno sopravvivere queste genti ai cambiamenti del tempo, alle guerre, alle intemperie del fondamentalismo? C’è modo di salvaguardarne l’esistenza? Come distinguere tra chi perseguita e chi invece protegge queste realtà?

Russell ha quattro suggerimenti per coloro che, in Occidente, vogliono preservare la diversità religiosa del Medio Oriente: per prima cosa bisogna conoscere la storia e approfondire le proprie conoscenze, in secondo luogo l’aiuto che si può dare non deve fondarsi su pregiudizi ma essere neutrale, rivolto anche alle più piccole realtà e deve assolutamente sganciarsi da interventi militari spesso destabilizzanti. È necessario, poi, che tutti si sensibilizzino sull’argomento dell’odio religioso, senza prendere posizione soltanto quando un estremismo diventa violenza ma agendo prima; da ultimo non è possibile chiudere un occhio di fronte a coloro che emigrano, ai richiedenti asilo che cercano rifugio in Europa e negli Stati Uniti. Va sempre ricordato che la fuga di alcuni impoverisce la comunità che rimane stabile nel territorio di provenienza; l’intervento entro in nostri confini con l’accoglienza dovrebbe quantomeno bilanciarsi con un giusto e pacifico rafforzamento della protezione di coloro che decidono di rimanere “a casa”.

Non a tutti la saggistica piace e spesso si preferisce addentrarsi nelle trame di un romanzo; ma anche le trame della realtà quotidiana sono altrettanto avvincenti e, soprattutto, ci portano a riflettere, creano dibattito e ci rendono ‘consapevoli’.

 

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