Kurt Cobain, l’alieno che per primo ha parlato di una gioventù fragile e a disagio

Quando avevo 14 anni ero innamorata persa di Kurt Kobain. Gli ormoni adolescenziali mi impedivano di soffermarmi sul fatto che il leader dei Nirvana fosse un tossico forse maleodorante con evidenti crisi depressive ed un sacco di maglioni color vomito spelacchiati. La voce roca ed i capelli unti hanno una forza che voi umani non potete nemmeno immaginare e la maggior parte dei lettori concorderà con me. A mulatto, an Albino/A mosquito, my libido, yeah

Se non si fosse sparato in bocca, il 20 febbraio 2017 Kurt avrebbe compiuto 50 anni. Quel gesto estremo fu sì sintomo di una profonda sofferenza, ma anche trampolino di lancio per un’immortalità pura e profonda. Se Kurt si fosse disintossicato e fosse ancora vivo, ci offrirebbe uno spettacolo forse peggiore e più triste di quel ciccione di Axl Rose e i suoi capelli ormai crespi e stoppacciosi. Throw me in the fire and I won’t throw a fit.

Sbollite le cotte adolescenziali, pare lampante che Kurt Cobain sia un personaggio di una certa importanza. Vero è che il fumetto italiano ha spesso tributato omaggio al ragazzino di Aberdeen, basti pensare a Zarocalcare, Tuono Pettinato, Davide Toffolo, Danilo Deninotti e Toni Bruno. Se i Nirvana avessero fatto solo musica, non si giustificherebbe la presenza di Kurt Cobain in più opere fumettistiche che non si risolvono in semplici biografie di un cantante. Teenage angst has paid off well/now I’m bored and old.

Lontano dai modelli perfetti degli anni ’80, Kurt Cobain è stato un alieno che, per la prima volta ha parlato di una gioventù fragile e a disagio, in un modo che invece aveva creato il mito del ragazzo fiero di sé, sicuro del proprio futuro e pronto ad occupare il proprio posto nel mondo. I’m not like them/but I can pretend.

Ancora oggi i Nirvana hanno un nutrito e meritato seguito proprio per l’aver fuso nella loro musica le contraddizioni prima non percepite della giovinezza, il momento più delicato, doloroso e profondo della vita. Questo personaggio, lontano da irreali modelli vincenti e sorridenti, oscilla tra il disagio per un’esistenza apparentemente e forse realmente insensata ed il conseguente desiderio anarchico di ballare sull’orlo dell’abisso e di distruggere quel mondo così insudiciato da falsità e ipocrisia. Per questo motivo ha senso che, a tanti anni di distanza, ci siano ancora opere di vario genere che narrano la storia di un ragazzo di Seattle. My heart is broke/but I have some glue

Le allusioni di Zerocalcare a Kurt Cobain fanno sorridere perché strizzano l’occhio ad un’esperienza comune a molti, Nevermind è un’opera delicata e sincera che parla di un ragazzino sensibile e fragile, quando ero un alieno uno scritto profondo ed autentico. Ed ogni opera con questo soggetto nasce dall’affetto e non dall’idolatria per un ragazzo che, forse senza rendersene conto, ha squarciato un velo di Maya. Rape me, my friend/Rape me again.

Dietro, laida ed infida, la realtà bieca e orrenda di un mondo senza senso e senza scopo, infestato da automi, vuoti gli occhi, freddo il cuore. Brucia la ferita marcia inferta da un’esistenza che ti mastica le ossa e squarcia la pelle, per poi lasciarti, zuppo di bile, accartocciato a terra. Kurt Cobain è un ragazzo che ispira tenerezza perché, brancolando tra follia e paura, si è lasciato sbranare vivo da un senso di inadeguatezza che tutti, anche da adulti, ci trasciniamo dietro. What is wrong with me/What is what I need/What do I think I think

E sia ben chiaro: Kurt Cobain non è il Messia che rivela a tutti una verità, ma è solo un tizio che cantava di un malessere che alberga in tutti. Ed ha senso leggere ancora di lui in libri e fumetti solo per trovarsi un sorriso amaro sulle labbra e pensare a quel grido viscerale che riassume forse troppo della vita: It’s pretty scary it’s so revolting.

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