Dedicato a coloro che sono caduti lungo la strada verso la gloria

Non a caso ho scelto di usare una frase della prefazione del libro di Paul Collins, ‘La follia di Banvard’, per introdurre questo articolo. L’autore ha infatti scelto di rappresentare 13 vite di personaggi bislacchi e genialoidi che, pur assurgendo per un breve periodo della loro esistenza ad apparente immortalità, sono poi di fatto caduti nel dimenticatoio della storia.

Perché occuparsene dunque? Sarebbe stato più facile e allettante descrivere per l’ennesima volta gesta e scoperte di scienziati o pensatori famosi, poeti di cui ancora oggi decantiamo i versi, uomini che hanno cambiato il mondo e il nostro approccio ad esso. Ebbene, Collins invece ha una passione per geni effimeri, nomi sfumati nel vento dei tempi ma capaci di irradiare magnetismo, di accaparrarsi un’attenzione speciale. Ecco le loro gesta.

John Banvard fu uno dei più famosi e noti pittori degli anni ’50 del 1800, creatore di marchingegni in grado di svolgere su se stesse tele dipinte lunghe miglia, rappresentatore di paesaggi lontani, milionario dei diorami.

William Henry Ireland si inventò opere di Shakespeare mai esistite redigendole di suo pugno e vedendole pure finire in scena; grandioso falsificatore, creò tanto scompiglio sull’esistenza di documentazione originale redatta dal bardo inglese da far ridimensionare, seppur per poco tempo, l’immagine dello stesso.

John Cleves Symmes, dalla limitata educazione scolastica, si appassiono a tal punto alle scienze e alla geologia da fondare una teoria avveniristica per la quale la Terra si sarebbe di fatto sorrette su sfere concentriche  munite di due buchi ai poli, buchi nei quali si poteva entrare per scoprirne gli anfratti e la vita.

René Blondlot, grande fisico francese, sulla scia della scoperta dei raggi X, sostenne per tutta la vita di averne scoperto un’atra tipologia, detta N, capaci di luminescenze prodigiose in grado di far progredire la ricerca anche sul corpo umano.

Francois Sudre inventò la lingua universale su base musicale ‘Solresol’, basata sulla scala diatonica delle sette note che tutti noi conosciamo: l’intento era quello di permettere al mondo di comunicare in un unico modo con il fine di unificare i popoli.

Ephraim Bull piantò nei suoi terreni della città di Concord una piantina d’uva che ancora oggi è rinomata in tutti gi Stati Uniti per la gelatina gustosissima che produce; una piantina d’uva autoctona e non importata dall’Europa.

Psalmanazar, uomo di origini ignote, si spacciò per un asiatico proveniente dall’Isola si Formosa nonostante fosse biondo e dalla carnagione chiara; assunse un’identità assolutamente fasulla e un linguaggio inventato che voleva essere giapponese solo per farsi largo nella società inglese degli inizi del ‘700.

Alfred Beach costruì la prima metropolitana pneumatica nel ventre di Manhattan nell’inverno del 1870: un breve tratto e un unico vagone, opere di ingegneria che sembravano portare il futuro ad un guizzo dalla presa.

Martin Tupper con il suo testo ‘Filosofia proverbiale’ scardinò completamente le regole di poesia e prosa, scrivendo in modo sublime di natura, morale, educazione e sentimenti, entrando così nelle case dell’Inghilterra vittoriana e divenendo presto amatissimo.

Robert Coates, altrimenti detto l’Amante della Moda, si improvvisò attore e artista pur senza averne davvero il taglio, gettando al vento un’eredità proveniente dalla piantagione di suo padre in vestiti quanto meno opinabili e miriadi di diamanti; la sua presenza nel mondo dello spettacolo fu comunque richiesta per un certo periodo, tra elogi e schiamazzi.

A.J. Pleasonton, generale della Guerra di Secessione, si ritirò per dedicarsi alla lettura e alla fisica e scoprì le incredibili doti curative del passaggio dei raggi di luce attraverso pannelli di vetro blu; tale idea si diffuse a macchia d’olio in tutto l’occidente, giungendo persino ad essere inserita materialmente in manicomi, ospedali e case. (Stavo per comprarmi una finestrina blu per la mia schiena, l’altro giorno….).

Delia Bacon, cresciuta nel New England e donna di grande intelletto per i suoi tempi, cercò di convincere il mondo che a scrivere le opere di Shakespeare non fosse stato l’attore stesso, ma una compagine di menti più eccelse tra cui Francis Bacon; carteggiò con Hawthorne e Waldo Emerson, scrisse un tomo spropositato a sostegno della sua teoria e poi perse il senno.

Thomas Dick, teologo naturale, convinto della presenza di Dio in tutte le cose dell’Universo, sostenne che su ogni pianeta presente in esso ci dovesse per forza essere vita senziente; alcuni cialtroni approfittarono di tale visione e giunsero ad affermare di avere visto, tramite un magistrale telescopio, le popolazioni viventi sulla luna, producendo libelli e letteratura che avrebbero smosso le coscienze anche dei più scettici.

Vi lascio liberi di approfondire le loro storie soprattutto per capire dove siano andate a nascondersi; godetevi anche il prezioso excursus contestuale che ha avvolto questi personaggi tra ‘700 e ‘800. L’arricchimento culturale, talvolta, arriva da dove meno te l’aspetti!

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