Chi era Youri Egorov e perché dovremmo conoscerlo tutti

Ma nella stanza del poeta in disgrazia

vegliano a turno la paura e la Musa.

Ed una notte avanza che non conosce aurora.’

Con questa citazione della poetessa russa Anna Achmatova, Jan Brokken ci introduce l’esistenza di uno dei suoi più grandi amici, un uomo pieno di vita e di contraddizioni, estremo, orgoglioso e insicuro al tempo stesso, un ragazzo di un’umanità sorprendente: il geniale pianista Youri Egorov.

Della musicofilia di Brokken già sapevo qualcosa, avendo letto il suo “Anime baltiche” (recensione qui), e conoscevo anche la sua passione per l’est Europa e per una Russia che è riuscito a riportare in luce svariate volte, facendoci conoscere un Dostoevskij poco noto ne “Il giardino dei Cosacchi” (recensione qui) e approfondendo la durezza e la burocratica dittatura comunista raccontandoci delle fughe di grandi artisti perseguitati o anti-regime come appunto lo stesso Egorov.

“Nella casa del pianista” è, a detta dell’autore, un romanzo basato su fatti realmente accaduti, una scelta stilistica e narrativa che gli ha permesso di “fondere cinque storie in una: la storia di un’amicizia, la storia di una fuga, la storia di un pianista, la storia di una vita e la storia di un’epoca.”

Egorov fugge dalla città russa di Kazan all’età di 17 anni, giungendo prima in Italia e poi in Olanda, ad Amsterdam, che diventerà la sua città d’adozione. La scelta drastica di abbandonare la famiglia e una madre che lo adora e che lo ha iniziato allo studio del piano in giovanissima età è purtroppo una scelta obbligata. Youri è omosessuale e in Russia questo è reato.

I Paesi Bassi prima, l’Europa poi e gli Stati Uniti, cominceranno a conoscerne le doti ed il talento strepitoso, i virtuosismi, la tecnica perfetta che sa però conciliarsi con il sentimento, il rispetto del compositore e del suo intento trasposto in partitura, la capacità di diventare quel compositore, riportandolo in vita nei teatri e nella sale concertistiche più rinomate.

Ma Egorov non è solo la propria musica, è anche un ragazzo che vuole vivere come non è mai riuscito a fare nel suo Paese d’origine. Brokken sarà testimone delle sue stravaganze, delle esagerazioni, della promiscuità sessuale che coinvolge gran parte della popolazione gay degli anni ’80, una popolazione che vuole vivere alla luce del giorno, vuole divertirsi durante la notte e odia il pregiudizio. Alcol, droga, caffè, tè servito alla russa, riposi lunghi mezza giornata per riprendersi in vista di uno spettacolo serale: e mai una volta Youri Egorov mostra al pubblico la propria doppia vita mentre con le dita sfiora il piano a schiena dritta con un suono che travolge e rende estatici.

Amsterdam e le case dove vivrà saranno sempre piene di nuovi compagni, amici, amanti, personaggi stravaganti, figure tipiche di un post-Sessantotto trasgressivo e culturalmente stimolante. Molte di queste presenze diverranno la sua seconda famiglia, l’entourage e la cerchia che lo seguirà tutta la vita, in un circuito di affetti vorticosi. Youri avrà sempre una profonda nostalgia della Russia tanto da tenersi costantemente in contatto sia con chi vi è rimasto, soprattutto la madre,  sia con chi vi si è allontanato, artisti come Brodskij e Nurejev.

L’amicizia che trapela dalle pagine di questo libro e che fa percepire chiaramente il coinvolgimento emotivo di Brokken è davvero speciale, piena, resa arguta da brevi dialoghi iconici, avvolta nello stretto abbraccio delle note di Bach, Ravel, Brahms, Scubert, Bartòk, Debussy…E per spezzare il filone classico, perché no, anche i Pink Floyd ricevono la loro giusta attenzione.

Poi a soli 32 anni, in un momento di strana fatica fisica e stanchezza pesante, arriva la notizia infausta. Youri Egorov ha contratto il virus HIV, entrando a far parte di quella schiera immane di vite perdute per una malattia inizialmente incompresa e sottovalutata, per un’epidemia che falcidierà un’intera generazione e che soprattutto negli Stati Uniti di Ronald Reagan sarà per troppo tempo guardata come giusta punizione per coloro che vivono ai margini della società e che sono da considerarsi “diversi”.

Voglio lasciarvi senza ulteriori approfondimenti perché questo libro merita di essere letto per la sua profondità e la sua bellezza. Tuttavia credo che dobbiate soffermarvi giusto il tempo per un ascolto.

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