Questo posto ha un’anima letteraria. Intervista a Yuri Gelmini e Irene Bottura del Surfer’s Den

C’è un posto a Milano dove il tempo si ferma. È un salotto, non di una casa, ma di un bar. L’arredamento curato nel dettaglio: qualche tavolino, poltrone comodissime, divanetti in stile bohemienne, quadri, lavagne e tavole da surf alle pareti. Si chiama Surfer’s Den ed è uno dei bar più belli di Milano. Non solo bello – credetemi – ma anche buono. Ha una drink list a cui nemmeno un astemio più resistere. Inoltre “questo luogo ha un’anima”, un’anima letteraria.

Penserete forse che io stia esagerando, fatti vostri: io non ho ancora trovato un posto migliore per andare a rilassarmi dopo una dura giornata di lavoro. E l’accoglienza che riserva il bancone, fra spezie, miele e caramelle, è la stessa che si trova nelle due persone che gestiscono il locale: Irene e Yuri.

Li ho intervistati, per scoprire cosa c’è dietro all’idea di un bar che sin dalla sua lista mostra interesse e sapienza in ambito letterario. Questa intervista è un racconto, io la leggo come se fosse uno dei miei libri preferiti.

Qual è la storia del Surfer’s Den?

C’è un prima e un dopo: c’è stato un Surfer’s Den che per dieci anni ha avuto sede in via Mantova e c’è il Surfer’s Den di oggi. La storia di via Mantova si è conclusa sette anni fa. Portare il genius loci di là fin qui, nella sede attuale, era impossibile: i luoghi hanno un’anima. Un tappeto di erba finta su un terreno arido, pile di tavoli e sedie di plastica cotte dal sole, stanzini fatiscenti illuminati da luci al neon e incuria di anni avrebbero fatto scappare molti. Ma proprio quella terra, così assetata di acqua, luce, erba, fiori e api, è stata la scintilla che ha acceso questo Surfer’s Den. Per guadagnarsi un po’ di fiducia di un genius loci così schivo, dopo anni di abbandono, bisognava mettere le mani nella terra. Così abbiamo cominciato a indossare scarpe chiodate e fare lunghe camminate in un terreno bisognoso di ossigeno. Notare la riuscita del lavoro nelle ritrovate montagnette di terra smosse dai lombrichi fino ad arrivare poi a seminare il prato e piantare le rose. Benvenuti nel nuovo Surfer’s Den.

Come la letteratura ha influenzato la lista del Surfer’s Den?

In questo menù ha giocato un ruolo fondamentale il piccolo e unico libro di Jorn De Precy “E Il Giardino Creò L’Uomo”Per noi il passaggio alla stagione invernale porta sempre con sé un po’ di malinconia, perché il giardino va a riposo. Ma abbiamo trovato empatia nelle pagine di De Precy.

Il giardiniere ama l’inverno. Prova affetto per i lunghi mesi in cui non vi è altro da fare che portare pazienza, osservare, contemplare l’intrico dei rami spogli, il sole basso all’orizzonte che si riflette sulla superficie dello stagno. Ma l’inverno è melanconico, e forse il giardiniere si sta interrogando. Mio bel giardino, ci sarai ancora, la prossima primavera? Davvero ritornerai?

I fiori e i profumi sono certo più rari e nascosti, ma bellissimi e inebrianti. Pensiamo agli ellebori bianchi e rosa, ai profumatissimi calicanti. La lista dei nostri cocktail si è adattata alla stagione, ha rallentato il ritmo scegliendo ricette che richiedono più tempo sia per la preparazione che per la degustazione.  D‘altronde dovremo pur occupare il tempo in attesa della primavera, no?

Il Surfer’s Den, con la sua drink list, racconta una storia?

Questa drink list racconta la storia di un viaggio o meglio di diversi viaggi nella Loira, cornice incantevole di un festival bellissimo: il Festival Internazionale Dei Giardini Creativi di Choumont Sur Loire. Siamo venuti a conoscenza di questa fiera, giunta oramai alla sua venticinquesima edizione, sfogliando un libro nella sezione giardini alla libreria di Cargo. E da lì abbiamo programmato il nostro primo viaggio: da Milano a Parigi, poi un treno regionale da Parigi a Onzain, infine una lunga camminata durante la quale si attraversa la Loira. Il paesaggio è quello della meravigliosa campagna francese. La salita che porta fino al castello di Choumont è ripida, ma offre la giusta dose di fatica e pathos che finalmente dà accesso ai giardini del castello. Poi ci si imbatte nel “paesaggio delle brume”, un percorso fitto di grandi cespugli dove attraversando scale in salita e in discesa ci si perde nelle nebbie create da getti di vapore fresco. Ecco, il nostro menù racconta di queste visite, di questi giardini, è lo spunto per narrare e raccontare storie.

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Qual è il segreto per trasformare un cocktail in un momento di piacere?

Partiamo da un punto: quando usciamo non lo facciamo solo per bere un drink o mangiare qualcosa, altrimenti potremmo stare a casa. Un drink si trasforma in un momento di piacere quando diventa un veicolo per un viaggio nella realtà o nell’immaginazione e, anche solo per un attimo, vi porta in posti che a volte non conoscete nemmeno. Quindi non esitate a parlare con il barman, saprà darvi le indicazioni giuste per godere appieno del vostro viaggio.

C’è qualcosa di simile tra la lettura e l’arte di fare i cocktail?

La curiosità. Spesso leggendo o sentendo qualcuno parlare di un autore, ci chiediamo come siano tutti i suoi libri. Così è per me fare un drink: a volte si assaggia un ingrediente, poi lo si riprova in altre forme o altri accostamenti, o semplicemente qualcuno ci dice quanto sia buono. Cosa ci fa leggere altri libri o assaggiare altri ingredienti? La curiosità.

Se doveste pensare a un libro per descrivere il Surfer’s Den, quale scegliereste?

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Uno dei libri che portiamo nel cuore, qui al Surfer’s Den, è di Italo Calvino: “Le Lezioni Americane”. Abbiamo incorniciato questa frase 

La fantasia é un posto dove ci piove dentro

È bello non avere un tetto troppo solido: si è sempre motivati a cercare e ascoltare idee nuove. La fantasia non ama i luoghi chiusi.

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